RECITAL

25/11/2018 - 06:28

di GIULIA FARNETI

Barbara De Rossi: "Vorrei che le donne trovassero pace, considerazione, rispetto e libertà"

Stasera allo Spazio Tondelli di Riccione in scena insieme a Francesco Branchetti. "Il vero amore non fa male, non ferisce, non uccide"

Barbara De Rossi: "Vorrei che le donne trovassero pace, considerazione, rispetto e libertà"

RICCIONE. Quello che verrà portato in scena oggi alle 17.30 allo Spazio Tondelli di Riccione è uno spettacolo nel quale la donna è l’assoluta protagonista; donne di ieri e di oggi, pronte ad alzare la voce per dire no alla violenza e ai femminicidi. “Coro di donna e uomo” vede protagonisti Barbara De Rossi e Francesco Branchetti in un recital a due voci. Dalla Fedra e Andromaca che cantano un triste destino a Lady Macbeth e alla sua attrazione per la mondanità, fino a Saida, che tenta di dare voce a un’Algeria straziata dalla guerra civile.

De Rossi, per quali motivi ha detto sì a questo spettacolo?

«È molto coinvolgente perché portiamo in scena voci di donne e uomini; in particolare faccio emergere vere e proprie richieste d’aiuto e di giustizia. È una messa in scena ricca di anima e di cuore che racconta le difficoltà di essere donne».

È cambiata la voce delle donne di ieri rispetto a oggi?

«La richiesta di giustizia è rimasta la stessa, ma sono cambiati i mezzi. Qualche anno fa c’era molta più omertà; il delitto d’onore è stato abolito non da molto: fino a quel momento un marito poteva uccidere la moglie, farsi un anno di carcere e riprendersi la sua vita. Adesso c’è la libertà di poter esprimersi e di dire la propria opinione».

Cosa vuol dire essere donna nel 2018?

«Molti diritti sono stati conquistati, ma credo ci sia ancora molto da fare. Significa continuare a cercare di trovare un rapporto alla pari con gli uomini. Ritengo che ci siano ancora molte cose che vanno cambiate, ma per salvaguardare noi stesse e le future generazioni si deve attuare un piano di educazione e di rispetto a cominciare dalle scuole».

Tra le tante storie portate sul palco, ce n’è una che più di altre le è particolarmente cara?

«Sì, certo. Si tratta della storia di una donna araba vittima della guerra, che subisce la violenza culturale del suo Paese ma anche quella degli stranieri che uccidono. È una donna che urla ma il mondo intorno a lei è completamente sordo».

Quale messaggio le piacerebbe arrivasse a coloro che verranno a vederla?

«Vorrei che il 25 novembre fosse celebrato tutti i giorni. Vorrei che finalmente le donne trovassero un po’ di pace, di considerazione e rispetto, mi piacerebbe che potessero godere della loro libertà».

Ha condotto il noto programma di Rai3 nel quale si parlava proprio di violenza contro le donne. Quand'è che l'amore si trasforma in criminale?

«Il vero amore non fa male, non ferisce, non uccide, non limita e non demolisce. L'amore è il sentimento che ci tiene in vita e ci permette di vivere al meglio. Diventa criminale nel momento in cui diventa possesso».

Lei è un'attrice affermata, com'è nata questa passione?

«In maniera del tutto casuale. Sono nata a Roma ma ho vissuto a Rimini fino ai 18 anni; per gioco ho partecipato a un concorso di bellezza e successivamente mi è stato chiesto di partecipare a un film. Mossa da una grande curiosità è iniziato un percorso che poi è diventato la mia vita. Dopo anni di studio, ho capito che il mio posto poteva esser questo. Il mondo dello spettacolo in Italia è molto complesso e la meritocrazia non viene quasi mai premiata».

Qual è il suo rapporto con la Romagna?

«Per me è casa. È l’infanzia, l’adolescenza, il periodo più bello della mia vita. Non sempre riesco a tornarci, ma già in autostrada quando mi avvicino comincio a sentire il suo profumo. Mio padre vive ancora qui e mio fratello ci ha vissuto per qualche anno. Ho ricordi bellissimi di questi luoghi, come quello di quando noi ragazze che andavamo di nascosto a vedere Alain Delon quando girava La prima notte di quiete al Paradiso di Rimini».

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