LO SPETTACOLO

17/01/2019 - 07:15

di CLAUDIA ROCCHI

Simone Cristicchi questa sera sul palco a Cesenatico

Presenta uno dei suoi cavalli di battaglia: “Li romani di Russia”

Simone Cristicchi questa sera sul palco a Cesenatico

CESENATICO. È artista eclettico Simone Cristicchi. Nato a Roma nel 1977, in vent’anni di attività ha realizzato uno scrigno prezioso, un patchwork di parole belle, significative, declinate ora in poesia, ora in canzoni, ora in narrazione, ora in libri della memoria, ora in disegni dove il fumetto è l’espressione più diretta.

Stasera alle 21, ospite della rassegna “Naufragi” al teatro Comunale di Cesenatico, Cristicchi presenta uno dei suoi cavalli di battaglia teatrali; è Li romani di Russia, il suo primo spettacolo di narrazione e memoria che debuttò a fine 2010; nel luglio 2011 lo presentò al Giardino della poesia di Casa Pascoli. Slitta invece dall’8 febbraio al 27 marzo, al Masini di Faenza, Mio nonno è morto in guerra, suo secondo spettacolo di successo e di memoria. Le ragioni si devono al suo quinto ritorno al Festival di Sanremo; esordì nel 2006 con Che bella gente, vinse nel 2007 con la commovente Ti regalerò una rosa, poi Meno male (2010), La prima volta (che sono morto) e Mi manchi (2013). La sua nuova canzone è Abbi cura di me.

Cristicchi, dopo anni il suo “Li romani di Russia” continua a essere richiesto.

«È il mio spettacolo più longevo, più di 300 repliche. È un’opera particolare, in ottave romanesche, scritta da Elia Marcelli che fu un reduce della guerra di Russia. Mi sono innamorato di questo poema, opera sconosciuta considerata dagli studiosi di linguistica un piccolo capolavoro della letteratura italiana. E poi racconta una storia di famiglia».

Della sua famiglia?

«In un certo senso; mio nonno Rinaldo, come Elia Marcelli, partecipò alla campagna di Russia nel 1941-43 e riuscì miracolosamente a salvarsi. Ma non volle mai raccontarne; quando è venuto a mancare, ho sentito che questo testo poteva colmare quel vuoto, quella storia che non aveva mai avuto il coraggio di raccontare».

È anche diventato un libro?

«È diventata una graphic novel, un fumetto, pubblicata da Rizzoli. Ha permesso così di divulgare agli italiani l’esistenza di questo testo in rima, distintivo per l’utilizzo dell’ottava classica. Un po’ come un poema epico, ma in lingua romanesca che è la lingua della mia famiglia».

Cosa indaga invece nel suo ultimo “Manuale di volo per uomo”?

«L’animo umano, che è altrettanto vasto. È il mio primo spettacolo in prosa. È la storia di un dolore che si trasforma in bellezza, di una vita sfortunata che trova compimento nella scoperta dell’arte».

Anche per lei l’arte ha avuto un ruolo terapeutico?

«Sì; io nasco artista a 12 anni quando ho perso mio padre. Aveva 40 anni. Quel dolore mi portò a chiudermi in me stesso; nella mia stanza cominciai a disegnare in maniera compulsiva, a inventare storie, a ridisegnare un mondo bello dove poter vivere, proprio perché sentivo di essere diverso dagli altri. Posso quindi affermare che da questa tragedia familiare nasce l’artista Simone».

Il disegno è stato il suo primo modo di esprimersi?

«Inventavo storie a fumetti per comunicare con i miei coetanei, con i miei compagni di classe. Poi a 16 anni ho scoperto la chitarra e sono passato dai fogli di carta agli spartiti musicali. La canzone è diventata il luogo dove continuare a narrare il mondo».

Teatro, canzone, o entrambi?

«Ho scelto il teatro dopo quattro dischi di canzoni perché mi sentivo più protetto rispetto al marasma del mercato discografico. È stata una scoperta incredibile poter raccontare una storia di un’ora e mezza invece che di tre minuti. Ciò non toglie che la canzone è il primo amore e non riuscirei a tradire la musica per il teatro».

Il suo ritorno al Festival di Sanremo lo conferma; come è arrivato il nuovo pezzo?

«È importante partecipare al festival quando si ha qualcosa di importante da dire. Sanremo non lo interpreto come vetrina per vendere dischi, ma come mezzo per comunicare un’emozione e una storia in cui credo. Le canzoni, aggiungo, arrivano all’improvviso, io non sono un fabbricante, ma un artista. Possono passare anni prima che arrivi l’ispirazione, ma quando arriva…, so riconoscere una bella canzone, Abbi cura di me lo è. È una canzone d’amore universale».

È pure direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo e ha commissionato uno spettacolo al nostro Roberto Mercadini.

«L’ho conosciuto seguendo suoi video su internet, l’ho contattato, ci siamo incontrati. L’ho invitato al mio festival toscano di narrazione Narrastorie, quindi gli ho proposto di scrivere uno spettacolo inedito; lui ha scelto Vita di Leonardo. Roberto è una persona umile ed entusiasta della vita. È nata una bellissima amicizia. Debutterà all’Aquila il 7 febbraio».

A lei in bocca al lupo per la vittoria a Sanremo!

«So che avrò i romagnoli dalla mia parte».

Euro 10-8. Info: 349 5384058

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