RIMINI

09/02/2019 - 07:22

di ENRICO CHIAVEGATTI

Truffa, falso, calunnia: chiesto il processo per un’avvocata a Rimini

La legale è accusata di avere redatto un falso certificato medico per far ottenere un risarcimento danni

Truffa, falso, calunnia: chiesto il processo per un’avvocata a Rimini

RIMINI. Truffa ai danni di una assicurazione. Falso materiale commesso da privato. E calunnia. Sono i reati contestati dal pubblico ministero Luca Bertuzzi, che ha chiesto il rinvio a giudizio di una avvocata iscritta al Foro di Pesaro. La procura della Repubblica di Rimini la accusa di aver falsificato un certificato medico per far ottenere un risarcimento a una cliente vittima di un incidente stradale. Stessa richiesta il pubblico ministero, ma con l’accusa di favoreggiamento personale, l’ha avanzata per la presunta complice della legale.

La storia

A mettere in moto l’indagine, la segnalazione fatta agli uffici al terzo piano del palazzo di Giustizia dalla compagnia assicuratrice cui era stata presentata la richiesta di risarcimento. Una domanda avallata dalla presentazione di un certificato medico, dove era indicata una invalidità parziale non riscontrata dai medici legali dell’assicurazione. Il primo passo del pubblico ministero è stato convocare il medico, che per un periodo aveva diviso lo studio con l’indagata. Davanti al documento, il professionista ne ha disconosciuto la stesura: «Non l’ho scritto io e la mia firma è palesemente contraffatta». Il passaggio successivo ha visto l’audizione dell’avvocata. Che senza battere ciglio, alla contestazione sull’autenticità del documento, ha detto di averlo ricevuto direttamente dalla sua cliente. E, per avvalorare la sua tesi, ha fatto mettere a verbale che il documento le era stato recapitato via posta, ed era stato ritirato dalla propria donna di servizio. A questo punto dalla polizia giudiziaria è stata convocata la colf che in realtà tale non è. La presunta domestica non ha avuto dubbi a confermare la tesi della datrice di lavoro. Peccato, però, che alla domanda su come facesse a sapere che in quella busta c’era il certificato medico, abbia risposto: «Me l’ha detto l’avvocata». Frase che ha ripetuto anche la vittima dell’incidente: «Quando alla mia legale dissi che non mi era stata riscontrata nessuna invalidità e non avrei ottenuto un risarcimento, lei mi rispose “non si preoccupi ci penso io”».

Ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare decidere quale destino spetta alle due indagate. L’avvocata ha affidato la propria difesa, fin dall’avvio dell’inchiesta, al collega Fabio Lombardi.

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