Le celebrazioni

25/04/2017 - 13:01

Una folla in corteo per la Liberazione

Il sindaco Gnassi: "Possiamo essere eredi degni e non solo discendenti. Meritiamoci questo 25 aprile"

Una folla in corteo per la Liberazione

RIMINI. "Non c’è nulla di complesso: l’essenza delle cose è semplice, il mito fondante della nazione che chiamiamo Italia è tutto nella giornata odierna". Così il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha aperto il proprio intervento in piazza Cavour al termine del corteo che, dopo la posa delle corone ai piedi del Monumento della Resistenza di Parco Cervi, si è snodato per i luoghi simbolo della città a ricordo dei propri martiri. Aperto dai gonfaloni delle istituzioni, dai labari e dalle bandiere delle delegazioni partigiane, combattentistiche e d’Arma, dei sindacati, il corteo ha portato l’omaggio dei riminesi al Cippo all’Arco d’Augusto, in piazza Tre Martiri, in via Cairoli e in piazza Ferrari per raggiungere infine piazza Cavour dove col proprio intervento ha concluso il momento ufficiale il sindaco di Rimini Andrea Gnassi.

"Per la democrazia, per la libertà, per la pace, per una cultura del rispetto e della civiltà – ha detto - contro la paura, contro la violenza, contro i pregiudizi e le divisioni. In mezzo una data: 25 aprile. Non c’è nulla di complesso: l’essenza delle cose è semplice, il mito fondante della nazione che chiamiamo Italia è tutto nella giornata odierna. Non ci dovrebbero essere contestazioni o prese di distanza – ha proseguito il Sindaco Gnassi - perché l’Italia come comunità democratica nasce quel giorno di 72 anni fa. Senza dubbio alcuno. Ma non è così. Con intensità crescente, gli ultimi anni hanno visto ogni volta i tentativi di trasformare il 25 aprile in una palestra in cui la storia deve lasciare il passo alla peggiore cronaca. Evidenti le tirate per la giacchetta, pro o contro; evidente la ricerca di ‘aggiornare’ per il proprio tornaconto personale, politico, partitico quei valori della Resistenza che invece dovrebbero essere patrimonio intoccabile di tutti. Il risultato è di avere gettato nella mischia quello che non andrebbe mai gettato. Ogni anno ci troviamo a fare lo stesso appello e lo stesso discorso perché, puntualmente, i giorni che precedono il 25 aprile vedono contendersi ‘l’eredità morale’ della Liberazione a colpi di divisioni e polemiche. Sinceramente: il 25 aprile non si merita tutto questo". Soprattutto oggi, tempi in cui pare essere messo in discussione da più parti nel mondo il concetto di democrazia e di libertà. "Non vi nascondo - ha proseguito - di essere molto preoccupato per questo clima, per questi sentimenti negativi che sembrano percorrere tutto il corpo dell’uomo, a qualunque latitudine, minandone le convinzioni più profonde e con esse i principi stesi della nostra democrazia. D’altra parte, però, sono rinfrancato dal fatto che a Rimini il 25 aprile resti una data e una cerimonia rispettata, finora al riparo dal vento della divisione. E mi auguro che anche per il futuro sia così. Questo è un giorno unico, questa è la festa della nostra unità nazionale, questa data è la nostra famiglia, i nostri genitori, i nostri fratelli. Meritiamocela. E soprattutto facciamo sì che di quei valori, di quelle persone che anche a Rimini persero la vita nel nome di un ideale di libertà e di pace, noi possiamo essere eredi degni e non solo discendenti. Meritiamoci questo 25 Aprile, viva il 25 Aprile!”

A quello del Sindaco Gnassi ha fatto seguito l’intervento celebrativa di Silvia Zoli, vice presidente Anpi Rimini, che ringraziando coloro che sono ancora al nostro fianco come il partigiano Valter Vallicelli, Tabac, presidente dell’Anpi di Rimini, ha ricordato "la grande perdita che ha subito la nostra città con la scomparsa di Veniero Accreman, del partigiano Veniero Accreman".

"Per l’Anpi – ha proseguito la Zoli – il primo pensiero la prima preoccupazione è che il ricordo della resistenza non si disperda con il venir meno dei protagonisti. Oggi a a 70 anni da allora i tempi non sono favorevoli all’ottimismo. Le guerre non cessano, anzi peggiorano. Ci chiediamo un altro mondo è possibile? Non è forse questo ciò per cui lottarono e morirono tanti partigiani? Allora diciamolo chiaro e forte: un altro mondo è possibile, un’altra umanità esiste. E’ quella della solidarietà, del rispetto dei diritti umani e sociali, dell’uguaglianza. Oggi tocca a noi raccogliere il testimone di quella straordinaria esperienza che f è stata la lotta partigiana e tentare di esserne degni. E su questi principi così ben rappresentati dalla nostra Costituzione bisogna ogni giorno vigilare, dare il proprio contributo. Sta a noi farlo, ora e sempre Resistenza!".

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