FILM

22/01/2019 - 04:55

di GIULIA FARNETI

’Ndrangheta, la cultura criminale si eredita ma i figli sono “Liberi di scegliere” un’altra vita

Su Rai1 il film con protagonista Carmine Buschini, giovane molto legato alla Romagna

’Ndrangheta, la cultura criminale si eredita ma i figli sono “Liberi di scegliere” un’altra vita

Domenico è un figlio della ‘Ndrangheta; deve decidere se accettare passivamente il ruolo mafioso a cui è destinato, che gli riconosce un’identità precisa e un potere sociale ed economico, oppure scegliere una vita senza radici e certezze, ma libera da violenza, ricatti e connivenze. Liberi di scegliere – in onda in prima serata su Rai1 questa sera alle 21.30 con la regia di Giacomo Campiotti – ci racconta una cruda verità, ovvero l’amara conferma che la cultura criminale si eredita; è un film che cerca di dare una definizione del male non soltanto per chi lo compie ma anche per chi lo riceve per una questione di sangue, ma è anche un tv movie sul sogno e sulla speranza di un mondo migliore, sulla volontà e sulla capacità di rialzarsi. A vestire i panni di Domenico troviamo Carmine Buschini, uno degli attori più amati dai giovanissimi, che ha un legame strettissimo con la Romagna – ha infatti vissuto un lungo periodo a Longiano – che si è fatto conoscere dal pubblico interpretando il personaggio di Leo nella fiction Braccialetti rossi. Del film e di molto altro abbiamo parlato con lui.

Buschini, nel tv movie “Liberi di scegliere” interpreta Domenico. Ci racconta un po’ di lui?

«Domenico è un giovane che ha la sfortuna di nascere in una potente famiglia della ’Ndrangheta calabrese; non ha una vita facile, la sua esistenza è centrata sul volere del padre e non è pienamente consapevole che prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe dovuto prendere le redini della famiglia. Non ha ben chiaro la distinzione tra quello che può essere giusto o sbagliato, tra il bene e il male. Quello che non gli manca è la voglia di vivere».

Interpretando questo ruolo che idea si è fatto della ’Ndrangheta?

«Prima di questo film era un argomento che non conoscevo in maniera così approfondita ma, essendo ispirato a una storia vera, ho sentito una forte responsabilità di informarmi e leggere il più possibile, traendo anche qualche suggerimento da chi ha vissuto una storia come quella del mio personaggio. Penso che questa organizzazione criminale abbia una certa rigidità, chiusura e che sia fortemente legata alla famiglia».

Cosa prova il suo personaggio ad appartenere a una famiglia criminale: odio o orgoglio?

«Per quanto non condivida le scelte del padre e di suo fratello maggiore, vuole loro bene. Non credo arrivi a odiarli e neppure a esserne orgoglioso, piuttosto ritengo che cerchi di interrogarsi e di comprendere al meglio la sua stessa vita».

Cosa cambia nella vita di Domenico dopo l’incontro con il giudice Lo Bianco?

«Cambierà molto perché il mio personaggio è sempre stato abituato ad avere sempre qualsiasi cosa desiderava; quando questo uomo dello Stato sceglierà di prendersi cura di lui, la sua vita cambierà perché si troverà davanti quella vera, con tutte le sfumature delle emozioni. Gli verrà insegnato a ragionare con la pancia, con il cuore».

Oggi, secondo lei, siamo “Liberi di scegliere?

«Non sempre, ma tutti hanno il diritto e la possibilità di scegliere la propria vita e il proprio futuro. Credo che la vera libertà di ognuno di noi sia la coerenza con noi stessi».

Cosa ha significato recitare con Alessandro Preziosi ed essere diretti nuovamente da Giacomo Campiotti?

«Sono stato ancora una volta felicissimo di essere guidato da Giacomo che, a differenza dei più, ha un grande cuore e la capacità di valorizzare le persone. Sono onorato di essere al fianco di un colosso della recitazione come Alessandro; da uno come lui c’è solo da imparare. Non posso far altro che dire grazie».

È un volto molto amato tra i giovanissimi, soprattutto per il ruolo di Leo in “Braccialetti rossi”. Qual è stata la forza di quella fiction e cosa “deve” a questo giovane?

«La fiction ha saputo raccontare l’amicizia e la sete di vita che di fatto ognuno di noi ha, pur sopportando le sfide che intralciano il nostro cammino, come per esempio la malattia. Devo molto a questo personaggio, il mio primo ruolo con una forte responsabilità nei confronti di chi mi guardava in tv».

Filippo Gravina nella serie tv “Il capitano Maria” con Vanessa Incontrada, è un ragazzo difficile che cambia nel corso della fiction. Cosa lo salva?

«L’amore per Luce. Quasi sempre se non siamo soli, se abbiamo qualcuno al nostro fianco che ci ama e crede in noi, usciamo vincenti da qualsiasi battaglia».

Per quali motivi ha scelto di far parte del complesso mondo dello spettacolo?

«Recitare è sempre stato il mio sogno sin da bambino anche se in quel periodo non ne ho avuto la possibilità, sia dal punto di vista economico che familiare. Ho avuto il privilegio di iniziare ed essere notato a 15 anni».

Ha un legame profondo con la Romagna. Come definirebbe questa terra?

«È il mio porto sicuro. Tutti noi abbiamo un posto in cui tornare per respirare, sia nei momenti di buio sia in quelli di luce; per me la Romagna è questo: il mio rifugio».

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