PAOLO CALABRESI

04/04/2018 - 16:28

di GIULIA FARNETI

Inadeguatezza, egoismo, cinismo. Meglio cambiare, “Qui e ora”

Due 40enni , un incidente con lo scooter e una preoccupante indifferenza

Inadeguatezza, egoismo, cinismo. Meglio cambiare, “Qui e ora”

IMOLA. Un incidente in scooter in una strada secondaria di un’isolata periferia romana, senza passanti né case, nei campi e due uomini quarantenni che si lanciano in una dialogo nel quale emerge in uno un senso di inadeguatezza che porta a perdersi e nell’altro il cinismo feroce che porta al male. Fino all’8 aprile al teatro Stignani di Imola saranno in scena Paolo Calabresi e Valerio Aprea, due volti molto noti del cinema italiano, in Qui e ora, uno spettacolo che fa emergere uno spaccato tragico, anche se molto divertente, di una società sempre più arrabbiata, indifferente ed egoista. In un periodo storico e complicato come quello che stiamo vivendo, il teatro può risultare essere l’unico strumento salvifico per lanciare grida disperate e, per i più, totalmente assordanti. Ne abbiamo parlato con Paolo Calabresi.

Calabresi, da oggi lei sarà in scena a Imola con “Qui e ora”. Per quali motivi ha detto sì a questo spettacolo?

«Perché non capita quasi mai di poter affrontare testi così ben scritti, moderni e con una precisione fuori dal comune. Viene delineato il quadro di una società attuale completamente abbandonata a sé stessa sotto l’aspetto delle relazioni sociali, cioè pubbliche. Sui social network si scatenano sempre più spesso reazioni verbali molto violente, dove la parola è diventata lo strumento per far emergere unicamente la propria individualità».

In scena sarà Aurelio Sampieri. Ci racconta di lui?

«È uno chef motivazionale, cioè che tiene in radio un programma di cucina. Di fatto rappresenta quello che ci viene costantemente mostrato in tv, ovvero un cuoco deve parlare ed essere appetibile televisivamente. È l’esempio concreto di spettacolarizzazione di un mestiere che oggi è molto in voga».

Sia il personaggio interpretato da lei sia quello di Valerio Aprea sono in un certo qual modo vittime dei nostri tempi. È d’accordo?

«Entrambi sono vittime di un sistema che hanno contribuito a creare ma non ne sono consapevoli, oltre che carnefici. Il mio personaggio esprime una profonda solitudine che traduce in violenza nei confronti del prossimo e l’assoluta non capacità di relazionarsi con gli altri. Il prossimo è solo l’occasione per far venire fuori la propria affermazione sociale sugli altri».

Il nostro Paese sta attraversando già da diverso tempo un periodo non facile. In cosa, secondo lei, dovremmo agire, nel “Qui e ora”?

«Dovremmo reagire nell’accorgerci che c’è una grandissima percentuale della nostra vita che è di tutti. Dobbiamo assolutamente riappropriarci della cura della bellezza che ci circonda».

Chi è Paolo Calabresi?

«È una persona tormentata, mai serena e sempre alla ricerca di qualcosa. Si annoia abbastanza facilmente di quello che fa ma, grazie alla curiosità e al coraggio, molto spesso cambia il campo dove giocare, qualità che sicuramente lo fa crescere artisticamente».

È un attore che ha spaziato nei ruoli più diversi, oltre che essere diretto da alcuni dei più grandi registi. Per quali motivi ha scelto di fare questo mestiere?

«Tutto è iniziato per caso. Avevo un’insoddisfazione molto forte prima di iniziare a studiare recitazione al Piccolo di Milano; mi ero iscritto a Giurisprudenza, facoltà che avevo scelto semplicemente perché non sapevo che altro scegliere. Sono stato preso alla scuola di Strehler in maniera del tutto casuale: ho accompagnato un amico a un provino, ma hanno scelto me al suo posto. Da quel momento ho lasciato l’università e ho abbandonato quella parte di Roma colma di attività; suonavo infatti la chitarra e giocavo a pallone».

Quali fini ha un attore nei confronti del pubblico?

«Essere credibile e verosimile, non essere vero come molti fanno credere».

Molto cinema e televisione. Il teatro cosa rappresenta?

«È la culla del mio mestiere, io sono nato proprio lì».

Non è la prima volta che viene in Romagna in tournée. Cosa pensa di questa terra? Come si è trovato?

«Ci sono alcune zone del nostro Paese che sono portatrici di una sana allegria e la Romagna è una di queste. Oltre alla proverbiale ospitalità di cui si viene investiti, emerge una gioia e una leggerezza nell’aria che fa star bene a chiunque passi da lì, seppur di passaggio».

Info: 0542 602610

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