La battaglia del turismo

14/05/2017 - 09:01

Alloggi su Airbnb: 470 solo a Rimini. L'Aia li segnala a Comune e Finanza

La presidente Patrizia Rinaldis: l'obiettivo è «far pagare le tasse a tutti e proteggere consumatori, lavoratori e collettività»

Alloggi su Airbnb: 470 solo a Rimini. L'Aia li segnala a Comune e Finanza

La presidente Aia Patrizia Rinaldis

RIMINI. È un braccio di ferro quello in atto fra albergatori di professione e chi offre (sui portali specializzati come Airbnb) un appartamento o una stanza per un periodo limitato di tempo. L’Aia ha contato centinaia di alloggi solo nel periodo pasquale, quindi chiede regole, che le tasse vengano pagate e ha fornito gli elenchi a Comune e Guardia di finanza.

“Facciamo i conti”

Allora. L’affondo trova origine dalla 67ª Assemblea nazionale di Federalberghi.

L’occasione per diffondere i dati relativi alla cosiddetta “shadow economy”. Per Rimini città significa che in aprile nella settimana di Pasqua sul portale Airbnb risultavano disponibili 470 case: 299 (63,61 per cento) appartamenti interi, 322 (68,51 per cento) disponibili per più di sei mesi, 285 (60,63 per cento) gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio.

Come ha già precisato Federalberghi, anche Patrizia Rinaldis, pone l’attenzione su «quattro grandi bugie».

La prima. «Non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno».

La seconda. «Non si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno».

La terza bugia. «Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo a inserzionisti che gestiscono più alloggi».

La quarta e ultima. «Non è vero che si compensa la mancanza di offerta: gli alloggi su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali».

“Facciamo basta?”

La conseguenza? «Il consumatore è ingannato due volte. Viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica ed eluse le norme a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. Vengono danneggiate le imprese turistiche tradizionali e chi gestisce in modo corretto le nuove forme di accoglienza».

Non a caso la Rinaldis ha rivolto un appello ai parlamentari riminesi, affinché durante la discussione della “manovrina”, vengano «irrobustite le disposizioni relative al regime fiscale delle locazioni brevi, con l’obiettivo di far pagare le tasse a tutti e di proteggere consumatori, lavoratori e collettività».

Fine così? Non proprio. L’Associazione Albergatori fa sapere di avere censito gli alloggi disponibili sui vari portali e gli elenchi sono stati messi a disposizione del Comune e della Guardia di Finanza, «affinché svolgano gli opportuni controlli».

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