“Aztechi, Maya, Inca” al MIC

06/09/2018 - 19:08

In mostra l’America precolombiana vista con gli occhi dei vinti

La condizione della donna in alcune società era migliore di quella dell’Europa del tempo

In mostra l’America precolombiana vista con gli occhi dei vinti

FAENZA. “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”: una visione allargata dell’America precolombiana e una sintesi dei tratti panamericani comuni. La mostra – a cura di Antonio Aimi e Antonio Guarnotta – si terrà al Mic di Faenza dall’11 novembre al 28 aprile e «sarà orgogliosamente controcorrente» sottolinea la direttrice Claudia Casali, in un periodo in cui si tende spesso a mettere a fuoco una singola cultura. A Faenza si parte dalle ricerche archeologiche ed etnostoriche più recenti e avanzate. E lo fa attingendo alle notevoli collezioni del Mic, perlopiù con pezzi mai esposti al pubblico. A completare il percorso, reperti concessi dai più importanti musei e raccolte italiane. «Una mostra di emozioni – dice Casali – che condurrà il visitatore a contatto diretto con civiltà che sono nell’immaginario di tutti, troppo spesso raccontate solo con gli occhi di chi le ha soppresse e depredate».

Protagonisti saranno gli Aztechi, il più potente impero della Mesoamerica, che stupirono i conquistadores per il livello della loro organizzazione sociale, non dissimile da quella dell’Europa del tempo, pur in presenza di aspetti, come il cannibalismo e i sacrifici umani, inaccettabili per i nuovi arrivati. Poi i Maya, del Periodo Classico, un popolo che ha saputo elaborare sistemi calendariali raffinatissimi e una scrittura logo-sillabica decifrata solo negli ultimi decenni. E infine gli Inca, che costruirono il più grande impero di tutto il Nuovo Mondo. Con una organizzazione sociale che ha spinto alcuni studiosi a parlare di “socialismo”. «Una visione – dicono i curatori – che va oltre l’ammirazione del livello artistico raggiunto nell’arte ceramica. Siamo alle soglie del V centenario della conquista del Messico e ci sembra giunto il momento di condividere una nuova lettura di quell’evento, che nasca dalla visione dei vinti, contraddicendo così molti stereotipi sull’antica America. E a proposito di stereotipi, vogliamo sottolineare che la nostra mostra mette in evidenza un dato nuovo e di grande attualità: che la condizione della donna in alcune società guerriere e apparentemente maschiliste era migliore di quella dell’Europa del tempo».

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