FILIPPO VENTURI

07/04/2018 - 12:20

di CLAUDIA ROCCHI

Un sogno made in Korea: missili e propaganda centrano l’obiettivo

Dai reportage internazionali al corso di “Fotografia nei luoghi d’arte” passando per la “Camera della rabbia”

Un sogno made in Korea: missili e propaganda centrano l’obiettivo

CESENA. Prende il via oggi alle 16, alla Malatestiana di Cesena, il corso Fotografia nei luoghi d’arte. Lo guida il fotografo cesenate Filippo Venturi, 38 anni, da quattro a Forlì. Informatico, si è appassionato alla fotografia dopo un corso promosso dall’università. Così a 28 anni ha ricominciato: nuovi manuali, libri, corsi. Nel 2010 il primo lavoro con la macchina fotografica; poi il salto nel reportage. Un primo successo se l’è trovato in casa, riguardava la Camera della rabbia di Forlì: uno spazio dove potersi sfogare a distruggere, con una mazza da baseball. «La Camera della rabbia ha fatto il giro del mondo – racconta – è uscito sul Washington Post, su Geo Germany, Marie Claire, La Repubblica.

Come si sono plasmati i suoi due progetti “Made in Korea” (sud) e “Korean dream” (nord)?

«Era il 2014; mi incuriosivano quei due Stati così diversi, nella stessa penisola; la Corea del sud mi sembrava snobbata se non per le multinazionali diffuse in Occidente; del nord mi colpiva la dittatura chiusa, il muro che la divide. Ho impiegato un anno a prepararmi prima di realizzare il lavoro “Made in Korea”, reportage che ho autofinanziato, in seguito venduto. Due anni dopo nel 2017 sono volato in Corea del nord per il “Korean dream”. Non è stato facile ottenere visto e permessi. In questo caso Vanity Fair Italia mi ha finanziato completamente. Entrambi i lavori hanno ottenuto riconoscimenti; fra i più importanti di “Korean dream”, il Sony World Photography Award, Portfolio Italia–Gran Premio Hasselblad, Premio Voglino».

Quale l’impressione dopo questa sua doppia esplorazione?

«Mi ha colpito come i due Paesi si siano evoluti tanto diversamente, dopo la divisione del 1950. La Corea del sud è tranquilla, moderna, ci si muove liberamente, la microcriminalità è quasi assente, le persone sono accoglienti anche se hanno piegato alcune caratteristiche a una mentalità filo occidentale. In Corea del nord invece sei sempre controllato, sospettato di essere una spia se straniero, non ti puoi spostare liberamente, ti assegnano guide che diventano la tua ombra e ti accompagnano solo in luoghi consentiti. La militarizzazione è fortissima. Non ho potuto fotografare come avrei voluto».

Come percepisce la gente questa forma di dittatura?

«La propaganda capillare limita la consapevolezza nelle persone che non possono accedere all’informazione, non hanno Internet. Ogni giorno chiedevo di leggermi le notizie principali, ed erano sempre positive: test missilistici riusciti, ringraziamenti del supremo leader Kim Jong-un agli scienziati, solo dall’estero venivano brutte notizie».

Come vivono in Corea del nord i giovani che ha avvicinato?

«A Pyongyang frequentano la scuola per gran parte del giorno. C’è una forte spinta all’istruzione, specie in ambito scientifico, finalizzata allo sviluppo degli armamenti. Sono sempre guidati, non restano mai senza fare nulla. Per i bambini ci sono asili settimanali dove vivono come in collegio. Amano la musica classica, molti studiano strumenti e canto, si esibiscono in parate incredibili con perfezione da robot. Ogni attività è volta a celebrare la grandezza del paese. Al di fuori dalla capitale però, si nota una estrema povertà, risaie, villaggi medioevali, anche senza acqua e luce».

Qual è allora il “sogno coreano” del nord?

«Sognano di riunificare le due Coree sotto la guida del loro leader Kim Jong-un. La propaganda racconta che i coreani del sud sono vittime dell’invasione americana e che il nord dovrà liberare i fratelli. I giovani vivono in un continuo stato di allerta nei confronti di un attacco americano; è pieno di poligoni perché tutti hanno l’obbligo di imparare a sparare. L’immagine di missile esplosivi è ovunque, anche negli spettacoli dei bambini. Al sud invece la riunificazione non interessa, anzi egoisticamente la vedono come un rallentamento del proprio Pil».

Come proseguirà il suo percorso nel reportage?

«Per ora ho due progetti in cantiere in Italia; un luogo internazionale che vorrei approfondire prossimamente è la Russia, dalle mille sfaccettature».

Info: 349 7972974

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