IMOLA

28/10/2018 - 08:56

di LUCA BALDUZZI

Terapia mirata per bimbi speciali alla piscina Gualandi di Imola

L’istruttrice Cinzia di Giuseppe: "Per ogni bambino viene fatto un piano di intervento personalizzato"

Terapia mirata per bimbi speciali alla piscina Gualandi di Imola

IMOLA. Alla piscina “Enrico Gualandi” di via Ortignola nuotano anche una quindicina di bambini speciali. Sono il gruppo di Cinzia Di Giuseppe, operatrice imolese di Terapia multisistemica in acqua-Metodo Caputo Ippolito.

La terapia

La Tma «è una terapia che utilizza l’acqua come attivatore emozionale, sensoriale e motorio», spiega Cinzia, 26 anni. «Il nuoto è il veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attivare processi di socializzazione e integrazione con le altre persone».

Per ciascun bimbo «c’è un piano di intervento individualizzato, una sorta di vestito fatto su misura, che é costituito da obiettivi a breve, medio e lungo termine che vengono stabiliti dal supervisore - uno psicoterapeuta specializzato - dal primo incontro in acqua», aggiunge. «E’ considerata una terapia multisistemica perché valuta e interviene sui diversi aspetti del bambino: relazionale, emotivo, cognitivo, comportamentale, comunicativo, senso-motorio».

«Ho iniziato a lavorare come istruttrice di nuoto già a 17 anni», racconta Cinzia. «Il mio primo contatto in acqua con un bambino speciale è avvenuto quando avevo 18 anni, come semplice tecnico educatore di nuoto, nella piscina comunale di Imola».

Da quel momento «ho iniziato a formarmi facendo diversi corsi sulla disabilità», continua, «ma la svolta è stata nel 2014, quando ho scoperto la Tma-Metodo Caputo Ippolito: quello che dicevano al corso era così vero e rivoluzionario che non ho potuto più passare un giorno senza utilizzare questo metodo».

Per diventare operatrice «ho iniziato da lì il percorso di formazione a Milano, per poi continuarla negli anni successivi andando a formarmi e lavorare in Toscana, dove c’è un grosso gruppo di terapisti tma e facendo i progetti estivi in varie zone d’Italia», prosegue. «A breve comincerò il percorso per diventare psicologa, per offrire alle mie famiglie e al territorio un servizio sempre migliore».

Un’esperienza «profondamente arricchente per me e per il posto in cui lavoro», è convinta Cinzia. «A volte la non conoscenza di certe realtà porta ad avere paura di chi è diverso, ma potendo mostrare e insegnare agli altri come ci si può approcciare con questi bambini, tutti dopo pochissimo ci accolgono con infinito affetto».

La piscina «è un luogo infinitamente positivo, poiché permette ai bambini e alle loro famiglie momenti di sport», conclude. «Possono vivere il momento della piscina come gli altri genitori che guardano il loro bambino dal vetro fare nuoto, giochi e tanti progressi. E tutto questo è fantastico».

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