L'INTERVISTA: CECILIA BARTOLI

20/09/2018 - 17:30

di SERENA MACRELLI

«Che onore inaugurare il teatro Galli. È un momento magico per la città»

Sarà la celebre mezzosoprano ad alzare il sipario il 28 ottobre con “La Cenerentola” di Rossini in forma semiscenica. Figlia d’arte, in lei scorre sangue riminese

«Che onore inaugurare il teatro Galli. È un momento magico per la città»

RIMINI. La sua voce incanta. Il suo carisma, la sua sensibilità, il suo talento sono amati in tutto il mondo. Figlia d’arte, in lei scorre anche sangue riminese. Sarà la celebre mezzosoprano Cecilia Bartoli a inaugurare il 28 ottobre il risorto teatro Amintore Galli. Dopo 75 anni di buio e polvere, luci scintillanti torneranno a far brillare il palco del teatro. Si alzerà il sipario con la forma semiscenica della Cenerentola di Gioacchino Rossini e con la voce della stella della lirica accompagnata dai Musiciens du Prince.

Una festa dal profondo valore anche simbolico, che sarà ancor più celebrazione della creatività e della cultura della città.

Il padre Angelo tenore riminese

Cecilia (nata a Roma nel 1966) ha, infatti, radici riminesi da parte di padre, il tenore Pietro Angelo Bartoli. La madre, Silvana Bazzoni, anche lei dedicatasi alla carriera da tenore, ha invece origini parmensi. Dopo il loro incontro al Festival dei due mondi di Spoleto come vincitori nei ruoli principali di Manon Lescaut, il matrimonio e il trasferimento nella capitale, nasce Cecilia, che però rimane profondamente legata alla Romagna.

Una star internazionale

Oggi la star della lirica vive tra Zurigo e Roma con il marito, il baritono Oliver Widmer. La sua carriera è costellata di successi e riconoscimenti a livello internazionale: cinque Grammy Awards, le sue incisioni in disco e in video hanno superato i 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo, si è esibita nelle più importanti sale di concerto d’Europa, America, Asia, Australia, ha collaborato con le migliori orchestre sinfoniche e con gruppi specializzati nell’esecuzione con strumenti originali. Nel 2016 ha promosso la creazione dei Musiciens du Prince, di cui lei stessa è direttrice artistica. Il suo percorso l’ha portata lontano da Rimini, ma il suo cuore è ancora molto affezionato alla città.

Quali ricordi ha di Rimini e del teatro Galli?

«Mio padre era di Vergiano e ogni estate, quando ero piccola, venivo a passare l’estate al mare insieme a mia zia, che lavorava in un negozio di alimentari, e ai miei cugini. Papà mi parlava del teatro Galli, del suo bombardamento. Non ho avuto occasione di vedere la ristrutturazione in corso e per questo motivo entrare ed esibirmi sarà un’emozione ancora più forte, è per me un onore inaugurarlo, ne sono felicissima, spero sia l’inizio di una lunga collaborazione. Quando si pensa a Rimini si pensa alla spiaggia, invece questa città è una città storica, all’interno della quale è bello perdersi. Ricordo in maniera nitida le mie corse da bambina in bicicletta nei vicoli del Borgo attraversando il ponte di Tiberio. E poi giravo e giravo per il mercato, vicino al teatro insieme ai miei genitori, e ne ero affascinata».

Qualche volta torna?

«Sì, per vedere mia cugina, che ora insegna musica, e mia zia, che fa degli strozzapreti buonissimi».

Il teatro Galli, progettato da Luigi Poletti e inaugurato nel 1857, oggi filologicamente ricostruito, fu da subito ammirato e inserito nella schiera dei teatri d’opera più famosi del tempo. Quali sono le caratteristiche fondamentali che un teatro deve avere per ospitare opere liriche?

«L’atmosfera più suggestiva la creano l’ambiente, il pubblico, l’acustica. Essere vicini alle persone è importante. Nei teatri americani, di grandissime dimensioni, manca la prossimità con gli spettatori. Nel teatri all’italiana, più piccoli, si crea l’intimità ideale per l’opera, per ascoltarla, vederla, sentirla con l’anima».

La rinascita del Galli si celebrerà sulle note della “Cenerentola”. Che cosa ha portato a questa scelta?

«Innanzitutto è un’opera favolosa, a ottobre, prima della data a Rimini, la porterò a Madrid e a Barcellona, ma ci sono stati anche altri fattori significativi. Si è voluto scegliere un autore italiano e Rossini lo amo da sempre. Poi, siccome sarà una vera e propria festa, si è pensato a un dramma giocoso, con un lieto fine, si è pensato a una favola come lo è riaprire il teatro Galli».

Per l’inaugurazione il 16 agosto del 1857 si portò in scena l’“Aroldo”, che Giuseppe Verdi scrisse appositamente per l’occasione, e per ricordare il legame tra Rimini e Verdi il 10 e 11 dicembre prossimi il Galli ospiterà l’allestimento del “Simon Boccanegra” con la direzione di Valerij Gergiev.

«I miei genitori sono cresciuti con la musica di Verdi, io sono legata maggiormente a Rossini, ma c’è una sua produzione cameristica, poco conosciuta, che è veramente affascinante».

Come vede il futuro del teatro Galli?

«Un bellissimo futuro, del quale spero di far parte in qualche modo. Questa inaugurazione è un momento magico che apre la strada a tantissime possibilità. Vorrei che diventasse un importante punto di riferimento per i giovani, vorrei che le scuole portassero gli studenti a vedere spettacoli pensati anche per i giovanissimi. Purtroppo oggigiorno i ragazzi ascoltano la musica dall’iPhone, dai cellulari, e quando poi sperimentano l’esperienza di un’opera lirica dal vivo ne rimangono stupiti, li colpiscono profondamente la voce e il suono degli strumenti come non li hanno mai sentiti prima. È fondamentale che incomincino da piccoli ad amare questo mondo».

E verrà più spesso a Rimini?

«Spero proprio di sì».

Dopo tanti successi, traguardi raggiunti e soddisfazioni, quali desideri professionali ha ancora da realizzare?

«Dopo trent’anni di carriera il mio desiderio è continuare a far musica con grandi musicisti con i quali aprirmi a nuove dimensioni. Mi piacerebbe poter dare nuove interpretazioni di Mozart, Verdi. Riascoltandoli c’è sempre da imparare, ci sono aspetti ancora sconosciuti. Voglio continuare a fare ricerca».

Spesso cerca autori meno noti o opere meno celebri da interpretare.

«Sì, compositori che in pochi ricordano, ma che nel Settecento e nel Seicento, soprattutto, erano invece famosissimi. Ad esempio il napoletano Nicola Porpora o Georg Friedrich Händel. Per Rossini si è fatto molto a Pesaro, ma fuori dalle Marche non è così ascoltato e riproposto. Anche per quanto riguarda Vivaldi, si conoscono le opere più famose, ma poco le altre. Proprio dedicato a Vivaldi uscirà tra poco un mio nuovo disco».

Dopo La Cenerentola, il programma inaugurale del teatro Galli continuerà per due mesi con eccellenze musicali, grandi artisti e con l’esibizione e i concerti anche di istituti culturali riminesi.

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