MASSIMO DAPPORTO

28/11/2017 - 16:59

di CLAUDIA ROCCHI

«Che divertimento interpretare ogni sera lo splendido personaggio di Cerami»

È in scena questa sera al Comunale di Cervia protagonista di "Un borghese piccolo piccolo"

«Che divertimento interpretare ogni sera lo splendido personaggio di Cerami»

CERVIA. Dopo Meldola, approda al Comunale di Cervia “Un borghese piccolo piccolo” dal romanzo del 1976 di Vincenzo Cerami reso famoso dal film di Mario Monicelli, con Alberto Sordi. Ad inaugurare la stagione cervese, stasera e domani alle 21, è Massimo Dapporto, classe 1945. Amato interprete televisivo dalla fortunata serie “Amico mio” del 1992, Dapporto, figlio d’arte di Carlo, volto di cinema e rivista, da quarant’anni il mondo dello schermo al teatro. «Pur facendo televisione non ho mai saltato una stagione teatrale», tiene a dire. Ora torna a un testo drammatico nei panni di un personaggio tipicamente italiano. È Giovanni, genitore che cerca di sistemare il figlio con una raccomandazione e la trova “convertendosi” alla Massoneria. Solo che, nel gran giorno dell’esame del figlio, il ragazzo viene ucciso per sbaglio da una pallottola durante una rapina. E allora Giovanni si trasforma nel carnefice di colui che ha sparato al figlio.

Il regista Fabrizio Coniglio ha operato un adattamento e riduzione teatrale dal romanzo del premio Oscar Cerami. «Mi ci trovo totalmente in questo personaggio – fa sapere Dapporto –, mi diverto ogni sera, anche nei momenti più drammatici. Il gusto sta proprio nel poter interpretare questo personaggio; sin dall’inizio, il testo ne fa capire una latente violenza da potenziale assassino, con comportamenti volgari verso la moglie, meno presenti nel film di Monicelli. Coniglio è più aderente alla scrittura di Cerami».

Oltre a Cerami partecipa pure un altro premio Oscar, Nicola Piovani.

«È stato Piovani a chiedere espressamente di comporre le musiche originali di questo spettacolo. Con lui avevo lavorato alla serie “Amico mio” di cui curò le musiche, e 25 anni dopo ci siamo ritrovati».

Suo padre Carlo Dapporto la raccomandò come fa “il borghese” Giovanni?

«Proprio no (sorride). Quando decisi per questo mestiere, ne parlai con mio padre precisando che non intervenisse, che avrei fatto tutto da me. Papà fu ben contento, anche perché si imbarazzava se doveva parlare bene di suo figlio. Mi vide l’ultima volta in “Mercanti di bugie” di Mamet al fianco di Luca Barbareschi (lo spettacolo fu al Bonci nel 1989). “Sono contento – mi confidò – il pubblico è dalla tua parte, puoi fare questo mestiere”».

Ma lei quando decise di seguire le orme paterne?

«A 4 anni d’estate mi divertivo facendo una montagnola di sabbia, mi ci mettevo sopra e declamavo versi. A 5 feci parte di una compagnia di bambini a Roma. C’era anche la prim’attrice Paola Quattrini, il primo bacio della mia vita l’ho dato a lei, nascosti dietro a una poltrona del teatro. Poi mi passò ogni pensiero artistico. Capitò durante il servizio militare che, in libera uscita, raccontavo barzellette ai miei camerati. Un giorno in caserma lessi sul giornale dell’esame d’ingresso all’Accademia Silvio D’amico, e ci provai. L’esame andò molto bene, al punto che mi confermarono la sera stessa. Dopo un anno e mezzo di Accademia, nel 1971 feci il primo lavoro a teatro “Le farfalle sono libere”, con Andrea Giordana».

Commedia che la portò al Bonci di Cesena nel febbraio 1971. Del resto lei ha radici romagnole.

«È così, Dapporto è cognome romagnolo, mio nonno paterno era di Faenza. La Romagna è terra terapeutica per me, ci sguazzo, mi sento a casa. Quando si hanno i nervi a fior di pelle basta andare in Romagna, e passa».

Mercoledì alle 18 la compagnia incontra il pubblico.

Info: 0541 975166.

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