ARIANNA LANCI

11/05/2018 - 13:22

di GIULIA FARNETI

«Porto negli Usa la musica che nasce dal cuore infranto delle donne»

L’artista riminese si esibisce a San Francisco proponendo la tradizione orale degli ebrei sefarditi

«Porto negli Usa la musica che nasce dal cuore infranto delle donne»

RIMINI. Un legame strettissimo con la musica. La riminese Arianna Lanci è concertista, cantante e musicista. La musica antica è il suo mondo. Un’artista delle note che non tutti conoscono, ma che vale la pena ascoltare.

Oggi Arianna Lanci sarà ospite all’Istituto italiano di cultura di San Francisco, in concerto con Marco Muzzati, Cristina Calzolari e Aman Sepharad cantando musiche di tradizione orale degli ebrei sefarditi. Il direttore californiano è stato colpito, oltre che dalla particolare proposta musicale, raffinata e insolita, dal significato più ampiamente culturale legato a questo repertorio di canti femminili, frutto di contaminazione e di profondi scambi culturali tra le diverse anime del bacino del Mediterraneo. Ne abbiamo parlato con la protagonista.

Da diversi anni lei si dedica ai canti di tradizione orale degli ebrei sefarditi. Ci spiega com’è organizzato il concerto di San Francisco e com’è nato il progetto?

«Mi sono avvicinata a questo genere di canti all’inizio del mio percorso. Quando ancora studiavo all’università e non sapevo esattamente dove avrei indirizzato la mia passione, mi sono accostata a queste melodie. Il viaggio a San Francisco è il coronamento di una ricerca. Questo progetto nasce nel 2012 dalla passione di Marco Muzzati, percussionista a capo dell’ensemble di musica antica Sensus, Sara Mancuso, pianista delle tastiere antiche e mia. I musicisti accompagnano con strumenti tardo-medievali insoliti e suggestivi, come insolita e suggestiva è la resa musicale che ne deriva. Paolo Barlera, direttore dell’Istituto italiano di cultura di San Francisco, aveva scelto il nostro trio per celebrare il Giorno della Memoria 2018: motivi organizzativi hanno però fatto slittare l’evento all’11 maggio».

Quella sefardita che tipo di musica è?

«Il termine sefardita deriva dall’antico nome della Spagna: Sepharad. È costituita da ninnananne, ballate, canti d’amore e di guerra, vissuta come “musica d’uso”. La amo perché nasce dal cuore infranto delle donne e perché è ricca di affascinanti contaminazioni mediterranee».

Lei è riminese. Cosa porta con sé della sua sua città quando è in viaggio e cosa invece lascia a casa?

«Porto con me la vicinanza e la stima delle persone che a Rimini seguono la mia ricerca, fornendomi un supporto prezioso in un percorso come quello artistico, che in questi tempi è particolarmente duro. Ogni volta che parto mi tengo stretta la bellezza e l’intensità della città in cui vivo, lasciando a casa la mia famiglia e i miei allievi. Questa volta però il viaggio è davvero importante: ci sarà mia figlia Alba».

Dalla laurea in Filosofia è passata alla musica. Esiste secondo lei un legame?

«Entrambe vanno vissute come una ricerca continua. Quello che mi mancava nella filosofia era da un lato un contatto sottile e quotidiano con il mio corpo, cosa che nel canto è essenziale, e dall’altro un canale molto concreto per entrare in contatto con le altre persone, cosa che avviene con l’insegnamento e i concerti».

Lei è una cantante e concertista di musica antica. Di cosa si tratta esattamente?

«Quando si parla di musica antica ci si riferisce a un arco temporale molto ampio, che va dal Rinascimento alla metà del ’700; comprende stili e generi molto diversi tra loro. Il canto amplifica la portata espressiva della parola, esaltando il forte impatto psicologico della musica con il fine di “muovere l’affetto” in coloro che ascoltano. Da diversi anni si dedica inoltre alla didattica del canto sia con gli adulti che con i bambini».

Cosa spera arrivi della musica a coloro che sono in ascolto?

«Considero la musica un elemento essenziale della vita e dello spirito umano. Quando insegno, pur concentrandomi su elementi tecnici che ritengo fondamentali in un percorso di conoscenza della propria voce, quello che mi auguro che arrivi è la capacità del canto e della musica di portarci “altrove”, risvegliando corde che spesso la quotidianità tende ad anestetizzare».

I suoi prossimi progetti?

«L’estate sarà ricca di concerti e collaborazioni importanti. Mi preme segnalare il progetto con la clavicembalista Chiara Cattani, al cuore del quale sta una meravigliosa cantata di Alessandro Scarlatti dedicata al mito di Arianna di cui ho curato la trascrizione: sono felice di portare questo programma anche nella mia città nell’ambito della Sagra musicale malatestiana di quest’anno. Inoltre ad agosto sarò per la prima volta al Festival di musica antica di Utrecht con il direttore Marco Mencoboni e il suo ensemble vocale».

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