GIUSEPPE CEDERNA

07/09/2018 - 13:03

di RITA GIANNINI

«Guerra? Un alchimista che fa apparire cose che hai dentro»

L’attore questa sera a Santarcangelo

«Guerra? Un alchimista che fa apparire cose che hai dentro»

SANTARCANGELO. «Sapere che c’è un Cantiere poetico è già una cosa che rende felici, abbiamo così bisogno di poesia!». Chi parla è Giuseppe Cederna, che questa sera alle 22 porterà in scena al Lavatoio, nell’ambito della rassegna dedicata a Tonino Guerra e al suo teatro, una lettura accompagnata dalle musiche di Piazzolla eseguite da Fabrizio Flisi e Tiziano Paganelli. Emozionato e soddisfatto, l’attore e scrittore romano esprime tutta la sua gioia per quello che ha definito un dono, e per le strane coincidenze che in questi giorni lo hanno ricondotto a Santarcangelo.

«La vita ci riserva cose strane, il nostro lavoro a volte ci fa dei regali preziosi e inattesi. Mi riferisco a Tonino Guerra e alla sua opera. I miei genitori lo conoscevano, io l’ho letto e ho visto molti dei suo suoi film ma l’ho sempre sfiorato, mai incontrato di persona, e ora lo riscopro. Il regalo del Cantiere è avermi fatto incontrare Guerra in maniera profonda, molto intima. In particolare questo testo, L’albero dei pavoni, mi ha fatto conoscere un aspetto dell’esistenza proprio nel momento giusto della mia vita, in cui sono in grado di apprezzarlo appieno».

Può spiegarsi meglio?

«Il racconto e le vicende narrate nell’opera drammaturgica che andrò a leggere sono molto, molto vicini a me ora, così che mi sembra di avere un dialogo con Guerra, anche se non è qui con noi; ma per i poeti la morte non conta, ci restano sempre accanto, perché la loro opera è viva».

Cosa l’ha colpita di questo testo?

«Il fatto che l’autore faccia parlare la sua memoria, le parole di Guerra sono come memoria, immaginazione, sguardo».

Come definirebbe Guerra?

«Un autentico maestro dello sguardo che fa attenzione al piccolo per poi farlo diventare universale. Un maestro che ti fa ascoltare i luoghi, e io che sono un viaggiatore lo apprezzo al massimo. Mi sembra di essere portato per mano da un padre, uno zio. Anche per me lo sguardo è importante, i miei lavori e i due libretti che ho scritto sono molto visivi. Credo che nel viaggio si affini lo sguardo. Per me Guerra è una sorta di chimico, un alchimista che, con le parole, fa apparire cose che hai dentro di te».

Quindi è su questo che ha impostato il lavoro di stasera?

«Cercherò di guidare il pubblico affinché abbia un incontro attivo col poeta al di là della suggestione letteraria. Attraverso la lettura devo assolutamente far vedere, fare immaginare il luogo e i personaggi, devo essere dentro e fuori dal palco, in alcuno casi proprio come fossi in mezzo agli spettatori. La vedo come una lettura partecipata, dove anche la musica ha un ruolo centrale per condurci nel luogo fantastico in cui tutto si svolge».

Ha parlato di coincidenze che l’hanno avvicinata alla città.

«Sì, dieci giorni fa facendo un giro sulle Alpi, a 2300 metri, ho incontrato il regista Silvio Soldini che mi ha parlato di Raffaello Baldini, su cui sta facendo un documentario. Quanti segni che mi portano a Santarcangelo dove non ho mai recitato anche se avrei voluto... ecco, è arrivato il momento».

Cosa le riserva il futuro?

«Girerò con due spettacoli, la ripresa di Da questa parte del mare sull’immigrazione dal libro di Gianmaria Testa, e il debutto del Tartufo di Molière».

È stato a Rimini, Cesena, Longiano, Sogliano, ora Santarcangelo, quindi conosce la Romagna: che idea se ne è fatto?

«Mi ha sempre dato l’idea di un posto affettuoso, teatri che accolgono gli attori con tanto affetto da diventare amici. Ecco, la vedo come un’osteria di una volta, luogo di accoglienza per eccellenza».

Perché pensa che ci sia necessità di festival come questo?

«Perché credo nella poesia, nella sua forza. Io la amo molto e quando incontro i giovani attraverso la poesia li sorprendo. Alla fine ammettono che non è noiosa, anzi, si sentono conquistati».

Il Cantiere

Oggi primo appuntamento alle 10 con l’Odissea per le vie del centro. Alle 17 in Biblioteca sarà ospite Letizia Quintavalla, regista del Teatro delle Briciole, che racconta il lavoro scenico con Guerra, seguito dalle dediche di Emma Dante, Chiara Guidi, Eugenio Barba.

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