TELEVISIONE

13/02/2019 - 01:37

di GIULIA FARNETI

Per Benedetta Cimatti, dopo “L’ispettore Coliandro” e “La strada di casa” si apre “La porta rossa”

L'attrice di Faenza è fra i nuovi protagonisti della fiction in onda da stasera su Rai2 che racconta del commissario

«Al fianco di Guanciale-Cagliostro per me si è aperta “La porta rossa”»

Foto Bepi Caroli

FAENZA. Da mercoledì 13 febbraio, in prima serata su Rai2 alle 21.15 vedremo la seconda stagione de “La porta rossa”, la serie televisiva che ha tenuto incollati milioni di telespettatori nella scorsa stagione televisiva – e anche nelle repliche nelle settimane scorse – e che ora prosegue nel raccontarci le vicende di Leonardo Cagliostro, il commissario che continuerà a indagare sul suo stesso omicidio sotto le vesti di fantasma e che ha il volto di Lino Guanciale.

Quest’anno tra le new entry della fiction troviamo Benedetta Cimatti, un’attrice faentina quasi trentenne che è già stata protagonista di serie tv di successo come “L’ispettore Coliandro” e “La strada di casa” con Alessio Boni. Di queste nuova avventura, abbiamo parlato con lei.

Cimatti, cosa l’ha spinta ad accettare questo ruolo?

«“La porta rossa” è un prodotto completamente nuovi e innovativi per la Rai – spazia infatti dal noir al soprannaturale – che è stato accolto benissimo nella scorsa stagione televisiva. La regia, quella di Carmine Elia, ha un forte impatto sul pubblico. Da parte della produzione c’è stato il coraggio di portare in tv una serie tv mai fatta prima. Il cast è eccezionale, esattamente come la sceneggiatura».

Com’è stato entrare in un cast così fortemente collaudato?

«Posso confermare che è tutto vero: il gruppo di attori è molto unito, ma ha lasciato anche spazio alle new entry. Mi sono sentita accolta e integrata alla perfezione, anche se inizialmente avevo un po’ d'ansia visto il successo enorme della prima stagione».

E recitare con Fortunato Cerlino (già boss dei Savastano in “Gomorra”, ndr)?

«È stata un’esperienza che mi ha arricchito molto. Lui ha un fortissimo spessore umano e un potenziale enorme. Mi aiutava costantemente nello sviluppo dei nostri personaggi».

Interpreta Erika Jamonte, ci racconta un po’ di lei?

«È una ragazza di 15 anni, un’adolescente ribelle che raggiunge il padre, che è il nuovo vice questore, a Trieste per chiedergli aiuto per il fidanzatino, un giovane che ha a che fare con la giustizia. Si ritroverà però un padre gelido e molto distaccato».

Come si è preparata per questo ruolo?

«La preparazione è stata faticosa perché dovevo impersonare un’adolescente molto lontana da me quando avevo la sua età. Devo dire, in questo, grazie al regista».

Esiste, secondo lei, un confine tra il reale e il non reale, tra le emozioni e la razionalità?

«Secondo me, no. Io sono una persona concreta e con i piedi ben saldi a terra; la vita è quello che vivo tutti i giorni. Mi piacerebbe comprendere l’irrazionalità presente in ciascuno di noi».

La fiction è ambientata a Trieste, oramai soprannominata “la città di Cagliostro”, come la definirebbe?

«È una città magica, diversa da tutte le altre. Da una parte c’è il mare, dall’altra il vento; è un vero patrimonio di bellezza che mi ha permesso di distaccarmi da tutto e tutti. È un set naturale. Non c’ero mai stata e viverci un po’ è stata una vittoria».

Cosa le piacerebbe arrivasse del suo personaggio?

«Spero possa continuare a piacere per la sua grande innovazione e per la sua unicità. Inoltre, il modo e cosa comunica è molto importante; siamo soliti dare tutto per scontato ma non è così».

I suoi prossimi progetti?

«Sarò nella seconda stagione de “La strada di casa” con Alessio Boni su Rai1».

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