SAN MARTINO

05/11/2018 - 09:45

di SERGIO SERMASI

Con-dividere il mantello, l’esempio che viene dall’arte

Le opere di Petrignani, Teodorani Morri, Biancini, Baldini, Olivucci

Con-dividere il mantello, l’esempio che viene dall’arte

Martino, uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa, è famoso per l’episodio che determina la sua conversione al cristianesimo, del quale esistono almeno due varianti.

Ufficiale dell’esercito romano, mentre si trova di guarnigione vicino ad Amiens in Piccardia, nel vedere un mendicante seminudo tremare dal freddo, siamo in inverno, gli regala metà del suo mantello. La seconda versione narra che proseguendo il suo cammino incontra un altro poveretto e gli dona l’altra metà. In entrambi i casi, il gesto si accompagna all’immediato miglioramento del clima che diventerà l’estate di San Martino.

In Romagna il Santo è molto venerato e festeggiato in sagre e fiere, la più famosa delle quali è quella di Santarcangelo ed è anche il patrono dei comuni di Premilcuore, Casteldelci, Conselice, Verucchio, Montecolombo e Riccione. Qui, sull’altar maggiore della chiesa a lui dedicata, Carlo Patrignani (L’Aquila 1869- Carpegna 1948) residente a Cattolica dopo il terremoto che colpisce la Marsica nel 1915, dipinge una raffinata pala d’altare che riprende l’incontro col povero. Si tratta di una delle rare raffigurazioni dove il Santo, cavaliere imperiale romano di diciotto anni, scende da cavallo e si pone allo stesso livello del mendicante. Una scelta molto efficace dell’artista per esaltare il sentimento di commossa partecipazione e di solidarietà nei confronti di chi soffre.

Diversamente, nella rappresentazione figurativa tradizionale il cavaliere resta in arcione quando taglia il mantello con la spada. Un esempio in perfetta coerenza lo offre il bozzetto dipinto nel 1953 da Fortunato Teodorani (Cesena 1888 – 1960), autore di parecchie tele di soggetto religioso e molto richiesto come frescante di qualità in numerose chiese della Romagna ed altrove. Ritornando a Riccione, l’Azienda di Soggiorno nel secondo dopoguerra sceglie l’immagine del protettore della città per realizzare placche d’ottone da applicare su targhe e premi. Si tratta di fusioni grossolane anonime che si rifanno al “San Martino”, il piccolo bronzo di ottima fattura che Elio Morri (Rimini 1913 -1992) realizza in quegli anni per lo stesso ente.

Due artisti di vaglia inseriscono la figura del santo nelle loro produzioni. Il più famoso, Angelo Biancini (Castel Bolognese 1911 – Faenza 1988) realizza nel 1957 il rilievo in cemento per la chiesa di San Francesco a Faenza e negli anni ’70 la splendida ceramica policroma che oggi fa parte della Raccolta Lercaro di Bologna. Guido Baldini (Rimini 1933-1999), suo allievo, inserisce “San Martino e il povero” al centro del trittico dedicato ai “Gesti di solidarietà” per il quale è premiato alla Mostra Internazionale della Ceramica d’Arte a Gualdo Tadino del 1994. Tre anni dopo il Santo è sul fronte della bella medaglia “Omnia vincit amor” che scolpisce per la Fondazione Carim. Non può mancare Francesco Olivucci (Forlì 1899-1985), il poliedrico ed eccellente artista che meriterebbe una piena rivalutazione, straordinario xilografo nei toni espressionistici, traduce su legno l’episodio di Amiens, riproposto postumo come copertina del n.1 de “La Piè” del 2001.

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