L'EVENTO

Il Galli come una Cenerentola ritrovata dal suo principe, il pubblico

L’opera di Rossini con la mezzosoprano Cecilia BartolI inaugura il nuovo teatro

di GUIDO ZANGHERI

26/10/2018 - 09:00

Il teatro Galli come una Cenerentola ritrovata dal suo principe, il pubblico

Foto Alain-Hanel

RIMINI. «Stanco dal proporre e mezzo cascante dal sonno, sibilai in mezzo a uno sbadiglio: Cendrillon».

Rossini che, per essere meglio concentrato, si era posto a letto, rizzatosi su come il Farinata dell’Alighieri: «Avresti tu core scrivermi Cendrillon?, mi disse: ed io a lui di rimando: E tu di metterla in musica?”, ed egli: “Quando il programma?”, ed io “...a dispetto del sonno, domani mattina”, e Rossini: “Buona notte!”». Così Jacopo Ferretti, nelle sue memorie, ricorda la notte in cui Rossini decise di mettere in musica la favola di Cenerentola, la famosissima fiaba di Perrault.

Le trasformazioni e il riscatto sociale dell’innocente fanciulla possono essere considerate la metafora della nostra città penalizzata e tenuta in castigo per 75 anni, che con un autentico colpo di scena domenica 28 ottobre si riappropria del suo teatro.

Avvenimento storico

L’avvenimento è storico: tutti i riminesi sono orgogliosi di festeggiare il recupero del capolavoro di Luigi Poletti che il sindaco Andrea Gnassi con una felicissima espressione ha definito «icona dell’identità cittadina».

La serata inaugurale è affidata a Cecilia Bartoli, artista di fama internazionale, mezzosoprano apprezzata in tutto il mondo per la musicalità, il virtuosismo canoro e le doti di attrice, il cui debutto a Rimini viene a coincidere con la prima del Galli.

È noto come Rossini e Ferretti abbiano eliminato dal racconto della loro Cenerentola qualsiasi implicazione magica e fiabesca perché il librettista ritenne che il pubblico non avrebbe sopportato «sul palcoscenico ciò che diverte in una storiella davanti al fuoco».

Un’opera scritta in 46 giorni

Nel libretto scritto in ventidue giorni e musicato da Rossini in ventiquattro, non appare infatti il fondamentale personaggio della fata, né l’incantesimo che permette a Cenerentola di presentarsi al ballo magnificamente vestita. E, soprattutto, non si fa nemmeno menzione della promessa che costringe la fanciulla a fuggire, allo scoccare della mezzanotte, dalle braccia del principe, perdendo la fatale scarpetta. In Rossini la scarpetta viene sostituita da uno “smaniglio”, un braccialetto che Cenerentola, forse non senza malizia, affida al principe affinché la possa più facilmente ritrovare.

La prima, davanti al pubblico romano, non ebbe successo, ma la colpa fu attribuita alla cattiva interpretazione dei cantanti. Ma Rossini non si perdette d’animo: dalla recita successiva infatti l’accoglienza fu buona; Cenerentola, dopo un periodo di declino, anche grazie all’edizione critica approntata da Alberto Zedda verso la fine degli anni Sessanta, è ritornata trionfalmente sulle scene e, a dimostrazione della straordinaria vitalità della sua partitura, ancora oggi viene apprezzata e applaudita.

Dramma giocoso

Ciò che più colpisce in Cenerentola è la cura, inconsueta in un dramma giocoso, con la quale Rossini tratteggia il carattere della protagonista. Fin dalle prime battute dell’opera Cenerentola mostra il suo distacco e la sua alterità nei confronti dei personaggi che la circondano. Dalla malinconica canzone iniziale “Una volta c’era un re”, alla scena e rondò finali “Nacqui all’affanno, al pianto”, è evidente l’intenzione di dipingere una figura pateticamente sospesa fra sogno e realtà. Quasi un’eroina da opera seria, come è stato giustamente rilevato. Anche l’ornamentazione vocale, esplicata in una scrittura estremamente virtuosistica fittissima per il suo ruolo, ha lo stesso fine.

Scrittura congeniale a Bartoli

Una scrittura assolutamente congeniale alla voce e alla personalità di Cecilia Bartoli, che vanta collaborazioni con Herbert von Karajan, Daniel Barenboim, Nikolaus Harnoncourt, e che si è esibita nelle più importanti sale da concerto e nei più celebri teatri del mondo quali il Metropolitan di New York, il Covent Garden di Londra, il Teatro alla Scala di Milano, la Bayerische Staatsoper di Monaco, l’Opera di Zurigo. Cecilia Bartoli ha associato alle apparizioni in scena, che risultano piuttosto rare in Italia, un’intensissima attività discografica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il “Disco di platino” e il “Grammy award” per la migliore performance vocale classica. Nel 2012 ha raggiunto il traguardo di dieci milioni di dischi venduti.

Nel nome del padre

Accompagnata da Les Musiciens du Prince-Monaco e dal Coro de l’Opéra di Montecarlo, Bartoli, legata affettivamente a Rimini in quanto figlia del compianto tenore concittadino Angelo Bartoli, ha entusiasticamente aderito all’invito offertole dalla città nella convinzione di fregiarsi di un ruolo di primo piano nell’operazione di rilancio di un teatro importante che aspira a essere pienamente all’altezza delle sue tradizioni.

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