TEATRO CONTEMPORANEO

Il Festival di Santarcangelo compie 50 anni e chiama i Motus

Nel 2020 guideranno la storica manifestazione costruendo una drammaturgia corale

23/10/2018 - 13:34

Il Festival di Santarcangelo compie 50 anni e chiama i Motus per una edizione speciale

Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, i Motus © Robin Stevens

SANTARCANGELO. A luglio 2020 Santarcangelo festival taglierà il traguardo della 50ª edizione, confermandosi come una delle manifestazioni più longeve, in grado di rigenerarsi di anno in anno, valicando mode, tendenze, fasi politiche, e di rilanciare ogni volta il proprio ruolo di trend setter internazionale.

Conclusasi con successo la 48ª edizione – la seconda con la direzione artistica di Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino, che ora sono al lavoro sul 2019 –, e avviato il calendario invernale, all’orizzonte dello storico appuntamento si staglia dunque un compleanno importante. Per costruire un percorso articolato di studio, analisi e restituzione della storia lunga mezzo secolo del festival, e per concepire una programmazione che possa rispecchiarne l’identità, il cda di Santarcangelo dei Teatri ha affidato la direzione artistica di questa speciale edizione di luglio 2020 ai Motus, compagnia del territorio fondata e guidata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò. Realtà di spicco della scena internazionale, i Motus hanno un percorso artistico fortemente interrelato a quello del festival. Nicolò e Casagrande hanno accolto con entusiasmo la sfida di racchiudere in un’unica edizione passato, presente e futuro del festival, costruendo una drammaturgia corale di un grande appuntamento collettivo.

«Immaginiamo di veder scorrere, come nell’avanzamento veloce di un vhs – dicono –, frammenti di ciò che è accaduto in piazza Ganganelli dal 1970 al paesaggio-festival 2020: cosa appare? Riconoscenti per questo invito, cominciamo a scansionare il panorama di quest’anno-snodo epocale, costellato da eccentriche predizioni fantascientifiche, mentre il futuro sembra dissolversi nel presente continuo dello “sciame digitale”. Lo facciamo con uno sguardo strabico fra cinema e teatro, perché ogni zona di confine è terreno fertile per innesti propizi, dalla perturbante weirdness... Partiamo dagli scenari complessi del nostro Paese stanco e incattivito, per meglio mettere a fuoco ciò che accadrà a distanza di tempo e spazio. Con gli occhi che bruciano. A presto, nel 2020».

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