ELENA BUCCI

Relazioni pericolose al Novelli

«Siamo partiti dal romanzo epistolare per creare una drammaturgia potente che permette di riflettere su tematiche attualissime»

di SERENA MACRELLI

05/12/2017 - 13:47

Relazioni pericolose al  Novelli

RIMINI. Carnefici e vittime, tutti sconfitti davanti a specchi dorati e ipocrisie. Si frantumano gli inganni, si spezzano cuori e vite nel gioco crudele de “Le relazioni pericolose”, celebre romanzo di Choderlos de Laclos, che arriva al teatro Novelli grazie alla rilettura scenica di Elena Bucci e Marco Sgrosso.
Questa sera, domani e giovedì le seduzioni del visconte di Valmont e gli intrighi machiavellici della marchesa di Merteuil nei confronti di giovani donne ingenue e oneste, catapulteranno il pubblico tra le trame settecentesche dei “due vampiri” di sentimenti, resi celebri anche dalla versione cinematografica di Stephen Frears. Una nuova sfida teatrale per Elena Bucci alla quale, dopo il premio Ubu e il premio Duse nel 2016, è stato consegnato nel 2017 anche il premio Hystrio Anct.

Bucci, quale è stato il vostro approccio a questo classico?
«Siamo partiti dal romanzo epistolare per creare una drammaturgia potente che permette di riflettere su tematiche attualissime. Ad esempio: che cosa è vero, che cosa è falso quando scriviamo in solitudine mail, sms, whatsapp? Come un tempo i messaggeri portavano lettere d’amore e di inganni, così oggi i messaggi telematici passano veloci, frutto della nostra intelligenza, del desiderio di potere. Una massa di apparente comunicazione che può ridurre a forme di cecità. Siamo spesso accecati dalle nostre passioni, dal desiderio di prevalere e questo azzera anche grandi possibilità di felicità».

Quanto sono fatali queste relazioni pericolose?
«Moltissimo. Quanti tesori, di bellezza e grazia, persi per una sola imprudenza. Finché nessuno sa, tutto può essere fatto. Se qualcuno sa allora tutto crolla. Agli uomini, ancora oggi è permesso molto di più. Le donne per leggerezza possono perdere tutto».

C’è differenza tra il ’700 e i nostri giorni?
«L’epoca dei Lumi era in realtà, come oggi, un mondo scivoloso. La Rivoluzione francese era imminente, ma non la vedevano. Anche noi oggi siamo vicini alla decadenza ma continuiamo a far finta di niente».

Lei interpreta i ruoli opposti della perfida marchesa e della tormentata de Tourvel. Quanto è difficile entrare in due personaggi antitetici?
«Molto. Entrambe però, pur nelle loro differenze, hanno desideri, aspettative simili. La marchesa rappresenta l’esperienza che spinge a diventare manipolatrice, la presidentessa l’innocenza a cui non manca un po’ di malizia. L’ambiente, la storia passata forgiano e questa consapevolezza permette di vedere il male nel bene e viceversa. Cadono i giudizi, tutto è complesso anche giudicare».

E Valmont?
«È vittima dei meccanismi di potere che lui stesso tesse, vuole godere della propria intelligenza, ne fa uno strumento per creare barriere. Ma non è vero che la ragione può dominare, ci sono i talenti, i sentimenti a cui anche lui cederà».

Sul palco anche Gaetano Colella. Mercoledì pomeriggio, alle ore 17, i due attori-autori incontreranno il pubblico nella sala del Ridotto del Novelli.
Inizio degli spettacoli alle ore 21.
Info biglietteria: 0541 793811
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