CESENA

Laboratori produttivi per i detenuti

Protocollo operativo rinnovato

03/02/2018 - 15:30

Laboratori produttivi per i detenuti

La firma del protocollo operativo di ieri

CESENA. Con la firma dei rappresentanti di enti locali, associazioni ed aziende, ieri mattina è diventato ufficiale il rinnovo dei protocolli per i laboratori produttivi interni ed esterni al carcere.
Si tratta dei laboratori “Altremani”, laboratorio di metalmeccanica interno al carcere, “Manolibera” laboratorio interno al carcere di cartiera, e quello esterno di “Recupero Raee” (rifiuti di apparecchiature elettroniche).
Nati col contributo del Fondo Sociale Europeo attraverso la Provincia di Forlì, i laboratori sono stati coordinati da Techne.
Attualmente il carcere di Forlì ospita 120 detenuti, e presto aprirà una nuova sezione che ne ospiterà un ulteriore quarantina, mentre al 30 novembre erano 350, complessivamente le persone del territorio provinciale sottoposte a misure alternative al carcere.
«Veniamo da anni di esperienze positive - ha esordito l'assessora Simona Benedetti - che trovano conferma in questo rinnovo dei protocolli. Esperienze di avviamento al lavoro e di inclusione sociale attraverso lo strumento della formazione professionale, che in questo territorio abbiamo cominciato ad usare prima che la regione decidesse di andare in questa stessa direzione. La qualità del lavoro fatto in questi anni ha fatto sì che all'istituto carcerario di Forlì si avvicinassero enti e associazioni del più ampio territorio provinciale».
«Stata la lungimiranza e la determinazione dell’ex cappellano don Dario Ciani e dell’allora direttrice Risa Alba Casella a segnare la svolta - ha ricordato il presidente della provincia e sindaco di Forlì Davide Drei - Furono loro per primi a credere nella necessità di un coinvolgimento più ampio della città e del territorio».
Fondamentale al successo di questo genere di iniziative, hanno sottolineato Palma Mercurio, direttrice del Casa circondariale di Forlì, e Anna Giangasparo, direttrice di missione Uepe, è la risposta del territorio, e da questo punto di vista Forlì-Cesena e la Romagna in generale rappresentano un caso fortunato e tutt'altro che scontato.
«Quando sono arrivata ho avuto la fortuna di poter camminare su un sentiero già tracciato - ha confermato l’attuale direttrice della casa circondariale di Forlì Palma Mercurio - Non è facile, perché affinché queste esperienze abbiano successo occorre una cura costante».
I laboratori sono realtà produttive a tutti gli effetti, che stanno nel mercato e dove non si fanno sconti su temi come gli adempimenti in termini di sicurezza sul lavoro e in materia contrattuale.
«Questo genere di attività, riducono drasticamente il rischio recidiva, rischio che cala ulteriormente quando questi percorsi si combinano con il ricorso a misure alternative al carcere - ha detto Giangaspero - Strumenti come la semilibertà o la messa alla prova sono ancora troppo poco utilizzati, nonostante la loro efficacia sia provata, per questo è importante sensibilizzare associazioni enti e privati, perché aumentino le possibilità di inserimento lavorativo». 

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