NOVAFELTRIA

21/11/2018 - 19:43

di RITA GIANNINI

A Novafeltria un Riccardo III senza tempo in lotta con i suoi fantasmi

Il male invisibile e il crimine: l’artista insieme a Stefano Randisi porta al teatro Sociale di Novafeltria tutta l’attualità di Shakespeare

A Novafeltria un Riccardo III senza tempo in lotta con i suoi fantasmi

«Shakespeare nelle sue opere è sempre attuale. E non può non esserlo Riccardo III, di tiranni ce ne sono tanti nel mondo e soprattutto in questo periodo».

È quanto spiega Enzo Vetrano che, con Stefano Randisi, lo sta portando in scena in un nuovo, singolare e coinvolgente adattamento. Questa sera, ore 21 (domani matinée per le scuole) i due autori, attori e registi siciliani, imolesi di adozione da oltre trent’anni, approderanno al Sociale di Novafeltria, per restituire un Riccardo senza età e senza tempo, unica data in Romagna. Dopo il felice debutto all’Arena del Sole di Bologna il 23 ottobre, continua con successo la tournée «evidenziando un’attenzione davvero speciale soprattutto da parte dei giovani».

La drammaturgia porta la firma di Francesco Niccolini, la produzione è di Emilia Romagna Teatro e al fianco dello storico duo c’è Giovanni Moschella, per vestire con Randisi tutti i personaggi del dramma. Vetrano è Riccardo, elegantissimo, in costume nobiliare di fine XV secolo; non è però in un castello tardo medievale e gli interni sono disadorni e freddi, come in una stanza d’ospedale.

Entriamo nella rilettura shakespeariana con Enzo Vetrano.

«È un lavoro molto innovativo, con un’ambientazione asettica che lascia intuire un manicomio, una prigione, potrebbe anche essere una clinica svizzera, dove il criminale, Riccardo III, va a concludere la propria efferata esistenza, una morte desiderata, immaginata e ottenuta».

Al posto del trono sulla scena c’è una sedia a rotelle e accanto un lettino e una vetrina piena di teschi, perché?

«Sta a indicare che tutto è già avvenuto; Riccardo dopo aver compiuto crimini efferati per riuscire a mettere la corona sulla testa e a incarnare il potere assoluto incomincia a cadere, piange, sente che sta vivendo un momento terribile, non gli interessa più niente. Rivive i suoi fantasmi, uno ad uno, e non riesce a liberarsene. Si vede la malattia che lo sta divorando».

Perché c’è ancora necessità di rappresentare questo dramma?

«Riccardo è di una modernità impressionante, è uno che non guarda al dolore che provoca e oggi siamo arrivati al punto che non ci si accorge più del dolore degli altri. Come nell’originale shakespeariano il male si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa: nell’epoca delle false identità e dei travestimenti – digitali, analogici, domestici – il crimine, anche il più efferato, non è mai facile da riconoscere né da confessare».

Quale riferimento contemporaneo avete preso a prestito?

«Shakespeare e il suo Riccardo non ci bastano più: eppure è un testo gigantesco, sublime, dalle prime parole alle ultime, che cancellano l’orrore, liberano dal sangue e dalla presenza angosciosa del male, nella sua incarnazione più pura e luciferina. Così è stata fortissima l’esigenza di sottrarlo al medioevo e fargli abitare il presente, perché non fosse l’ennesima variazione sul tema ma qualcosa di meno rassicurante. Abbiamo preso come riferimento il romanzo verità di Emmanuel Carrere L’avversario che narra la storia vera di Jean-Claudie Romand, un uomo che, nel 1993, dopo aver mentito e derubato per 20 anni la famiglia, una volta scoperto, ha ucciso tutti i suoi cari, ha fatto il carcere e ora sta per uscire. Nello spettacolo c’è più Romand e meno Riccardo ma dall’inizio alla fine non c’è una parola che non sia di Shakespeare».

E così tutti i personaggi del testo originale?

«Sì, tutti. Lo spettacolo è un gioco di teatro straordinario con un ritmo forsennato e la narrazione passa attraverso una verità recitativa. Grande è stato in questo senso l’insegnamento di Leo De Berardinis che ci spingeva a essere e non a fare. Le parole ti devono attraversare. E accade che per un’ora e mezza è la verità che ti passa addosso».

Anche questo è uno dei segreti dell’entusiasmo di critica e di pubblico che state riscuotendo?

«Siamo molto contenti, il lavoro viene accolto con grandi riscontri e per noi il vero elogio è quando ci dicono che finalmente hanno capito Riccardo III».

Info:333 3474242
www.teatrosocialenovafeltria.it

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