RIMINI

«Il voto a Pizzolante? Preparatorio per governare insieme alla destra»

«Sarò io a farlo perdere? Non credo che i nostri voti potrebbero andare a qualcun altro. Candidarmi contro il partito che ho fondato è una cosa che mi fa male»

di ENEA ABATI

02/02/2018 - 11:28

«Il  voto a Pizzolante? Preparatorio per governare insieme alla destra»

RIMINI. Giuseppe Chicchi, lei è ex qualunque cosa - sindaco, parlamentare, assessore regionale, solo per citare le cariche più importanti - chi glielo fa fare a 73 anni di ricandidarsi?

«Diciamo che mi è stato chiesto... Premetto che non ho mai abbandonato la politica. Seguivo, mi interessavo… poi sì, sono sceso in campo perché capisco che la situazione per la sinistra italiana sia difficile così come per quella riminese. Credo di potere dare un contributo di idee».

Cosa prova a essere candidato contro il Partito democratico?

«È una cosa che mi fa male. Sono stato un fondatore del Pd e per certi aspetti un precursore di quel modello di partito. La mia giunta comunale di Rimini nel 1992 nasceva su un impianto ulivista: una componente del mondo cattolico che si mette insieme per governare con la tradizione comunista».

E cosa prova sapendo che il Pd candida contro di lei Sergio Pizzolante di Civica Popolare, socialista craxiano, tra i fondatori del centrodestra berlusconiano?

«È un segnale di cosa è diventato il Partito democratico: la logica di cercare i numeri produce alleanze improprie. Ma è esattamente questo che allontana gli elettori dalle urne».

Perché impropria?

«Si tratta di un’alleanza impropria, anche in Comune a Rimini, dove la lista Patto civico ha la stessa impronta, perché nel livello locale come in quello nazionale sono gruppi che provengono da esperienze di destra. Attenzione, mi si potrebbe obiettare di avere creato la giunta riminese di allora con un pezzo di Democrazia cristiana ma quello non era un partito di destra. La Dc era un grande partito popolare con al suo interno una varietà di culture: con quelle più vicine a noi stringemmo un’alleanza. Con Civica Popolare è diverso, siano in presenza di processi trasformistici».

L’ex vicesindaco di Rimini Maurizio Melucci ha contestato la candidatura di Pizzolante da subito e con lui tutti gli orlandiani. Sabrina Vescovi ha perso le ultime comunali a Riccione dopo avere rotto proprio con il deputato alfaniano. A chi andranno i voti di queste parti di Pd così poco entusiaste di questa alleanza politica?

«Non lo so. Andrebbe chiesto a loro. Posso dire che capisco la loro difficoltà, peraltro trapelata pubblicamente».

Quante possibilità ha di far perdere Pizzolante?

«Dipende da cosa decideranno gli elettori, molti di quelli di sinistra sono in difficoltà. Dico che è una difficoltà interessante perché si proietta sul futuro. La legge di fatto è proporzionale: il voto a Pizzolante è una specie di esercizio preparatorio».

In che senso?

«Serve a preparare l’elettorato a un’alleanza con la destra, ciò che attende gli elettori».

Chi vincerà il collegio in cui è candidato?

«Non lo so: bisogna vedere cosa succede nella parte più creativa del cervello dell’elettorato... e lo dice uno che ha 73 anni e che ha fatto delle cose, dimostrando che la politica può essere meno parlata e più realizzata».

Cosa risponderà a chi la accuserà, se dovesse accadere, di avere fatto vincere una leghista (Elena Raffaelli) o una grillina (Giulia Sarti)?

«Risponderò che molto difficilmente i nostri voti sarebbero andati a qualcun altro. Cerchiamo di mettere sulla campagna elettorale un messaggio chiaro come lo è il nome della nostra lista. La sola libertà sarebbe un pericolo. Libertà e uguaglianza insieme sono una virtù. Per questo il vero voto utile è il nostro: riportiamo a sinistra delle forze che diversamente non ci tornerebbero».

Teme più il leghismo o il grillismo?

«Entrambi. il leghismo è una destra dichiarata, mentre il grillismo è una ambiguità dichiarata».

Cosa intende?

«Sono ambiguo: votatemi che poi si vedrà. Così su tutto: l’esempio più clamoroso è quello dello Ius soli».

Cosa promette ai suoi potenziali elettori riminesi?

«Di mantenere la parola, anche sulle questioni locali».

Per esempio?

«Penso che sulla questione del turismo anche in funzione anticiclica, rispetto a tutto il settore edilizia, che è in grave sofferenza, bisognerebbe lanciare una grande campagna per la riqualificazione degli alberghi in senso energetico, antisismico e per il rinnovo degli arredi. Noi, anche se il turismo va bene, abbiamo un problema di prodotto. Leggo che l’associazione albergatori ha rilanciato il tema del cambio di destinazione d’uso che era stato regolato da una mia legge del 1990. Una cosa su cui riflettere perché è una delle chiavi per aumentare la qualità del prodotto, facendo uscire la parte meno qualificata delle strutture».

Alle prossime elezioni riminesi questa spaccatura col Pd verrà riproposta?

«Secondo me quel che succederà dopo il 4 marzo non è oggi prevedibile. Ci sarà un rimescolamento generale delle carte nel quale noi rappresenteremo un punto fermo. Abbiamo idee chiare per gli elettori».

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