CASTEL BOLOGNESE

Scampato ad alluvioni, epidemie e torture muore sotto il treno

Lavorava alla Croce Rossa: «Prezioso il suo contributo come intermediario con i nuovi arrivati che lo consideravano molto»

19/12/2017 - 10:38

Scampato ad alluvioni, epidemie e torture muore sotto il treno

CASTEL BOLOGNESE. Un tragico destino quello di Islam Saifull, il 20enne originario del Bangladesh, morto domenica sera travolto da un treno ad alta velocità in transito alla stazione di Castel Bolognese, diretto verso Bologna. Ne aveva superate tante, di vicissitudini, quel ragazzo cresciuto in fretta tra gli stenti, paradossalmente situazioni molto più pericolose di un treno e di una stazione. Una probabile disattenzione, in presenza di divieti, gli è stata fatale. Emigrato giovanissimo dal suo paese devastato dalle alluvioni, da carestie, epidemie di colera e malaria, a cui era sopravvissuto, aveva raggiunto la Libia, dove aveva subito torture e sofferenze di ogni tipo.

In Italia da due anni

Voleva raggiungere l’Europa per una vita migliore, e c’era riuscito nel 2015, sbarcato insieme ad altri profughi in Sicilia. Per motivi umanitari gli era stata riconosciuta la richiesta d’asilo, ospitato presso la Croce rossa di Lugo, presieduta dall’ex comandante della polizia municipale di Lugo, Roberto Faccani, a cui ieri è toccato il triste compito del riconoscimento della salma martoriata all’obitorio di Faenza.

Intermediario

Proprio la sede della Croce rossa era diventata la sua casa: «Dopo il percorso di inserimento aveva ottenuto il permesso – racconta Faccani stesso – ed era rimasto qui, diventando operativo. Era un ragazzo splendido, molto affabile e intelligente: aveva imparato subito l’italiano e stava per prendere la patente. Prezioso il suo contributo come intermediario con i nuovi arrivati che lo consideravano molto. Vedeva in me un padre, avevamo un bel rapporto. In Italia era da solo».

L’incidente

Domenica sera aveva salutato Faccani poco prima di prendere il treno a Lugo, per andare a Solarolo in visita a conoscenti: «Mi ha aiutato a fissare le luminarie per il Natale, poi è andato via, dicendomi cosa avrebbe fatto». E’ in questo momento che Islam Saifull incrocia il suo destino, fatto di intrecci e circostanze che si riveleranno letali: a Lugo prende il treno regionale 3014, delle 19.58, diretto a Bologna, ma solo una volta salito si accorge che a Solarolo non ha fermata. Allora scende a Castel Bolognese, al binario 3. A questo punto pare che abbia attraversato una prima volta i binari 1 e 2 per portarsi sul primo marciapiede, probabilmente a cercare informazioni per un treno che lo riportasse indietro a Solarolo. Gli è andata bene, ma non quando avrebbe riattraversato per tornare al terzo binario.

Investito

Forse la fretta, forse ha calcolato male la distanza, o ha confuso il treno con altre luci, oppure si è distratto, di certo non ha utilizzato il sottopasso come avrebbe potuto e dovuto. Un Freccia Bianca è transitato e lo ha investito, lasciandolo sul posto e andandosi a fermare ad oltre un chilometro di distanza, in direzione di Bologna. E’ scattata l’emergenza, sono arrivati i soccorsi, ma nulla da fare se non il triste rito del recupero del cadavere, dei rilievi a cura della Polfer di Bologna coadiuvata dalla Polizia scientifica, della rimozione del corpo, rimasto tra le rotaie coperto da un lenzuolo fino oltre le 22,30.

I treni sono stati rallentati sui binari deviati della stazione. «Del suo corpo e di eventuali esequie ci stiamo occupando noi della Croce rossa, ma non sappiamo ancora come procederemo», ha riferito Faccani .

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