NOT FILM FEST

30/08/2018 - 13:46

di GIULIA FARNETI

«Provocatorio, indipendente, internazionale e romagnolo»

Il nuovo festival del cinema si terrà a Santarcangelo dal 18 al 23 settembre con 24 film in concorso

«Provocatorio, indipendente, internazionale e romagnolo»

SANTARCANGELO. Si terrà a Santarcangelo dal 18 al 23 settembre prossimi la prima edizione del festival del cinema Nót film fest, un nome che unisce l’inglese «no» e il romagnolo «notte». Ventiquattro film in concorso, provenienti da 12 Paesi, e tra questi 3 prime assolute, 4 prime europee e 11 italiane. Verranno anche proiettati 19 film fuori concorso in collaborazione con i festival europei Paris art and movie award e Ouchy di Losanna, il programma di MigrArti, la piattaforma streaming di Sofy Tv e lo storico festival di cinema indipendente Slamdance.

Giovanni Labadessa è uno dei fondatori: di cosa si tratta?

«È un festival di cinema indipendente con una forte connotazione internazionale e lo spirito ottimista e concreto tipico della Romagna. Il tema che accomuna tutti i film è quello di essere thought provoking, ovvero pellicole che stimolano il pensiero, che sia per il tema trattato, il linguaggio cinematografico, lo stile di regia o la storia produttiva. Abbiamo voluto dare spazio a quel cinema coraggioso e alle persone che ci stanno dietro, ma aspettatevi molto di più di una rassegna cinematografica. Oltre alla proiezione di film provenienti da tutto il mondo, infatti, si aggiunge una serie di iniziative volte alla promozione del territorio sia come come luogo turistico che cinematografico. Un’altra importante componente sarà la formazione offerta gratuitamente con tre talk con i professionisti del settore e un importante workshop con Peter Baxter, fondatore di Slamdance, il festival indipendente americano che negli ultimi 25 anni ha lanciato la carriere di alcuni tra i più influenti registi al mondo tra cui Christopher Nolan, i fratelli Russo, Rian Johnson e molti altri. Inoltre puntiamo moltissimo alla community e a stimolare collaborazioni e contaminazioni tra i filmmaker».

Questa sarà la prima edizione del festival. Com’è nata l’idea?

«L’idea nasce da quattro amici a Los Angeles: oltre a me, Noemi Bruschi, Alizè Latini e Sarah Masten. Tra noi, solo Noemi è di Santarcangelo; è stata lei a farci scoprire questa terra e innamorare di questa città. Quello che ci accomuna, è una miriade di “no” e porte chiuse in faccia. Abbiamo quindi voluto quindi creare un luogo in Italia dove dare spazio a quelli come noi e quei film fuori dal coro e dal circuito di distribuzione, ma anche creare un luogo dove coltivare la nuova generazione di filmmaker e dove creare nuove opportunità».

Per lei il cinema cosa rappresenta?

«Il cinema è il più importante strumento di comunicazione mai creato. È capace di tradurre sogni in immagini e portarli fuori parlando a un pubblico mondiale, ma per me il cinema è sopratutto ricordi. Ricordo le risate di mio nonno guardando i film di Totò, la prima volta che ho sfiorato la mano di mia moglie guardando un film al cinema e un lontano ricordo delle elementari quando io e un amico giocavamo a fare i top gun perché eravamo troppo scarsi per giocare con gli altri a pallone».

Verranno proiettati film italiani e non. Qual è – se c’è – quel quid in più che ha il nostro cinema rispetto agli altri?

«Ogni Paese ha quel qualcosa in più rispetto agli altri. Non è uno sport dove si possono mettere le varie nazioni in competizione. La fortuna del nostro cinema è che l’Italia è un set cinematografico naturale. La ricchezza degli scenari ci dà davvero la possibilità di spaziare con l’immaginazione, dovremmo solo sfruttare questa opportunità un po’ di più».

In questo festival l’internazionale si unisce al nazionale. Ci spiega in che modo?

«Not film fest propone un clima decisamente informale, tipico della Romagna. I nostri ospiti, provenienti da tutto il mondo, avranno dunque modo di conoscersi e conoscere lo stile di vita romagnolo. Sono infatti numerosi i momenti social nei quali sarà possibile interagire sia con il pubblico che con il territorio. Dagli itinerari mattutini agli incontri pomeridiani del caffè e dell’aperitivo, il festival si propone come primo obbiettivo quello della creazione di una community».

Un ruolo fondamentale è rivestito da Santarcangelo. Ci spiega perché è questa città a esser il teatro della manifestazione cinematografica?

«Santarcangelo è una realtà unica in Italia. È riconosciuta come un polo culturale europeo grazie al Festival dei teatri e alle numerose iniziative cittadine. Inoltre è uno tra i più innovativi hub artistici italiani, dove la tradizione dei poeti convive con il futurismo dei Mutoid o di Eron. Per di più, è una città che potrebbe essere la cartolina dell’Italia all’estero ed è capace di mantenere viva la tradizione e allo stesso tempo rinnovarsi, offrendo sempre terra fertile per la creatività sia artistica che imprenditoriale. Santarcangelo è magica, non è un caso che sia la città di così tanti attori, registi, taste maker, artisti e innovatori».

Per quanto riguarda il cinema romagnolo, lei che idea si è fatto?

«Per quanto riguarda la tradizione si parla di un cinema magico e profondo che ha saputo ispirare e continua a farlo. Oggi in Romagna continuano a sbocciare talenti, vorrei citarne i nomi ma sono davvero molti. Grazie al festival continuiamo a conoscere sul territorio registi, sceneggiatori, attori ma anche compositori, sound designer, artisti di effetti speciali e imprenditori che stanno investendo nel cinema e nell’innovazione tecnologica. Ci auguriamo che questo festival possa riportare l’attenzione sulla Romagna come luogo del cinema».

Nót film fest ha il supporto dell’associazione Dogville, della sindaca Alice Parma, dell’assessora Paola Donini, della Regione Emilia-Romagna e della sua Film Commission.

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