RAVENNA

01/12/2018 - 09:25

di FEDERICO SPADONI

Multe a raffica sotto casa a Ravenna: maresciallo condannato

In cinque mesi 48 sanzioni alle auto posteggiate davanti a una fiorista di Ponte Nuovo

Multe a raffica sotto casa a Ravenna: maresciallo condannato

RAVENNA. Decine di multe per un unico stallo adibito a carico e scarico merci. Quarantotto per la precisione, elevate in appena cinque mesi. Un numero che è costato la condanna a un anno (pena sospesa) per Elio Parlati, maresciallo dei carabinieri un tempo vice comandante della Stazione di via Alberoni, accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Per il militare, ora trasferito in un’altra provincia, il sostituto procuratore Marilù Gattelli aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo alla luce dei due capi d’imputazione. Ieri, la sentenza del collegio penale presieduto dal giudice Cecilia Calandra (a latere i giudici Beatrice Bernabei e Federica Lipovscek) lo ha assolto dall’accusa di falso perché il fatto non sussiste, dando invece peso all’altra ipotesi accusatoria: e cioè, che quelle multe fossero frutto di un accanimento da parte del maresciallo, alimentato da alcuni dissapori con la titolare di una fioreria che si trovava al piano terra dello stesso palazzo di Ponte Nuovo in cui abitava. Così, di fatto, aveva approfittato della propria posizione di comando per vessare i veicoli in sosta di fronte al negozio.

Ordini per eseguire multe

I verbali erano caduti a pioggia tra maggio e ottobre del 2012, alla luce delle disposizioni del militare e in un periodo di assenza per malattia dell’allora comandante della Stazione. Gli ordini erano chiari, come riferito durante l’istruttoria dibattimentale dai numerosi carabinieri chiamati a deporre: durante l’attività dovevano verificare se c’erano auto parcheggiate nello stallo segnalato da un cartello di sosta consentita per 30 minuti, che la titolare dell’attività commerciale aveva regolarmente installato dopo l’autorizzazione del Comune. Le sanzioni venivano effettuate dai sottoposti che in quel periodo si trovavano in zona anche durante appostamenti in borghese per servizi antidroga. Verbalmente il superiore aveva comunicato di rilevare le targhe e comunicarle direttamente a lui, che avrebbe proceduto poi a compilare le contravvenzioni. Procedure che però non avevano mancato di sollevare qualche perplessità tra gli stessi commilitoni, al punto che alcuni si erano rifiutati di eseguire l’ordine e avevano manifestato i dubbi al ritorno del comandante della Stazione.

Alla fine la segnalazione era giunta direttamente all’allora colonnello al vertice del comando provinciale, il quale aveva poi fatto partire le indagini in Procura.

Un cartello non chiaro

Eppure i dubbi sull’interpretazione di quel cartello e sulla liceità delle sanzioni sono rimasti per tutto il corso del processo, per essere infine alimentati nel corso dell’arringa difensiva preparata dai legali del carabiniere, tutelato dagli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini. In effetti il cartello posizionato davanti al negozio di Ponte Nuovo, con la classica immagine stilizzata del trasportatore, è stato sostituito solo di recente anche alla luce delle insistenze dei titolari, che già prima che iniziassero ad arrivare le sanzioni si erano preoccupati che valesse sia per i mezzi pesanti che per le vetture. Nel frattempo i ricorsi di diversi clienti multati sono arrivati in Prefettura, per poi seguire la strada che, uno dopo l’altro, ha portato all’annullamento.

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