CESENA

21/04/2018 - 13:09

di GAETANO FOGGETTI

Unindustria nel caos: tra Botta e Carfagnini scambio di accuse

Il Consiglio generale conferma i poteri al commissario. L’ex presidente: «Statuto interpretato a loro piacimento»

Unindustria nel caos: tra Botta e Carfagnini scambio di accuse

FORLI'. «Chi vuole aderire volontariamente a Confindustria ne deve rispettare statuto e codice etico. Quando si verificano violazioni dell’uno o dell’altro è logico e doveroso che gli organi preposti al presidio delle norme interne lavorino per ripristinare le condizioni di buona gestione dell’associazione. Ed è proprio quello che i probiviri sono tenuti a fare». È Floriano Botta, componente il collegio dei probiviri e dal 26 gennaio commissario e presidente pro tempore di Unindustria Forlì-Cesena, a ribadire le posizioni dell’associazione nazionale nei confronti di quanti, fedeli alla linea dell’ex presidente Italo Carfagnini (dimissionario l’8 gennaio) hanno convocato l’assemblea provinciale sabato scorso confermando la presidenza al reggente Stefano Minghetti e chiedendo di rientrare in possesso di conti correnti e sede.

Posizioni inconciliabili

Uffici di via Punta di Ferro, nel Palazzo di vetro, presidiati da qualche giorno da una coppia di vigilantes che non possono far entrare i soci espulsi: Italo Carfagnini, Stefano Minghetti, Giorgio Cangini e Sara Fusco, questi ultimi due componenti di quel comitato di reggenza letteralmente “evaporato” poco dopo la sua costituzione, Bruno Biserni, Luciano Agri, Marisa Rossi, Franco Sassi e Pierangelo Giannessi. Alle guardie giurate è stata consegnata anche la foto di tutti per essere sicuri di non incorrere in errori. Sul fronte degli istituti di credito, invece, solo uno su tre ha deciso di mantenere i flussi con l’attuale gestione dei commissari, mentre gli altri due hanno preferito congelare temporaneamente i conti correnti aperti presso i loro sportelli da Unindustria provinciale.

Investitura rinnovata

A confermare la posizione di Botta, affiancato dal commissario operativo Mario Agnoli, la «piena legittimazione ricevuta dal Consiglio generale di Confindustria riunitosi giovedì che ha ribadito – ricorda l’associazione nazionale – che quella da lui esercitata è l’unica rappresentanza territoriale riconosciuta». «Confindustria – sottolinea sempre Botta – è intervenuta a verificare e dirimere una questione interna su richiesta di un gruppo di aziende associate ad Unindustria Forlì-Cesena», emersa nel “famoso” esposto del 5 gennaio firmato da 8 consiglieri che denunciavano «gravi irregolarità nella gestione dell’associazione». Accuse che gli oppositori hanno sempre definito «pretestuose e strumentali». «Questa vicenda – conclude Botta – non ha nulla a che vedere con la pretesa volontà di Confindustria di spingere Unindustria Forlì-Cesena verso l’aggregazione Confindustria Romagna, decisione che è sempre stata nella totale ed esclusiva disponibilità dei soci».

La replica

«Si fanno le regole a loro piacimento e secondo i bisogni» è la risposta secca di Italo Carfagnini. «Proprio nello statuto al quale i probiviri si appellano – accusa l’imprenditore – c’è scritto che il loro organismo non può assolutamente entrare nella gestione di una componente del sistema associativo. Le gravi irregolarità di cui parlano sono state solo un pretesto per entrare a gamba tesa sulla nostra associazione. Basti pensare che l’elezione per acclamazione dei due vice presidenti, senza scrutinio segreto, si fa da 92 anni. Ora preferiamo aspettare in attesa delle decisioni della magistratura».

Sul tavolo di quest’ultima pendono denunce e ricorsi presentati in questi lunghi mesi.

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