CESENA

07/12/2018 - 12:12

Azienda cesenate contro la banca: risarcita di 160mila euro in Appello

Ditta specializzata in combustibili contro un istituto della zona

Azienda cesenate contro la banca: risarcita di 160mila euro in Appello

CESENA. Ci sono voluti 10 anni di tempo e due cause, visto che le prime denunce risalgono al 2008 e soltanto in questi giorni sono arrivate le motivazioni dell’appello. Ma una ditta del comparto combustibili, la segheria Gualdo Snc con sedi segnalate a Cesena e Gualdo d Roncofreddo, ha ottenuto un risarcimento a cinque zeri da quella che allora si chiamava Banca di Cesena Credito Cooperativo di Cesena e Ronta.

«Una storia cesenate ma come tante simili ce ne sono in giro per l’Italia» spiegano Emanuele Argento del Foro di Pescara e Gennaro Baccile: che da anni guidano la Sos utenti specializzata in contenziosi tra mondo dell’artigianato e banche. La prima sentenza sul caso la lesse il giudice Mazzino Barbensi quando ancora c’era un Tribunale anche a Cesena.

Fu accolta la richiesta restitutoria di 132.598,63 €euro attivata e difesa dalla Equipe Giurimetrica della Sos Utenti con l’avvocato Emanuele Argento ed anche con l’avvocato cesenate Vittorio Giorgini.

L’importo a suo tempo liquidato alla Segheria Gualdo, comprensivo di interessi e spese legali, era stato di 160 mila euro.

L’ipotesi del ricorrente era che l’azienda fosse stata continuamente ed ingiustamente vessata dalla Banca con richieste di restituzione dello scoperto di conto corrente.

Di certo il suo legale rappresentante nel 2008 si era rivolto alla Equipe Giurimetrica della Sos Utenti.

La Banca era comunque convinta delle sue ragioni ed aveva proposto Appello. Ci sono voluti altri cinque anni per la nuova sentenza.

Il lungo e complesso processo ha riguardato la ripetizione di Illegittimi Interessi, di Commissioni di Massimo Scoperto, di Spese, di Anatocismi e Oneri, contro la Banca, e la ragione del primo grado di giudizio è stata confermata dalla Corte di Appello di Bologna (Giudice Relatore Teresa Caruso e Presidente Anna De Cristofaro).

Tra i motivi di Appello (non accolti) la Banca ha sollevato e ribadito la prescrizione decennale e la qualificazione solutoria dei versamenti operati sul conto corrente oltre il decennio dalla data della richiesta restitutoria a suo tempo fatta dalla azienda.

La Corte di Appello di Bologna, respingendo l’appello proposto dalla Banca, ha quindi confermato in pieno la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale Civile Forlì Sezione Distaccata di Cesena nel 2013 in favore dell’ex Cliente correntista della banca, respingendo la pretesa di qualificazione solutoria dei versamenti operati dal correntista oltre il decennio dalla domanda giudiziale.

«Con questa pronuncia - spiegano dalla Sos Urenti - si conferma un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato che ha comportato per tanti utenti bancari il passaggio da una posizione fortemente debitoria nei confronti delle Banche a quella di creditori delle stesse.

In Emilia Romagna, a marzo 2017 (ultimo dato pubblicato dalla Banca D’Italia con i suoi bollettini statistici trimestrali) i clienti bancari in bonis con affidamento ammontavano a 86.840 con crediti utilizzati per 147,8 Miliardi di euro. L’intera Regione, però vede ben 90.026 unità, per equivalente di 19,5 miliardi di €euro iscritti a sofferenza presso la Centrale Rischi della banca D’Italia, ovvero sgraditi dalle Banche e buttati nella cesta dei Cattivi debitori non più meritevoli di credito legale. In Emilia Romagna risultano più numerosi gli Utenti Bancari classificati a Sofferenza che quelli meritevoli di credito».

Secondo le statistiche della Sos Utenti, che monitora clienti provenienti da tutta Italia (grazie alle sue oltre 20.000 cause bancarie dal 2001 ad oggi) un terzo della clientela considerata cattiva dalle Banche una volta che sia ben assistita in giudizio, anziché debitrice, diventa creditrice delle stesse. «E come nel caso di Cesena, la conferma arriva e si consolida dopo ben 10 anni con la conseguenza che ormai la vita civile ed economica dell’imprenditore e famigliari risulta irrimediabilmente distrutta e compromessa con pesanti ricadute anche sull’economia regionale. Ciò sta a significare che un terzo delle 90.026 posizioni classificate a sofferenza, se si ribellassero tutti con adeguata assistenza giurimetrica, potrebbe scoprire di vantare credito verso il sistema bancario anziché essere considerati debitori e non più meritevoli di vivere economicamente: si tratta di ben 30.008 utenti bancari e coinvolgente circa 29 miliardi di crediti bancari a sofferenza inesistenti».

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