RIMINI

08/01/2019 - 07:50

Baracche abusive dell’Asilo svizzero, il Comune di Rimini: da abbattere

L’opposizione va all’attacco. L’amministrazione svela il piano: partono lettere di diffida

Baracche abusive dell’Asilo svizzero, il Comune di Rimini: da abbattere

RIMINI. Il tempo stringe. Le irregolarità edilizie a carico dell’Asilo svizzero sono nel mirino del Comune che fra pochi giorni invierà formale diffida, chiedendo il ripristino dei luoghi e quindi l’abbattimento delle baracche abusive.

La lunga storia

La vicenda del Ceis e dell’Anfiteatro da recuperare si perde nella notte dei tempi. Giusto per dare un’idea, Gioenzo Renzi (Fratelli d’Italia) ieri in commissione si è tolto il gusto di citare una sua interrogazione datata 1994. Adesso il “trasloco” ha preso nuovo vigore, perché il pressing della minoranza ha prodotto una verifica sulle strutture sorte nel 1946. Risultato? Ad alcune mancano i titoli e sono quindi irregolari. Al Ceis è stato chiesto di presentare i documenti e il tempo è terminato. Quindi? Nelle prossime settimane il Comune spedirà formale diffida chiedendo il ripristino dei luoghi e la demolizione.

L’assessora Roberta Frisoni ha ricordato che il Comune procede in due direzioni: recuperare l’Anfiteatro e trovare una nuova sede al Ceis. Dove? Nell’area della stazione. Il collega Mattia Morolli ha aggiunto che il valore non è solo educativo: «Senza, spenderemmo un milione».

Gli attacchi

Marzio Pecci (Lega) spiega: «Tutti apprezziamo il Ceis, ma c’è necessità di liberare l’Anfiteatro». Ricorda che la storia degli abusi gli era ben nota, così come l’assenza di documentazione antisismica a carico di un paio di edifici. «Non è a norma, 300 allievi stanno in una struttura senza accertamento sismico».

Carlo Rufo Spina (Forza Italia) non va tanto per il sottile, a lui del Ceis considerato come il “guardiano” dell’Anfiteatro, interessa ben poco. «Lo usano come parco giochi, i bambini ogni giorno calciano il pallone contro le mura. Il Ceis ha contribuito al deterioramento».

Gioenzo Renzi (Fratelli d’Italia) ricorda che la «storia dell’Anfiteatro è più importante di quella dell’Asilo svizzero», complesso che sorge in un’area in cui non si può edificare per alcun motivo. «Nel 1946 fu commesso un errore gravissimo». Quindi si dedica al “padiglione sei”. «È uno scandalo, tre piani in cemento armato, come è possibile considerare legittima questa schifezza?». Si scaglia infine contro il trasferimento nell’area della Stazione. «Chiacchiere al vento, con Fs non è stato sottoscritto ancora nulla».

Davide Frisoni (Patto civico) si dichiara grande sostenitore del recupero dell’Anfiteatro, la «seconda parte del mandato deve andare in questa direzione», inoltre chiede di «valutare l’uscita del Comune dal Ceis».

Giovanni Casadei (Pd) chiude fuori dal coro: «Per me la valorizzazione dell’Anfiteatro non è una priorità».

La replica

Nelle sue risposte l’ingegnere del Comune, Carlo Piacquadio spiega che comunque il 70 per cento del Ceis è legittimo e che per quanto riguarda la pericolosità sismica sollevata da Pecci, prima del 1970 il collaudo statico non era necessario, mentre le uniche due strutture per cui è richiesta sono vani accessori dove «non si realizza attività didattica».

Pecci torna però alla carica. «Su quell’area è stato realizzato un pastrocchio, cosa avete fatto per rimuovere le illegittimità?».

Risposta. «Nel corso delle prossime settimane provvederemo a inviare le diffide, la richiesta di ripristino dei luoghi e quindi la demolizione».

Un po’ di storia

Tre ore e passa di commissione, hanno il pregio di aprire una finestra nella storia, grazie all’archeologo Marcello Cartoceti. La domanda ricorrente: c’è qualcosa là sotto? L’esperto si presenta con disegni, date, testimonianze, planimetrie. La sintesi è una sola: sì. Molto, poco, di che valore: da verificare. In ogni caso l’Anfiteatro era alto 15 metri, costruito in laterizi e pietra, oggi ne vediamo un terzo, poteva ospitare 10-12mila spettatori e aveva un’arena simile a quella del Colosseo che invece accoglieva 50mila anime. «In tutta la regione esistono altri anfiteatri - assicura - però quello di Rimini è l’unico recuperabile, l’unico che ha una struttura di questa portata».

Chicca finale. Cartoceti mostra pure una foto in cui una porzione di Anfiteatro viene quotidianamente “assaltata” dalle auto in sosta. «Sono parcheggiate sulle mura che progressivamente si stanno sgretolando».

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