CESENA E FORLI'

14/01/2019 - 10:03

Sequestri di canapa light tra Cesena e Forlì, ricorso in Cassazione

Dopo che il Riesame ha rigettato le istanze continua la battaglia legale. Per la difesa la marijuana presente nei negozi è di tipo legale

Sequestri di canapa light tra Cesena e Forlì, ricorso in Cassazione

La vicenda del milione di euro di materiale sequestrato alle aziende romagnole che vendono prodotti a base di cannabis legale, finirà davanti alla Corte di Cassazione. Per chiedere un pronunciamento “definitivo” che possa sciogliere ogni dubbio su una legge (quella che ha sdoganato la coltivazione di cannabis con un thc inferiore allo 0,6 e il successivo utilizzo per consumo e cosmesi) le cui prime applicazioni lasciano spiragli a molte perplessità.

È l’intento di almeno due studi legali (quello cesenate di Alessandro Sintucci e quello forlivese di Licia Zanetti) all’indomani della richiesta respinta di dissequestro del materiale blindato dalle scorse settimane dalla squadra mobile di Forlì. Che ha portato a termine un blitz dopo un’inchiesta coordinata dalla Procura e dal pm Filippo Santangelo.

Richiesta non accolta

«Si tratta di materiale legale. Va dissequestrato e riconsegnato ai legittimi proprietari». Era questa la richiesta che arrivava da 5 delle aziende che, nelle scorse settimane, erano state protagoniste del blitz della Squadra Mobile di Forlì. Si tratta di negozi sparsi per tutta la provincia che vendono prodotti a base di cannabis “legale”. Ma sulla cui legalità è evidentemente stato adombrato talmente tanto dubbio da ottenere di poter sequestrare tutto. La richiesta di togliere i sigilli era stata formalizzata al Tribunale del Riesame retto dai giudici Floriana Lisena, Marco De Leva e Anna Orlandi. A chiedere il dissequestro (anche tramite l’avvocato Carlo Zaina di Rimini) parte delle aziende che hanno subito il provvedimento. Sette delle stesse invece attendono per ora passive gli esiti dell’inchiesta.

Il sequestro

In totale sono stati bloccati a metà del mese di dicembre 73 chili di inflorescenze di canapa e ulteriori prodotti, contenuti anche in 5 distributori automatici; prodotti che hanno in sé il principio attivo della cannabis. Il tutto per un valore stimato di circa un milione di euro.Sono state fatte perquisizioni in 12 esercizi (tutti quelli della provincia di Forlì-Cesena) che commercializzano i prodotti “canapa light”, o canapa legale; con 15 persone (i legali rappresentanti degli esercizi, che comunque restano regolarmente aperti) denunciate per detenzione, vendita e commercializzazione di sostanze stupefacenti/psicotrope senza le autorizzazioni ministeriali previste e per la divulgazione e pubblicità all’uso delle stesse.

L’indagine

L’indagine coordinata dalla procura e diretta da Mario Paternoster e dalla sezione narcotici della Squadra Mobile guidata da Giovani Neri era nata dal fermo e controllo di due minorenni, che dopo aver comprato in un negozietto della provincia alcune infiorescenze avevano intenzione di fumarle. L’assunto dell’accusa è che dunque queste sostanze vengano poste alla vendita per il consumo come droga. Mentre la coltivazione di sostanze che contengano meno dello 0.6 di Thc ora è sdoganata dalla legge e utilizzata per tanti altri scopi che nulla c’entrano con il drogarsi. Al punto che, nel giro di poco tempo, sono nati come fughi punti vendita in tutto il territorio. Negozi sparsi tra il forlivese, Cesena, Cesenatico e Savignano sul Rubicone.

Ricorso in Cassazione

Adesso si presenteranno davanti alla Cassazione. Dopo che anche il Riesame ha confermato il sequestro (in attesa del giudizio) voluto dalla Procura. L’assunto delle difese che ricorreranno di nuovo è semplice. L’articolo 2 della legge del 2 dicembre 2016 ha legalizzato la coltivazione di varietà di canapa che contengano un Thc basso, inferiore allo 0,6. Da questa coltivazione è possibile ottenere alimenti e cosmetici che sono catalogati in specifiche discipline e il cui consumo è lecito. Perché allora sequestrate quella marijuana presente nei negozi visto che è di tipo legale? Da parte dei negozianti infatti non c’è alcun tipo di incentivo a fare certi tipi di utilizzo di quella sostanza. Che inoltre, attualmente, l’ordinamento italiano consente di coltivare per la successiva vendita, al punto che, se il contadino dovesse sbagliare e produrre piante con un Thc superiore allo 0,6 si vedrebbe sequestrare tutto dalla Forestale (ora confluita nei carabinieri) ma non avrebbe alcun tipo di ulteriore ripercussione a livello legale. Per le difese dunque la vendita di questi prodotti a norma di legge non andrebbe penalizzata, in quanto chi vende pone sul banco prodotti certificati a norma di legge, e non può avere alcuna responsabilità sul tipo di utilizzo diverso dal catalogato che ne possa venire fatto eventualmente. Canapa light che viene prodotta e destinata al consumo. Senza che la legge ne discrimini alcuna tipologia di questo consumo. Una battaglia legale per avere binari legislativi chiari su cui muoversi in futuro, insomma: in una legge che per ora chiara non è. Per conoscere i risultati di questa battaglia legale servirà dare tempo ai giudici di Cassazione di esprimersi.

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