TEATRO

12/02/2019 - 04:14

di MARIA TERESA INDELLICATI

Dopo "Renzusconi", Scanzi porta in scena a Forlì "Salvimaio"

Il giornalista torna alla carica il 22 febbraio con uno spettacolo al teatro Fabbri

Dopo "Renzusconi", Scanzi porta in scena a Forlì "Salvimaio"

FORLÌ. Cantore dell’epica attuale (?), Andrea Scanzi qualche anno fa aveva già inventato una… creatura mitologica 2.0, quel Renzusconi che aveva fatto preoccupare e ridere migliaia di spettatori. Il giornalista del “Fatto quotidiano” torna alla carica con il Salvimaio, al teatro Fabbri di Forlì il 22 febbraio (ore 21) fuori abbonamento.

«Questo è il secondo tempo del mio racconto – spiega Scanzi –: con Renzusconi facevo il punto su quanto è successo nel Paese prima del 4 marzo, ora cerco di chiarire cos’è la Lega, cosa significa il “patto” con i Cinque Stelle, e anche dov’è finita l’opposizione. Che è il grande, vero problema: a livello locale, ad Arezzo, la mia città, il più “renziano” dei centri della Toscana, il Pd aveva già perso il sindaco, ma parliamo di un partito di sinistra affidato a un leader che di sinistra non ha nulla, con una classe dirigente carente e che neppure dopo la botta di marzo ha sentito la necessità di ricominciare. E neanche Zingaretti può fare nulla se non si libera degli impresentabili che hanno distrutto il partito. Renzi in testa».

Però lei non salva neanche il “Salvimaio”…

«Come potrei? Salvini è la figura meno “politica” al mondo, e il governo di cui fa parte manca completamente di visione. Infatti sono dove sono, non per proprio merito ma perché manca un’alternativa: chi ci guida infatti naviga a vista, senza alcun progetto, proclamando una concretezza che è solo dichiarata».

E quindi, è possibile una spallata a una entità così fragile?

«Non me la auguro: perché quello che seguirebbe sarebbe un governo fascista, razzista, autenticamente schifoso… Posto che i governi peggiori di tutti sono stati quelli a firma Berlusconi, ci troveremmo al potere Meloni, La Russa… elementi ben peggiori di un Toninelli, e stavolta avremmo a che fare con un SalviLoni!».

Ma come ci siamo arrivati?

«Negli ultimi vent’anni la sinistra ha deluso al punto che molti suoi elettori hanno preferito votare i Cinque Stelle. Penso a D’Alema, a Veltroni, a Fassino ma anche alle prime uscite di Landini, o a Calenda che di sinistra non ha un bel nulla. Con loro il partito ha smarrito il senso della propria storia e il rapporto con il suo elettorato naturale».

Non si salva nessuno…

«Si fa fatica… Berlusconi ha in sé qualcosa di profondamente abbietto ma non è che la sinistra “radicale” mi convinca di più. Da uomo di sinistra, lo confesso, mi sento profondamente deluso e disorientato: e durante lo spettacolo, proprio quando dichiaro questo mio smarrimento e mostro la foto di Berlinguer e Pertini abbracciati, viene giù il teatro…».

Il suo smarrimento quindi è condiviso dal Paese.

«Anche le analisi del Censis disegnano un popolo sempre più rancoroso e pieno di rabbia: e ogni volta che pongo un problema o un tema “sensibile” nei miei articoli, ecco la rabbia, gli attacchi, specialmente se si parla di migranti, per cui, qualsiasi cosa tu dica, o sei razzista o imbecille. È una situazione sconcertante, che rivela un livello minimo di coscienza e di etica».

I mezzi di comunicazione hanno una grave responsabilità.

«In questa situazione di delirio quello che funziona di più in realtà è la comunicazione elementare di Salvini, e finché la sinistra non lo capirà sarà lui ad avere “ragione”. Quanto a noi giornalisti, dobbiamo essere vigili, sentinelle delle democrazia, senza fare lo stesso errore commesso con Berlusconi».

Quale?

«Tollerare troppo, come abbiamo fatto anche con Renzi: temo anzi che questo governo oggi ci sia proprio perché non sono state fatte le pulci ai governi precedenti».

Un po’ di colpa se la sente anche lei?

«Io sono sereno: ho massacrato Renzi, da sinistra, perché in quel momento storico lui era, a mio parere, il male assoluto. Il giornalista per onestà intellettuale non deve essere il giannizzero del potere né parlarne male a prescindere, ma deve essere una sentinella, per conto di quei lettori che hanno il bisogno e il diritto di conoscere le pieghe delle decisioni, pieghe che spesso solo noi siamo in grado di svelare».

Info: 0543 26355; biglietti 23 euro

www.accademiaperduta.it.

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