CULTURA

10/02/2019 - 04:40

di GIULIA FARNETI

"Maschilismo, una prigione emotiva per noi uomini"

Lo scrittore presenta lunedì al Cinepalace di Riccione il suo romanzo "Se ami qualcuno dillo"

"Maschilismo, una prigione emotiva per noi uomini"

RICCIONE. Con un’amara ironia, il concetto di virilità e la ricerca di una nuova identità maschile: questo affronta “Se ami qualcuno dillo”, il romanzo d’esordio di Marco Bonini che verrà presentato lunedì 11 febbraio al Cinepalace di Riccione alle 21 con Martina Colombari che leggerà brani tratti dal romanzo.

Già conosciuto nella sua veste di attore e sceneggiatore – come film del calibro della trilogia “Smetto quando voglio” e di “Noi e la Giulia” – questa volta lo vediamo in vesti completamente diverse da quelle a cui siamo abituati. Il suo romanzo prende le mosse da uno spunto autobiografico, ovvero il completo ribaltamento della personalità del padre di Bonini in seguito al coma dovuto a un grosso attacco di cuore.

Bonini, perchè questo libro?

«Tutto è partito da uno stimolo autobiografico che è la malattia che ha avuto mio padre nel 2000, che l’ha portato a un coma e a un danno celebrale abbastanza importante. Dopo due mesi, si è svegliato ed era totalmente un’altra persona. Ho seguito la degenza di mio padre che mi ha fatto capire che c’era una storia molto importante da raccontare, al di là di questa mia esperienza personale».

Virilità e la ricerca di una nuova identità maschile, sono queste le tematiche affrontate. Lei come le definirebbe?

«Oggi si parla del maschilismo come forma oppressiva dell’uomo sulla donna, ma si parla assai poco come di fatto sia stata una prigione emotiva per l’uomo che si è ritrovato escluso dal mondo dei sentimenti che invece sono stati prerogativa femminile da sempre. Credo che sia arrivato il momento di fare mea culpa per le violenze che abbiamo inflitto e reagire costituendoci parte civile di questa oppressione di cui siamo stati anche vittime e carnefici».

Quella che ci racconta è una storia molto toccante. Perché prendere spunto dalla sua storia familiare?

«È stata un’occasione che mi è capitata, è uno spunto molto interessante da cui sono partito».

Partendo dal titolo, se amiamo qualcuno cosa dobbiamo dirgli?

«L’esortazione è quella di non reprimere le emozioni. Il punto non è dire o non dire, ma viverlo. Esternarlo significa condividere un’emozione. Il protagonista della mia storia opprime i suoi sentimenti, come gran parte delle persone fanno. Dobbiamo imparare a far fluire quest’energia dal dentro al fuori e non bloccare le emozioni. Può essere detto con le parole, ma anche con un abbraccio o uno sguardo».

Lei è un attore. Cosa le ha dato in più la scrittura che invece il cinema non è stato in grado?

«Scrivo da quando sono ragazzo per me stesso fino a diventare un vero e proprio lavoro. Ho studiato danza e mi sono avvicinato al teatro e scrivo per il cinema. Quello che a me interessa è raccontare una storia. La differenza che c’è tra una storia cinematografica e narrativa è nel tempo: una scena in un romanzo può essere raccontata in molte pagine, nel cinema no. La commedia rimane lo stile principe però».

Da diversi anni è interprete nel piccolo e grande schermo, com’è nata questa passione?

«Tutto è partito al liceo. La mia prima folgorazione è stata la danza, mi piaceva infatti raccontare storie attraverso la musica. La mia mancata carriera da ballerino mi ha portato a riversare questa mia passione espressiva nella recitazione. Ho così fatto un esame all'Accademia, mi hanno preso e da lì ho iniziato».

Tra i tanti ruoli che ha interpreto, quale ha lasciato il segno in lei?

«Alcuni personaggi li porto dentro. I personaggi che interpreto sono dei luoghi che faccio solo miei e che vado a visitare; quando torno da quei viaggi sono sempre un po’ più ricco di quando sono partito. Porto con me “18 anni dopo” di Edoardo Leo che è il primo film che abbiamo scritto insieme, “Le ragazze di piazza di Spagna”, “Il paradiso delle signore” e “Smetto quando voglio”.

Lei la Romagna come la definirebbe?

«Adoro la Romagna e i romagnoli. Uno di quei sogni che custodisco è un film girato proprio in questa terra che racconta l’identità dei suoi abitanti, che per me è geniale. I romagnoli hanno la capacità unica di fare dell’accudimento un sistema economico, fanno stare bene le persone. È una meta dell’anima per me».

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