ARTISTI VIAGGIATORI

30/07/2018 - 12:39

di SERGIO SERMASI

Edward Lear, il pittore-poeta che viaggiava senza sosta

Era un eccellente disegnatore e per qualche tempo fu insegnante di disegno della regina Vittoria, particolarmente abile a riprodurre gli uccelli

Edward Lear, il pittore-poeta che viaggiava senza sosta

RAVENNA. «Un mondo di pini, un mondo veramente bello… le radure, il verde, il sottobosco brillante di foglie, rende l’insieme incantevole».
Con queste parole Edward Lear (Londra 1812 – San remo 1888) descrive la pineta di Ravenna. L’artista è celebre per i quattro libri di “limerick”, brevi poesie tipicamente inglesi dal contenuto spiritoso assurdamente surreale da lui stesso illustrate. Le poste inglesi commemorano infatti il centenario della sua morte con una serie di francobolli che fanno riferimento proprio a questo tipo di produzione.
Oltre a essere poeta, Lear è un eccellente disegnatore che per qualche tempo sarà insegnante di disegno della regina Vittoria, particolarmente abile a riprodurre gli uccelli, forse il primo a ritrarli “dal vivo”. A soli 19 anni pubblica un primo volume dedicato ai pappagalli e successivamente altri due, sempre di uccelli e altri animali, per la Royal Zoological Society. Sfortunatamente i problemi di vista che lo affliggono lo obbligano ad abbandonare questa attività così precisa e dettagliata e riprendere la pittura di paesaggio.
Nonostante le altre malattie di cui soffre, asma ed epilessia, inizia instancabilmente a viaggiare. Nel 1842 è in Italia dove visita Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia. Negli anni successivi si reca nelle isole dello Ionio, in Grecia, Albania, Palestina, Siria e in Egitto prima di rientrare nel nord Italia. Dopo il 1870 è di nuovo in movimento verso la Corsica, l’India e Ceylon e, fra il 1878 e il 1893, passa le estati alle pendici del Calvagione sulle prealpi luganesi al confine fra Svizzera e Italia.
Durante i suoi spostamenti Lear disegna e colora con l’acquerello una enorme quantità di paesaggi che più tardi diventeranno oli nel suo studio. Molti di questi andranno ad illustrare i sette libri di viaggio che pubblica fra il ’42 e il ’70. Il suo nomadismo artistico lo porta a prender casa a Roma, a Corfù e definitivamente a Sanremo, a Villa Emilia sul mare, così chiamata in onore della moglie dell’amico poeta Alfred Tennyson. La costruzione di un grande albergo davanti a essa lo porta ad abbandonarla e far costruire sulla spiaggia Villa Tennyson, identica alla precedente per non creare “turbamenti” al suo amatissimo gatto Foss.
Ottimo pianista, Lear compone anche musica romantica ispirandosi alle poesie di Tennyson e d’accompagnamento ai suoi nonsense.
La serie di disegni e acquerelli della pineta di Ravenna è datata 1866-67 mentre i quadri a olio sono successivi, sicuramente realizzati in studio. Si tratta di opere di straordinaria bellezza per luce profondità, perfezione di esecuzione e abilità magistrale di rendere il controluce.

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