TEATRO

19/01/2019 - 12:47

di GIULIA FARNETI

"Preziosa" storia al femminile allo Spazio Tondelli di Riccione

Francesca Inaudi in scena racconta "il percorso di crescita di una giovane donna con un pizzico di ironia"

"Preziosa" storia al femminile allo Spazio Tondelli di Riccione

RICCIONE. Quella che il pubblico conoscerà questa sera alle 21 allo Spazio Tondelli di Riccione, è una donna che ripercorre le tappe fondamentali della sua vita attraverso tutte le volte in cui ha tentato di togliersi la vita in un vero e proprio flusso di coscienza.

“Preziosa”, questo il suo nome, racconta della sua sindrome d’abbandono, dei genitori anaffettivi, dei suoi sgangherati rapporti di coppia, della migliore amica divenuta mito, della psicoterapia, della difficoltà a chiedere aiuto, ma soprattutto del miracolo della vita che regala sempre un’ennesima opportunità.

Tratto da un testo di Maria Teresa Venditti per la regia di Luca De Bei, a vestire i panni di Preziosa è una bravissima Francesca Inaudi – diplomata alla Scuola del Piccolo di Strehler e Ronconi – volto assai noto della tv, del grande schermo e del teatro italiano; con lei abbiamo parlato dello spettacolo teatrale ma non solo. Il suo spettacolo si tiene al termine della residenza artistica che ha tenuto nella Perla Verde.

Inaudi, cosa l’ha spinta a dire sì a questo progetto teatrale?

«È un progetto che praticamente nasce in casa: tutto è partito dal desiderio di realizzare progetti che mettessero in sinergia i componenti che stanno nella mia agenzia. C’è stata poi l’idea di portare in scena il percorso di crescita e di acquisizione di consapevolezza di una giovane donna attraverso episodi significativi della sua vita con un pizzico di ironia e registri diversi da quelli che comunemente siamo abituati».

Preziosa è la donna che sembra essere quasi sull’orlo del baratro ma che alla fine vede un suo riscatto. È così?

«In un certo senso sì. Quello che di fatto cerchiamo di raccontare è come molto spesso crediamo di essere sull’orlo del baratro e pensiamo di avere molte meno risorse rispetto a quelle che invece abbiamo, quando in realtà abbiamo molte più possibilità. È una messa in scena di riscatto piuttosto comune, senza nulla togliere alla straordinarietà alla storia e al personaggio; è scritta e rappresentata perché ognuno di noi – uomo o donna che sia – possa riconoscersi nell’appropriarsi dei propri strumenti attraverso gli episodi della vita».

Tante le tematiche da lei affrontate, in particolare gli affetti con le persone più care. Cosa rappresenta l’affetto per il suo personaggio? E per lei?

«Per Preziosa è una forma di compensazione, di droga, di bisogno di attenzione e di amore. Spesso chi proviene da una realtà piuttosto traumatica in tenera età, si porta dietro strascichi anche in età adulta. Credo che l’amore sia per tutti una necessità primaria, essere amati e amare ritengo sia alla base della vita di ciascuno di noi».

Come già dicevamo, il miracolo della vita alla fine ha la meglio: «Vivi spinta dal desiderio e non dalla paura». Ritiene che sia davvero così?

«Assolutamente sì. La vita ha e deve sempre avere la meglio. Chi non riesce a cogliere questo pensiero se ne va purtroppo. La regola della nostra esistenza è anche accettare quello che ci viene offerto e non sempre sono cose positive».

Recentemente l'abbiamo vista su Rai1 al fianco di Gigi Proietti in “Una pallottola nel cuore” nelle vesti di una cronista. Quale ritiene sia il compito del giornalismo oggi?

«Credo che i social network e il nuovo mondo dell'informazione abbiano cambiato molto il modo di fare giornalismo. Se prima fare questo mestiere su carta stampata era in un modo, ora è in un altro. Il giornalismo dovrebbe attenersi ai fatti ed essere obiettivo, lasciando fuori tutte le possibili sfumature delle opinioni».

Lei è un’attrice di successo, ma cosa significa esserlo nel 2019?

«Faticare moltissimo per mantenere un’integrità, faticare molto per farsi pagare – in questo mestiere, come per molti altri, l’attore non viene quasi mai pagato adeguatamente come invece dovrebbe accadere – e lottare estremamente per avere ben salda una coerenza, un’identità e un’umiltà in un mondo sempre più orientato verso l’immagine e l’apparenza. Un attore deve sempre alimentare le sostanze di quel qualcosa che rappresenta».

Ha preso parte al film “La bestia del cuore” di Cristina Comencini, un film delicatissimo che parla di famiglia e abusi, un tema molto scottante in questi ultimi anni. Cos’è per lei una molestia?

«Non è semplicissimo rispondere. Mia madre mi ha cresciuto dicendo che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. Detto questo, la molestia è quel qualcosa che viola lo spazio altrui, di qualunque genere esso sia. Una forma di violenza è tale nel momento in cui una persona mette un confine e questo confine non viene rispettato. Senza entrare in merito alla violenza sessuale, qualsiasi forma di violazione dello spazio personale dell’altro, è una forma di molestia, anche aggredire l’altro soltanto con delle parole».

È stata anche tra i protagonisti di “Noi credevamo” di Mario Martone. Oggi lei in cosa crede?

«Credo sempre e comunque nella vita e nell’amore, nelle persone di cui mi fido e che come me credono che il mondo possa andare avanti con il contatto umano, lo scambio, l'arricchimento personale e l'affrontare la vita con fiducia. Essere vivi è un dono e non dobbiamo mai dimenticarlo».

Info: 320 0168171

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