RIMINI: LA RECENSIONE

11/03/2019 - 20:01

di GUIDO ZANGHERI

Al Galli di Rimini “La traviata” apre il nuovo corso

L’opera più rappresentata nel mondo

Al Galli di Rimini “La traviata” apre il nuovo corso

RIMINI. Dopo le celebrazioni inaugurali legate alla sua riapertura, il “Galli” riparte inserendosi nel circuito produttivo che fa capo al Progetto “Opera laboratorio 2018” del teatro Municipale di Piacenza, del celebre baritono Leo Nucci. Così in omaggio a Giuseppe Verdi nel giorno della giornata della donna ha presentato “La traviata”, l’opera più rappresentata nel mondo, emblema della rappresentazione lirica.

“La traviata” per molti aspetti costituisce l’ultima opera prettamente belcantistica di Verdi, spartiacque fra il modello primo Ottocento ancora legato a una dimensione vocale “idealizzata” dell’opera lirica e la nuova via “realistica” che Verdi stesso percorrerà nella seconda parte del secolo. La parte della protagonista ne è l’immagine più eloquente con la sua parabola che, dall’esuberante ornamentazione virtuosistica del primo atto, conduce alle diafane emissioni del terzo, attraverso i momenti di intensa declamazione che caratterizzano i momenti centrali dell’opera. Come prototipo di una certa opera intimistica, “La traviata” propone anche efficaci modelli per quella realizzazione musicale del “discorso interiore” del personaggio che troveranno adeguato sviluppo nei drammi musicali wagneriani.

Terza e ultima opera della “trilogia popolare”, “La traviata” infatti è forse il melodramma più ricco d’interiorità psicologica di tutto il teatro romantico. Dopo “Luisa Miller”, Verdi si era infatti appassionato alla ricerca finemente psicologica, a personaggi complessi e delicati. Nella musica questo indirizzo nuovo compare anche attraverso l’impiego dell’orchestra quale mezzo di trasparenza interiore: qui fin dall’inizio Verdi non ricorre come d’abitudine a una ouverture ma a un preludio, che determina il clima generale del dramma.

Scritta in 40 giorni da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio, debuttò al teatro la Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 con esito non certamente lusinghiero. «“La traviata”, ieri sera, fiasco. La colpa è mia o dei cantanti ? Il tempo giudicherà...» commentava il compositore all’indomani della “prima”. A distanza di 14 mesi Verdi volle poi riaffrontare il medesimo pubblico veneziano nel teatro secondario San Benedetto con una nuova compagnia vocale. «Non un pezzo è stato cambiato, non un’idea musicale è stata mutata. Tutto quello che esisteva per la Fenice ora esiste pel S. Benedetto. Allora fece fiasco, ora fa furore. Concludete voi!».

È chiaro che la compagnia di canto gioca sempre un ruolo determinante nella realizzazione dell’opera. Così come è avvenuto ieri sera con una compagine vocale di giovani artisti sempre all’altezza della situazione, con il contributo qualificante dell’Orchestra Giovanile Cherubini, dimostratosi estremamente duttile ed affiatato sotto la direzione esperta ed equilibrata di Pier Giorgio Morandi. L’allestimento di Leo Nucci, basato su scene e costumi ambientati negli anni ’50 -’60 si richiama a Maria Callas, la più celebre Violetta Valéry della storia operistica, firmata nel 1955 da Luchino Visconti. Accanto a Nucci hanno operato con successo il regista collaboratore Salvo Piro, lo scenografo Claudio Centolavigna, il costumista Artemio Cabassi, il tecnico alle luci Claudio Schmid, i ballerini Sabrina Fontanella – che ha curato anche i movimenti coreografici – e Mario Genovese.

Adriana Iozzia, soprano siciliano, nelle vesti di Violetta, pur apparendo talvolta un po’ distaccata, ha superato molto felicemente la prova, brillando soprattutto di luce propria nelle parti più liriche ed intimistiche dell’opera e trionfando nel terzo atto; il tenore peruviano Ivan Ayon Rivas, recente vincitore del premio Placido Domingo, ha messo in mostra anche se con qualche opacità di emissione, una pregevole aderenza stilistica ed emotiva al personaggio di Alfredo; il baritono sudcoreano Benjamin Cho dal timbro nitido, dalla vocalità ben calibrata accompagnata a un magnifico fraseggio si è imposto facendosi particolarmente apprezzare nel ruolo di Giorgio Germont.

Valido altresì è risultato l’apporto dei numerosi comprimari Carlotta Vichi (Flora), Luisa Tambaro (Annina), Raffaele Feo (Gastone) Jiuliusz Loranzi (Barone Douphol ), Francesco Cascione (Marchese d’Obigny), Vincenzo Santoro (Dottor Grenvil), Andrea Galli (Giuseppe), Simone Tansini ( Domestico di Flora/Commissionario). Il Coro del teatro Municipale di Piacenza, istruito e ben diretto da Corrado Casati ha contribuito efficacemente al buon risultato dell’assieme.

Il pubblico assai numeroso non ha mancato di sottolineare con calorosi consensi i “numeri” salienti dell’azione scenica, esplodendo alla conclusione dell’opera in vibranti, entusiastici applausi. Oggi si replica alle 15.30.

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