FORLI'

23/05/2018 - 18:38

Bando gestione calore, scontro tra Drei e il presidente del consiglio

Il sindaco replica alla richiesta di Ragazzini e Burnacci di far intervenire l’Autorità anticorruzione

Bando gestione calore, scontro tra Drei e il presidente del consiglio

FORLI'. L’affidamento da parte del Comune ad Hera della gestione calore degli edifici comunali sfocia in un vero e proprio scontro istituzionale che vede coinvolti il sindaco Davide Drei e il presidente del consiglio comunale Paolo Ragazzini.

Dura replica

Le pesante stoccata da parte del primo cittadino arriva nel tardo pomeriggio di ieri quando, replicando alla proposta del 18 maggio scorso da parte dell’ufficio di presidenza composto dallo stesso Ragazzini e dalla vice Vanda Burnacci di chiedere l’intervento sulla vicenda dell’Autorità nazionale anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone, Drei stigmatizza molto duramente affermando che «le dichiarazioni in merito alla legittimità della proposta di deliberazione, unite alla richiesta di attivare l’intervento consultivo dell’Autorità nazionale - laddove peraltro non ne ricorrono i presupposti - non hanno sortito altro effetto che evocare incontrollabili ombre e sospetti sull’operato dell’amministrazione comunale che si trova così a subire, senza alcuna colpa e senza alcun fondamento, un grave danno in termini di reputazione istituzionale».

I fatti

A squarciare il velo sulla vicenda era stato il Verde Sauro Turroni, che aveva svelato il contenuto del parere negativo del Dipe (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) risalente al settembre dell’anno scorso. Il sindaco aveva risposto che il progetto di Hera era stato ulteriormente modificato alla luce proprio di quelle osservazioni. Nella delibera mai approdata in consiglio comunale, come riportato dal “Corriere”, veniva però citato sempre quello stesso e fin qui unico parere del Dipe, risalente a settembre 2017, parere dunque non aggiornato rispetto al progetto modificato. Ecco perché il consiglio comunale alla fine ha chiesto ulteriori chiarimenti a propria tutela. «La risposta del Dipe arrivata il 7 settembre scorso – avevano ricordato Ragazzini e Burnacci – contiene valutazioni negative sulla legittimità della proposta poiché sembrerebbero cadere i presupposti per ricorrere al progetto di project financing. Così potrebbe delinearsi la violazione dell’articolo 180 del Codice degli appalti». L’Autorità anti corruzione, infatti, ha tra i suoi compiti il monitoraggio di progetti simili ch coinvolgano amministrazioni pubbliche. Il presidente del consiglio comunale, quindi, aveva chiesto che ai consiglieri venga inviato il parere del Dipe, i verbali del gruppo di lavoro, le linee guida dell’Anac e anche un suo parere in questione.

La difesa

Dopo aver espresso il proprio rammarico per i termini dell’intervento di Ragazzini, «pur consapevole – scrive Drei – del ruolo istituzionale che il presidente del consiglio comunale di un capoluogo di provincia deve ricoprire per tutelare l’intero consiglio a prescindere dai concetti di maggioranza o minoranza», il sindaco difende il proprio operato. «Il Comune – dice – una volta informato del parere Dipe, ha modificato in maniera sostanziale la proposta di particolare complessità come quella del partenariato pubblico-privato, adeguandola ai rilievi mossi. Ritengo, inoltre, che l’atto deliberativo del consiglio, che deve esprimersi in merito alla fattibilitò tecnica del progetto, sia redatto in modalità chiare e pienamente comprensibili, evidenziando altrettanto chiaramente l’allineamento alle indicazioni del Dipartimento».

Conseguenza immediata

Come anticipato ieri dal “Corriere” a questo punto il Comune, visto il protrarsi della procedura, rischia di dover semplicemente prorogare l’attuale contratto in essere con Hera, mettendo a repentaglio i vantaggi economici che il nuovo accordo avrebbe prodotto. Per questo l’Amministrazione si augura di potersi accordare con la multiutility per confermare il costo di 1,35 milioni sostenuto nell’ultimo anno termico - quota analoga a quanto avrebbe erogato se il progetto contestato fosse stato approvato nei termini previsti - e non 1,9 che aveva invece speso fino all’anno precedente.

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