TEATRO

24/11/2018 - 07:35

di CLAUDIA ROCCHI

Il Re Lear diventa la Regina Lear. Shakespeare sì, ma “en travesti”

La compagnia Nina’s Drag Queens di Milano propone la sua lettura in chiave contemporanea del classico del Bardo

Il Re Lear diventa la Regina Lear. Shakespeare sì, ma “en travesti”

LONGIANO. Si apre in modo sorprendente, la prosa del teatro Petrella di Longiano. Stasera alle 21 debutta in anteprima il nuovo spettacolo della compagnia Nina’s Drag Queens, attiva dal 2007 a Milano, dal titolo “Queen Lear”.

È una lettura in chiave contemporanea del “Re Lear” di Shakespeare da parte di una compagnia en travesti che gioca al teatro con serietà, e con divertimento, in stile drag queen. Alla recitazione unisce il canto dal vivo, canzoni originali e citazioni di cantanti noti.

“Re Lear” diventa una tragicommedia sui problemi familiari, sul rapporto di tre figlie con un’anziana madre che comincia a uscire di senno come in Re Lear.

Il testo è tradotto da Claire Dowie sia in inglese che in italiano. Il lavoro è una coproduzione importante con i teatri Carcano di Milano e Metastasio di Prato; l’anteprima nazionale fa seguito ad alcuni giorni di residenza longianese della compagnia; il Petrella riconferma dunque la vocazione avviata nel 1986 di teatro di accoglienza per nuovi debutti, come indica il titolo del cartellone “R-accolti”.

È Gianluca Di Lauro a farsi portavoce della compagnia.

Un Re Lear in veste contemporanea e femminile, musica, canzoni, due lingue. Si annuncia progetto ricercato.

«Dopo dieci anni di attività – risponde Di Lauro – arriviamo a questa produzione più importante. La scelta di recitarlo in un secondo momento anche in inglese ci permetterà di portarlo anche fuori. Claire Dowie ci ha ritagliato una riduzione su cinque attori e sei personaggi (uno fa la doppia parte). Dall’inglese lo abbiamo poi tradotto in italiano come i testi delle canzoni. Le musiche dal vivo sono di Enrico Melozzi, “Queen Lear” diventa una opera musicale con canzoni su misura. Il testo di Shakespeare si cala nella realtà contemporanea».

Che cosa racconta?

«La nostra regina è un’anziana signora italiana immigrata a Londra dove ha gestito un negozio di bambole; giunta alla senilità lascia alle tre figlie il compito di accompagnarla nella sua vecchiaia, lo fa con la stessa modalità di Re Lear chiedendo loro una dichiarazione d’amore nei suoi confronti. Il nocciolo dello spettacolo diventa il rapporto fra l’anziana signora che comincia a dare segni di demenza, e le figlie che la devono gestire. Emergono i diversi caratteri delle figlie fino alla morte della protagonista. La tragedia per noi ruota più sulla famiglia che non su eredità e potere. Ma ci sono anche parti da commedia che appartiene al nostro Dna».

Perché è al femminile?

«La maschera della drag queen è l’idea attorno cui abbiamo costruito la compagnia, il personaggio femminile è dunque fra le nostre chiavi di lettura teatrali. In questa “Queen Lear” aggiungiamo una novità: l’inserimento di un personaggio maschile. È Edmund interpretato dallo stesso attore che recita Cordelia. Edmund porta con sé il tema del bastardo, del figlio illegittimo, del diverso, di colui che soffre la discriminazione. Edmund diventa il nostro perfetto migrante, utile pure alla funzione narrativa per fare scatenare la rivalità d’amore fra le sorelle regine».

Le drag queen cantano cover di altri cantanti, anche in play back, voi cantate dal vivo.

«È un'altra nota di vanto di questo lavoro, è la prima volta per noi, abbiamo investito molto tempo per prepararci. Oltre ai pezzi scritti ex novo, aggiungiamo citazioni in stile drag, di cantanti come Battisti, Battiato, Nannini; nella versione inglese con Bob Dylan e Police. Una però la cantiamo in entrambe le versioni così com’è: è “I will survive” della grande Gloria Gaynor».

Euro 16-12. Info: 0547 666008

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