PITTURA

11/12/2018 - 13:00

di DANIELA RICCI PRINCIPATO

"Le mie opere e il fantastico mondo di Fellini. Noi collaboratori lo chiamavamo “Il faro”"

L’artista ha lavorato da poco più che ventenne e per quasi trent’anni per realizzare i quadri di scena e i manifesti dei film del regista. Le creazioni sono in mostra a Rimini

"Le mie opere e il fantastico mondo di Fellini. Noi collaboratori lo chiamavamo “Il faro”"

RIMINI. Nell’Hotel Duomo del centro storico di Rimini, l’artista Giuliano Geleng (Roma 1949), con la sua mostra di dipinti, rende omaggio al grande regista Federico Fellini.

L’atmosfera che avvolge il visitatore sembra essere quella ovattata di uno spazio museale. Geleng, che ha lavorato da poco più che ventenne e per quasi trent’anni per realizzare i quadri di scena e i manifesti dei film del regista, dialoga attraverso le opere, con la persona che maggiormente ha influenzato la sua vena artistica.

Col padre Rinaldo ( Roma 1920-2003 ) anche egli pittore, ha vissuto per anni a contatto quasi giornaliero con Fellini assorbendo, in tal modo, quella capacità creativa e fantasiosa, che ha alimentato la sua arte e che lo ha fatto crescere in un rapporto di continua evasione dalla realtà, tanto da portarlo a realizzare opere a carattere metafisico, il cui significato si trova al di là dei contorni del mondo reale.

In mostra si possono ammirare bozzetti per i film realizzati o, mai prodotti, passando dalla parata dei personaggi, a svariati frammenti che rappresentano particolari delle gigantesche scenografie felliniane.

L’importanza di questa esposizione è data dal fatto che nelle opere c’è il percorso evolutivo di un uomo che si è maturato artisticamente, assorbendo la genialità della persona con cui interagiva.

Professor Geleng, in quale momento della vita ha capito quanto sia stato importante lavorare con il grande regista Fellini?

«Quando nel 1972 è iniziata la mia collaborazione, Federico Fellini già super premiato, si scriveva con tre elle, ero quindi ben consapevole che il suo mondo era “fantastico”… non per niente da noi collaboratori veniva chiamato “Il faro”».

Come ha potuto mantenere una propria autonomia di stile per dipingere quadri che non rispecchiassero la dirompente influenza felliniana?

«Mi domando dove ha origine la luce dell’universo e se da un moto costante si possa rappresentare un attimo infinito. Questo è l’enigma, il mistero del silenzio che aleggia sul palcoscenico dopo il “grande spettacolo Felliniano “ e, spente le luci, tutto torna a tacere. Spettacolo e Silenzio, per quanto possa sembrare strano è proprio in questo modo che avviene per me, l’incontro».

Aldilà del lato tecnico e descrittivo delle produzioni cinematografiche, l’aspetto più interessante che caratterizza i quadri di Geleng è la parte spirituale. L’entità superiore della sua religiosità a volte è rappresentata da una luce o da un elemento non identificato che irradia il soggetto.

Il quadro viene sagomato con un piano ottico come se fosse un proscenio, l’osservatore resta rapito dal silenzio e dalla serenità trasmessa sia dal colore che dall’atmosfera di attesa. La mostra ha avuto il patrocinio del Comune di Rimini e rimarrà in sede fino al 31 gennaio 2019.

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