NICOLETTA BRASCHI

21/04/2018 - 17:00

di CLAUDIA ROCCHI

Quei “giorni felici” passati a guardare l’abisso della vita

L’artista con l’attore e regista Andrea Renzi al teatro Turroni di Sogliano con il capolavoro di Samuel Beckett

Quei “giorni felici” passati a guardare l’abisso della vita

SOGLIANO. Sul piccolo palcoscenico del teatro Turroni di Sogliano sale stasera alle 21 l’attrice cesenate Nicoletta Braschi con l’attore e regista Andrea Renzi, insieme in Giorni felici, capolavoro del 1961 di Samuel Beckett. Il cosiddetto teatro dell’assurdo beckettiano assume qui una forma di dialogo a due che viene però svuotata del suo significato più comune, così da esaltare la misera condizione umana.

Famosa è la scenografia; la protagonista Winnie è sepolta fino alla vita in un cumulo di sabbia. Può parlare ma non voltarsi verso il marito Willie, che vive alle sue spalle. Accanto alla donna c’è una borsa nera con pettine, spazzolino, dentifricio, rossetto, organetto. Ha pure un parasole e una rivoltella. Al suono di un campanello, che scandisce le ore di veglia da quelle del sonno, Winnie esordisce con le parole: «Un altro giorno divino».

L’allestimento di questo spettacolo è frutto di un accurato lavoro di lettura del testo da parte dei due protagonisti, così da poterlo porgere al pubblico nel modo in cui l’autore l’aveva scritto e pensato.

Andò in scena nel 2013 al teatro Bonci di Cesena, e da allora l’attrice lo porta sempre con sé e lo replica con successo.

Questo “Giorni felici” non soltanto ha girato l’Italia, ma ha debuttato a Lisbona nel 2016 e a Toronto nel 2017. Città in cui ha ottenuto un successo clamoroso. Ed è possibile che prossimamente lo spettacolo sbarchi pure in terra americana.

«Sono stata in molti teatri con questo spettacolo – ammette Nicoletta Braschi –, lo tengo in repertorio. Sono molto legata a questo scritto, ogni volta che lo rivivo con il pubblico faccio l’esperienza del testo, che è quella del disegno di Beckett. Noi abbiamo cercato di rispettarlo in tutto, sin nei minimi particolari».

Cosa le fa sentire di particolare la messa in scena di “Giorni felici”?

«Riproporre questo tesoro, che è un classico, ogni volta è aprire una borsa di tesori, come la borsa di Winnie. Non mi stanco mai; perché ogni volta mi aspetta un significato nuovo da condividere con il pubblico. Questo mi piace proporre: il testo di Beckett».

Quindi pensa alla verità dell’autore più che all’effetto d’attrice.

«Sin dall’inizio l’idea del lavoro ha guidato sia me, sia Andrea Renzi. Studiamo il testo e quello proponiamo, senza volere aggiungere niente di noi, anche se inevitabilmente lo strumento recitativo ha un suo peso e un suo colore. L’ambizione però è di sperimentare l’incrocio fra il testo e la vita».

Quale ritiene sia essere “l’urgenza” di “Giorni felici” nel contesto del nostro teatro?

«Sta nella grande contemporaneità che ha Beckett, la esprime in questa rappresentazione della vertigine sull’abisso della vita, nella capacità di guardarlo, nei lunghi silenzi. Winnie guarda l’abisso non come donna, ma come essere umano. Si avverte per noi tutti un significato evidente, c’è l’obbligo di guardare l’abisso e di dire che lo si guarda. Anche se non c’è più niente da dire, noi dobbiamo dirlo. Il complimento più appagante del pubblico è quando mi dice “quanto è bello il testo”».

Da un po’ di tempo non la vediamo al cinema.

«Sta per uscire il film “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher dove ho avuto una partecipazione. È un film speciale, sono orgogliosa di aver lavorato con Alice e il suo gruppo di attori».

Che ruolo ha invece nella Melampo?

«Mi occupo dei progetti miei e di Roberto (Benigni) cercando di coltivare la mia e nostra autonomia. Questo significa Melampo. In questo momento ho voglia di fare teatro. Del resto vengo dal teatro, è la mia casa, la mia passione».

Come vede cambiare la sua città ogni volta che vi fa ritorno?

«Non la sento cambiata, perché passato e presente in me coesistono».

Euro: 15-12. Info: 331 9495515

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