TEATRO

08/02/2019 - 07:06

di SERENA MACRELLI

Dalla prigione morale alla libertà. Il “Fronte del porto” si sposta a Napoli

Lo spettacolo diretto da Alessandro Gassmann da oggi a domenica al Galli di Rimini

Dalla prigione morale alla libertà. Il “Fronte del porto” si sposta a Napoli

RIMINI. È ormai abituato a confrontarsi con i mostri sacri del cinema. Come Jack Nicholson, anche Daniele Russo è stato il protagonista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, portato a teatro con grande successo dal regista Alessandro Gassmann quattro anni fa. Proprio grazie a Gassmann ecco di nuovo l’attore napoletano confrontarsi con un altro divo indiscusso del grande schermo: Marlon Brando.

Arriva, infatti, al teatro Galli questa sera, domani e domenica Fronte del porto, adattamento per il palco del film che valse a Brando l’Oscar come miglior attore nel 1955. La riscrittura, affidata a Enrico Iannello, catapulta la vicenda di redenzione dell’ex pugile e lavoratore portuale Terry Malloy da New York a Napoli e dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Luoghi e tempi diversi, ma stessa problematica: l’oppressione, lo sfruttamento, la violenza della criminalità organizzata verso i lavoratori del mare e lo scatto di ribellione e di coraggio del protagonista. Dalla prigione morale, alla libertà, al riscatto, attraverso dubbi, limiti e imperfezioni umane.

Cosa ha pensato quando le è stata prospettata l’idea di questo spettacolo e soprattutto di misurarsi con Brando?

«No, non sono un pazzo. Non è follia. È la fiducia che ho nel teatro che utilizza modalità diverse da quelle del cinema, il linguaggio teatrale è differente e per questo nessuna paura dei confronti. Ho scelto anche di non rivedere il film, si è talmente distanti che non ne ho sentito la necessità».

Il teatro di Gassmann tocca spesso tematiche importanti, in questo caso il caporalato, l’omertà, gli ambienti di lavoro che vengono messi sotto pressione.

«Vogliamo che il teatro abbia sempre un senso, che parli alle persone. Situazioni drammatiche di criminalità si creano dove l’ignoranza la fa da padrone, dove c’è indifferenza rispetto all’illegalità ma anche al gesto volgare. L’omertà è diffusa nella nostra società, si rimane spesso passivi».

Da New York a Napoli, perché?

«Questo trasferimento dà la misura di quanto i problemi siano generali. Napoli fa notizia, ma si sarebbe potuto ambientare Fronte del porto in altre città. Il problema è universale. Inoltre Napoli ha una lingua che è musica, storia, ce lo hanno ricordato i grandi, come Eduardo De Filippo. I costumi sono pensati per rievocare gli anni ’80. È una scelta stilistica, oltre che di contenuto. La lingua napoletana di qualche decennio fa era più affascinante, più musicale».

Non mancano le attualizzazioni che richiamano alla mente gli anni del terremoto, gli anni di Cutulo, ma anche episodi della storia italiana sportiva, come l’oro alle olimpiadi di Mosca di Patrizio Oliva.

Com’è il suo “Terry Malloy”?

«È uno dei personaggi in assoluto più lontani da me. È fortissima l’inadeguatezza del personaggio, che inizialmente considera l’omertà come una sorta di regola degli uomini d’onore. I suoi sono sentimenti primordiali, ha ferite e percosse interiori, è sottoposto a vessazioni. Viene messo di fronte allo specchio e allora reagisce».

Accanto a lui, nel percorso di redenzione anche la figura femminile della giovane sorella di una delle vittime della camorra.

Come si è preparato a questa parte?

«Io e Alessandro siamo stati nel porto di Napoli a fare riprese per le scenografie. Il mondo del porto è molto affascinante, ma non ho avuto molto tempo per studiarlo. Diversamente quando ho interpretato Aleksej ne “Il giocatore” di Dostoevskij ho frequentato qualche gruppo di mutuo-aiuto per capire le dinamiche psicologiche. Anche per Qualcuno volò sul nido del cuculo siamo stati in ospedali psichiatrici».

Suoni, rumori, profumi vengono evocati nello spettacolo grazie ad una scenografia evocativa che, ormai cifra stilistica di Gassmann, fonde il teatro a proiezioni e suggestioni video.

Nella sua carriera ha affrontato testi classici, da Plauto a Shakespeare, a testi più vicini. Cosa vorrebbe per il futuro?

«Mi piace moltissimo la drammaturgia contemporanea. Mi piacerebbe interpretare testi di autori di oggi, affrontarli con più semplicità, con più coraggio rispetto a quanto e come si è soliti fare ora. Abbiamo abituato il pubblico a una tradizione, anche non nostra, e non c’è stato, se non parzialmente, il ricambio di testi. Si ha forse poca fiducia nel pubblico, si pensa che non vada a vedere le novità, e questo non è assolutamente vero».

Inizio spettacoli oggi e domani alle 21, domenica alle 16.

Info: 0541 793811

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