ALEX BALLARINI

04/04/2018 - 16:31

di GAIA MATTEINI

«Il mentalista? È un seduttore sopraffino che inganna i sensi»

Intuito, empatia e costante esercizio: così gli indagatori della mente riscuotono successo

«Il mentalista? È un seduttore sopraffino che inganna i sensi»

RIMINI. Un tempo li chiamavano maghi, indovini, stregoni. Oggi sono i mentalisti, gli indagatori della mente, che hanno imparato a sondare grazie a doti di intuito, empatia e costante esercizio. Sono sempre più diffusi gli spettacoli, gli eventi e i programmi tv (pensiamo alle serie The mentalist o Lie to me) incentrati sulla figura del mentalista, capace di indovinare quasi magicamente il numero cui si sta pensando, la parola che si è scelta o l’azione che si sta per compiere.

A Forlì c’è Francesco Tesei, il genio indiscusso del mentalismo nostrano, ma ha da poco terminato il suo tour in Romagna anche un altro “conoscitore della mente”, Alex Ballarini, bolognese trapiantato a San Giovanni in Marignano, il più giovane mentalista italiano con i suoi 22 anni.

In cosa consiste esattamente il mentalismo?

«Quando salgo sul palco, il pubblico si domanda se stia assistendo a un trucco o alla manifestazione di un qualche potere paranormale. In realtà il mentalismo è un’arte intimamente collegata alla mente umana: il mentalista usa i cinque sensi per far credere di averne un sesto. È un seduttore sopraffino, che padroneggia carisma, abilità narrativa, introspezione psicologica, comunicazione non verbale e molto altro per ingannare i sensi e stupire, sfruttando talvolta le debolezze e gli automatismi innati. Centrale per un mentalista è l’empatia, che consente nel porsi sulla stessa frequenza d’onda dello spettatore, riuscendo così a regalargli una intensa emozione: ed è proprio questo l’obiettivo alla base del mio spettacolo e della mia attività».

Ultimamente si assiste a un interesse crescente per il mondo del mentalismo e in generale per un ambito capace di superare la “cosalità” imperante e in grado di sondare le abilità della mente. Quale ritiene possa essere la motivazione sottesa a questa spinta verso l’immateriale?

«Quando si parla d’ignoto, si fa innegabilmente leva sulla curiosità insita nell’essere umano per tutto ciò che esula il materiale e il tangibile. I miei spettatori vengono a teatro perché sono incuriositi dall’ignoto e spesso acquistano il biglietto per verificare la mia capacità di leggere nella mente e intuire il pensiero. All’inizio dello spettacolo è per me fondamentale sottolineare quale sarà il focus della serata: un vero e proprio viaggio alla scoperta delle nostre capacità, ma anche delle debolezze e dei limiti della mente umana».

Alcuni confondono mentalismo e prestidigitazione: ci sono collegamenti tra questi due ambiti?

«Sebbene anche il prestigiatore sappia stupire e conosca alcune tipicità della mente umana – con cui si può giocare e su cui si può agire – il mentalista opera su un altro piano, che va oltre il “semplice” trucco e agisce in modo più specifico sulle capacità e le debolezze della mente. Per fare solo un piccolo esempio, le prime volte che mi esercitavo, facevo sempre questo esercizio: chiedevo a uno spettatore di nascondere una pallina in una mano e mi divertivo a capire in quale fosse, cercando di studiarne atteggiamenti e posture che inevitabilmente il soggetto metteva in campo a favore del palmo “incriminato”. Esercitavo così il mio spirito di osservazione, altra capacità fondamentale per un mentalista».

Ricorda un aneddoto legato a una sua esibizione, che le è rimasto particolarmente impresso a distanza di tempo?

«Una sera, mentre eseguivo il Test di Rorschach nel corso di uno spettacolo, chiesi a una spettatrice di pensare a una parola che potesse essere istintivamente abbinata alla macchia che le avevo mostrato, ma non riuscii a individuare il termine. Scoprii poi che la signora aveva pensato a una parola francese, e che praticava come cartomante. Capite che innanzi a una donna, una cartomante e una parola francese… anche un mentalista ha dei limiti!».

Ha appena concluso un tour che le ha permesso di esibirsi in numerosi teatri sul territorio romagnolo. Cosa ha significato per lei questa esperienza?

«Da anni sono appassionato di teatro, ambiente che rende possibile il contatto con le persone, elemento che ogni giorno vivo nel mio lavoro quotidiano, all’interno di una struttura alberghiera riccionese ove mi occupo di comunicazione. Da tempo avevo in mente di creare una sinergia tra il mondo del teatro e il mentalismo, dando vita a un “teatro della mente”, esperienza che si è rivelata davvero emozionante, appassionante e intensa. Ho capito che per chi decide di avvicinarsi al mentalismo risulta fondamentale studiare teatro, viverlo e sperimentarlo perché esso si rivela funzionale alla empatia e all’intuito necessari nell’attività di ogni mentalista».

Il suo spettacolo, “Mental syntax”, a Cattolica ha riscosso un grande successo, richiamando un pubblico eterogeneo che è rimasto affascinato dalle sue capacità apparentemente magiche ed estasiato dalla sua presenza scenica. Si aspettava un risultato simile?

«Sicuramente le mie aspettative erano e sono alte, e grande è l’ambizione che mi muove, ma vivo ogni piccolo e grande successo con l’umiltà necessaria per non perdere il contatto con la mia realtà di giovane che si impegna quotidianamente per realizzare i propri sogni. La soddisfazione più grande che mi ha regalato questa esperienza è l’essere riuscito a portare così tanti giovani a teatro, bellissimo traguardo vissuto grazie alla mia esperienza teatrale. Il passo successivo – lo spero – sarà portare in tutta Italia il mio spettacolo “Mental syntax”, riuscendo a coinvolgere tante persone nel fascino irresistibile insito nel mondo del mentalismo».

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c