TEATRO

18/11/2018 - 09:14

di RITA GIANNINI

La violenza “per bene” che fa paura. "Un lavoro fastidioso, senza empatia"

A Poggio Berni oggi va in scena "Polvere. Dialogo tra un uomo e una donna" sulla violenza di genere

La violenza “per bene” che fa paura. "Un lavoro fastidioso, senza empatia"

«Tutti potremmo rischiare di fare del male se non diventassimo consapevoli di noi stessi. Per questo è importante riflettere sui propri pensieri e sugli atteggiamenti che assumiamo in nome dell’amore nei confronti della nostra partner».

Chi parla è il drammaturgo, regista, attore Saverio La Ruina protagonista oggi, ore 17.30, accanto a Cecilia Foti, alla sala teatro di Poggio Berni, dove porta in scena il suo spettacolo “Polvere. Dialogo tra un uomo e una donna”, sul tema della violenza di genere. Grande è l’attesa per la sua presenza in Romagna, La Ruina ha collezionato i più prestigiosi premi per il teatro, i suoi testi sono rappresentati all’estero, dall’Europa alle Americhe, da Caracas a Chicago, ed è un artista molto apprezzato dalla critica e dal pubblico.

Come pochi sa coniugare una geniale potenza drammaturgico-narrativa con una straordinaria energia recitativa. Cofondatore nel ’92 della compagnia Scena Verticale e nel ’99 del Festival “Primavera dei teatri”, ha scritto questo testo, come ci ha spiegato, per indurre a leggere i piccoli segnali che anticipano la destrutturazione dell’io, l’annientamento psicologico. Quotidiana.com e La Mulena, curatori della stagione teatrale, lo propongono per la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, prevedendo un confronto al termine dello spettacolo, di cui parte dell’incasso sarà devoluta al Centro Antiviolenza “Rompi il Silenzio” di Rimini.

Il lavoro che la compagnia calabrese porta in scena dal 2015, è stato insignito dei premi Lo Straniero, Enriquez, Annibale Ruccello per la drammaturgia, el’Enriquez conferito a La Ruina quale migliore attore. Riconoscimenti che ne sottolineano la potenza espressiva e la straordinaria capacità di andare a indagare in profondità i rapporti di potere all’interno della coppia, compiendo una riflessione sconvolgente. Ed è questo l’aggettivo più adatto per definire lo spettacolo in cui si tocca con mano la stupefacente violenza che viaggia su un tappeto di falsa pacatezza, falsa comprensione, falso amore.

La Ruina, cosa ha ispirato la costruzione drammaturgica?

«Come sempre devo appassionarmi a un argomento, così è stato anche in questo caso. Ho fatto ricerche sul campo e incontrato persone che mi hanno messo al corrente di esperienze drammatiche. Mi sono ispirato a più storie con punti in comune fino a rendermi consapevole che le dinamiche sono simili, sempre pericolose perché quando la violenza è psicologica è molto più ambigua e strisciante con effetti terribili».

Perché nel titolo ha usato la parola polvere?

«Perché come la polvere, che si deposita piano piano, e non la vedi, allo stesso modo, giorno dopo giorno, i colpi inferti sono sottili e le ferite lentamente si acuiscono, dapprima apparentemente insignificanti poi sempre più profonde fino a distruggere psicologicamente il partner».

Com’è la scena in cui il dramma di coppia si compie?

«La scenografia è minimale, dall’esterno si passa in un interno con un tavolo e due sedie, la casa è della donna. Ed è una dimora borghese medio-alta, lei è un’insegnante, lui un fotografo».

Perché proprio questi due protagonisti?

«Perché a differenza di ciò che si può pensare, la violenza di genere abita ovunque, dove c’è chi sta bene economicamente e chi ha un livello di istruzione alto. Non a caso non ho inserito una parola in dialetto, l’intento è offrire una lettura universale non confinata a una regione o un tipo di società».

Un critico ha scritto che fa un certo effetto vedere un uomo fra i più dolci e gentili del teatro italiano riuscire a esprimere una ferocia interiore da mettere i brividi. Perché ha scelto questa chiave interpretativa?

«Dal lavoro può arrivare anche un certo fastidio, perché quando l’ho scritto ho voluto mettere il dito nella piaga. È costruito per non essere empatico, io ho fatto un passo indietro, mi è sembrato utile essere spento per metter tutti davanti a una riflessione».

E il pubblico come reagisce?

“Il pubblico si divide ma accade sempre una cosa importante: tanta gente si ferma a parlare con me e con Cecilia, vuole approfondire riflettendo su quell’amore malato, ucciso dalla gelosia che tutto vuole controllare. E sono contento che sia previsto alla fine un confronto».

Al termine apericena. Ingresso € euro, |ridotto .

Info 347 9353371

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