CESENA

14/05/2018 - 15:12

Rimandata a casa dal Pronto soccorso per due volte. Intervento salva-vita poche ore dopo

Dopo diagnosi non allarmanti fatte da due diversi medici al Bufalini uno specialista scopre che sta morendo

Rimandata a casa dal Pronto soccorso per due volte. Intervento salva-vita poche ore dopo

CESENA. Quattro giorni fa, nel giro di poche ore, si è presentata per due volte al pronto soccorso del Bufalini. Accusava malori molto forti ed essendo cardiopatica lei e i suoi cari erano molto preoccupati. Ma due diversi medici che l’hanno visitata dopo il suo arrivo in ospedale hanno ritenuto che non ci fossero ragioni per allarmarsi e l’hanno rimandata a casa.

Per fortuna, il giorno seguente, visto che la situazione non migliorava, i familiari della 70enne Anna Vincenzi hanno chiesto il parere di un cardiologo privato, che si è accorto che le sue condizioni erano gravissime. Semplificando, le stava per scoppiare l’aorta.

Aria di azioni legali

A quel punto, la donna è stata indirizzata di nuovo al Bufalini e da lì è stata trasportata urgentemente all’ospedale di Cotignola, centro di riferimento per le operazioni cardiochirurgiche. Lì è stata sottoposta all’“intervento di Bentall”, che è iniziato verso le 17.10 e si è concluso poco prima di mezzanotte. È riuscito, ma - riferisce il figlio Claudio Pieri, scosso per l’accaduto e sconcertato da quelle diagnosi sbagliate fatte in pronto soccorso - la donna «è ancora in prognosi riservata, presso il reparto di terapia intensiva di Cotignola, non ancora fuori pericolo di vita, col rischio di danni neurologici permanenti». Perciò la famiglia «si riserva di iniziare un’azione legale sia penale che civile nei confronti dei medici di ps, che hanno completamente cannato la diagnosi, sia nei confronti dell’azienda ospedaliera». Prima di tutto, ovviamente, «sperando naturalmente che vi sia il recupero migliore della salute».

La prima diagnosi

Il figlio della donna cardiopatica, proprio nel giorno della Festa della mamma, ricostruisce così quelle due giornate drammatiche: «Il 10 maggio, verso le 7 di mattina, mia madre si sente male avvertendo crampi lungo tutto il corpo dai piedi alla gola, mal di testa, dolore al petto, difficoltà motoria, tanto che non avendo forza nelle gambe, è caduta a terra, mal di schiena, nausea. È stata quindi chiamata l’ambulanza, che l’ha trasportata al Bufalini di Cesena. All’infermiera dell’ambulanza abbiamo anche consegnato la documentazione del cardiologo che la segue, che l’ha passata al dottore del Pronto soccorso. Quelle carte, aggiornate allo scorso febbraio, evidenziavano già cardiopatia ipertrofica, ipertensione arteriosa e valvulopatia aortica degenerativa. La dottoressa che l’ha visitata ha però diagnosticato sostanzialmente un problema allo stomaco e una mera disidratazione, dandole per endovena medicine, senza nemmeno sottoporla ad elettrocardiogramma o ecografia per capire se la sintomatologia potesse avere qualche inerenza col cuore. Né le ha sentito il cuore con lo stetoscopio, limitandosi a prenderle le pulsazioni. E verso mezzogiorno e mezzo mia mamma è stata dimessa».

Di nuovo in Pronto soccorso

Visto che i sintomi si facevano sempre più pesanti, la 70enne è stata portata dal suo medico di base, che usando lo stetoscopio ha detto che secondo lui «qualcosa non andava, rimanendo basito dal fatto che in Pronto soccorso non le avessero fatto gli esami, e ha disposto un’impegnativa d'urgenza per un’ecografia per verificare se il cuore e tutto il resto fossero a posto e una rx per verificare se il mal di schiena fosse legato ad una infrazione di una vertebra dovuta al fatto che era caduta».

E qui inizia il terzo atto del calvario. «Alle 16.24 - prosegue il figlio - mia madre e mia sorella sono tornate in Pronto soccorso ed è stata fatta una ecoscopia». Da quanto scritto a referto, il sospetto dell’uomo è che «sia stata esaminata esclusivamente l’aorta addominale e non quella ascendente, cioè parte più alta, collegata alla valvola. Eppure stava lì una delle sue patologie, che i dottori conoscevano, perché erano in possesso della documentazione del medico cardiologo. Ma la diagnosi, questa volta, si è limitata a una mera artrosi». Dopodiché il medico del Pronto soccorso, quando la figlia della paziente gli ha chiesto se avesse controllato anche la valvola, ha detto che se aveva dei dubbi poteva fare ulteriori controlli dal cardiologo privato.

La svolta salva-vita

Proprio quest’ultimo ha rinunciato alla pausa pranzo per visitarla e ha riscontrato immediatamente una probabile disseccazione dell’aorta di tipo A, chiedendo più volte quale medico di Ps l’avesse visitata», in quanto - spiega il figlio della donna - quella svista gli sembrava incredibile. Poi ha chiamato immediatamente un’ambulanza per un codice rossi, anticipando la problematica al reparto di Cardiologia del Bufalini e indicando la necessità di angio tac per confermare la sua diagnosi, così da farla operare subito perché l’aorta si stava di fatto spaccando».

Da lì si è arrivati all’operazione chirurgica di cui si è detto e allo sconcerto del figlio, deciso ad andare fino in fondo per chiarire eventuali responsabilità.

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c