ACUSTICA

14/11/2018 - 09:22

di PATRIZIA LANCELLOTTI

Teatro Galli, una critica "a bassa voce"

Il debutto della prosa non convince del tutto

Teatro Galli, una critica "a bassa voce"

«Non ho sentito niente per tutto lo spettacolo, mi dispiace il teatro è tanto bello ma se l’acustica è questa l’anno prossimo non rinnoverò l’abbonamento». La lamentela della nostra lettrice è l’ultima di una serie che ho personalmente raccolto e di cui ho deciso di farmi portavoce perchè richiesto proprio dalla signora e dagli altri riminesi che si sono messi in contatto con il Corriere. Lo spettacolo al quale i nostri lettori si riferivano è “The deep blue sea”, andato in scena al Galli il 6, 7 e 8 novembre, il debutto della prosa nel nuovo teatro. Non è questo lo spazio per una critica teatrale, e ci tengo a precisare che non ero presente in sala, ma i reclami, più che altro i rammarichi, che ho raccolto erano unanimi anche se circoscritti a un’area del teatro: le ultime file in platea. «Gli attori non avevano il microfono - mi ha spiegato un lettore, anche lui abbonato da anni alla prosa e dunque con esperienza - ma non si può chiedere alle compagnie di utilizzarli per forza, non tutti gli attori lo vogliono. Ma un teatro, con una buona acustica, non necessita di amplificazione delle voci. Ero in ultima fila, non ho sentito praticamente niente». La signora che mi ha contattato lunedì, già risoluta a non rinnovare l’abbonamento, mi ha pregato di scrivere sottolineando: «Sono anziana, ma non sorda, e anche gli spettatori accanto a me non hanno sentito nulla. Non ho avuto modo quella sera stessa di confrontarmi con altri presenti allo spettacolo, sarei curiosa di sapere se dai palchi e dal loggione si sentiva bene. E comunque mi è capitato al Novelli, di non sentire bene gli attori senza microfono, ma al Galli proprio non me l’aspettavo». Un conoscente, presente a una delle rappresentazioni, mi ha poi riferito di avere sentito tante persone lamentarsi della cattiva acustica, soprattutto tra quelle sedute nelle ultime file, proprio come i nostri lettori. Ma mi ha anche detto di avere incontrato un’amica che, dalle file centrali in platea, faceva fatica a sentire le voci degli attori. Allora mi sono detta, da profana, e l’ho detto anche ai nostri lettori, ma forse erano basse le impostazioni delle voci degli attori (Luisa Ranieri, la protagonista, è stata la più criticata, da chi si è messo in contatto con me, per il tono della voce), forse è capitato con questa compagnia, magari bisogna aspettare la prossima rappresentazione per capire se veramente si tratta di un problema di acustica. «Eh no - mi ha risposto un altro lettore al quale sollevavo queste obiezioni - in un teatro con una buona acustica si sente anche se gli attori parlano piano, e si sente dappertutto». Ripeto, non sono esperta, ma tutte le lamentele raccolte mi hanno convinto a rendere noto il dispiacere dei nostri lettori e spettatori che, non potendo mettersi in contatto direttamente con la direzione del teatro, hanno chiesto di fare sentire le loro voci sul Corriere. E questo ha anche scatenato in me una curiosità: quanti spettatori presenti alle rappresentazioni di “The deep blue sea” non hanno potuto seguire lo spettacolo per mancanza di acustica? E quanti invece non hanno avuto alcun problema ad ascoltarlo? Insomma, c’è veramente un problema di acustica del teatro Galli?

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