IL CASO

29/10/2016 - 10:47

di GAVINO CAU

Porte chiuse in Procura

Gli avvocati scioperano contro la decisione

 Porte chiuse in Procura

FORLÌ. Cinque giornate di sciopero dalle udienze per protestare contro la decisione del Procuratore di limitare l’accesso degli avvocati agli spazi riservati alla Procura e agli uffici amministrativi in assenza di appuntamento. La tensione tra le due componenti giudiziarie è salita nelle ultime settimane, attirando anche il Procuratore generale di Bologna, arrivato a Forlì per incontrare le parti.

Ma cosa è successo in Tribunale? Con un provvedimento del 10 agosto, diventato operativo dal 5 settembre, il Procuratore di Forlì-Cesena Sergio Sottani ha disposto l’interdizione ai legali dell’area dove si trovano le segreterie dei sostituti procuratori e gli stessi magistrati. Solo se autorizzati, quindi, i legali possono incontrare i pubblici ministeri, mentre per le richieste di visione ed estrazione copie degli atti giudiziari è stato istituito un apposito ufficio “esterno”.

«Una decisione che ho preso - chiarisce Sottani - per migliorare il servizio e aumentare la sicurezza interna. Sono disponibile al dialogo e non ho nessuna intenzione di arrivare alla rottura con gli avvocati, con i quali abbiamo fatto tante iniziative insieme. Sono sorpreso di questa reazione. Però il fatto che si sentano esclusi non mi pare una ragione sufficiente per tornare indietro. Se presenteranno delle motivazioni valide vedremo. Ora non è successo». Il provvedimento è stato deciso perché la carenza di personale amministrativo (11 su 31) metterebbe in difficoltà lo svolgimento delle funzioni delle segreterie dei pm e degli operatori degli uffici per l’accesso e l’ispezione degli atti. Con la nuova procedura si vuole garantire il lavoro di chi si trova dentro l’area riservata, oltre a riservatezza e segretezza dei fascicolo che riguardano indagati. Dal canto loro gli avvocati, attraverso il direttivo della Camera penale della Romagna, presieduto da Marco Martines, hanno chiesto di rivedere il provvedimento, tornando al regime vigente in precedenza, mettendo in evidenza «sia crescenti disagi dell’avvocatura tutta nel vedersi interdetta ogni interlocuzione col personale amministrativo (in particolare i segretari dei sostituti) sia frequenti segnalazioni di criticità attinenti i servizi appena istituiti di front office», chiarendo inoltre che «il diritto fondamentale di ogni difensore di qualsiasi parte processuale sia quello di avere visione in tempo reale dei fascicolo ritualmente a disposizione e sia (e soprattutto) quello di interloquire con le segreterie deputate, ora del singolo magistrato, ora del singolo ufficio». Senza dimenticare «che ancor più l’immagine del degrado della dignità della avvocatura viene rimandata dalle incresciose situazioni lamentate da ignari colleghi di fuori Foro venuti a trovarsi in occasione dell’esercizio del proprio mandato presso gli uffici della Procura della Repubblica di Forlì».

Motivi per cui sono stati decisi 5 giorni di astensione dalle udienze dal 14 al 18 novembre, decisione che ha già ricevuto l’adesione dell’Ordine degli avvocati di Forlì-Cesena, guidato da Roberto Roccari. Un caso che in questi giorni ha tenuto desta l’attenzione di avvocati e Procura, anche per la normale ispezione ministeriale (prevista ogni 5 anni) già in atto e che si formalizzerà il 15 novembre, proprio in pieno sciopero.

«La Procura di Forlì-Cesena non è l’unica che ha preso questo provvedimento - ribadisce Sottani - per ora non ho ricevuto segnalazioni di disfunzioni. La mia decisione è per migliorare il servizio, aiutare il personale interno e garantire sicurezza e riservatezza. Ragioni che non sono venute meno con le rimostranze degli avvocati». Tensioni tra Procura e avvocati che non si sono sciolte nonostante un primo incontro e poi la visita del procuratore generale di Bologna.

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