CESENA

03/02/2018 - 13:27

di GIORGIA CANALI

Di corsa nella sabbia del deserto per aiutare i profughi Saharawi

Graziano Gozi e Fabio Caroti primi due cesenati a disputare la Sahara Marathon

Di corsa nella sabbia del deserto per aiutare i profughi Saharawi

CESENA. Graziano Gozi e Fabio Caroti saranno i primi due cesenati a correre la Sahara Marathon. Partiranno il 24 febbraio e per una settimana, fino al 4 marzo vivranno in un campo profughi Saharawi.

Direttore della Confesercenti Cesenate quasi 50enne il primo, metalmeccanico quarantenne il secondo, ad accomunarli è la passione per la corsa e le lunghe distanze.

La Sahara Marathon non è una “semplice” maratona nel deserto, ma un progetto di solidarietà a sostegno del popolo Saharawi. E a sostegno di quella causa giovedì, ha anticipato il sindaco Paolo Lucchi che ha consegnato ai due maratoneti anche il gagliardetto ufficiale del Comune di Cesena, si pronuncerà anche il Consiglio comunale discutendo la mozione presentata dal gruppo Pd.

Quello con la Sahara Marathon per Gozi e Caroti è stato casuale: «Non ci siamo avvicinati per la causa benefica - ammette Gozi - quella l’abbiamo scoperta dopo ed è l’aspetto che ci ha affascinato di più. Una sera dopo una notturna tra amici eravamo a tavola quando ho espresso ad alta voce il desiderio di fare qualcosa di diverso per i miei 50 anni. C’è chi ha suggerito le maratone di New York o Parigi, poi qualcuno ha suggerito il deserto. Quella sera stessa ho cercato su Google “maratone nel deserto” e tra le tante apparse questa è quella che mi ha catturato».

La Sahara Marathon invita i suoi partecipanti a vivere una settimana nei capi profughi con il popolo Saharawi, a conoscerne la storia, in modo che ciascuno possa farsene poi testimone.

«Il Sahara Occidentale – ha spiegato ieri Rubens Noviello, organizzatore per l’Italia della Sahara Marathon e autore del libro “La corsa verso il mare. Saharawi: l’odissea di un popolo in fuga” - è rimasto l’ultimo paese africano a non aver ottenuto l’indipendenza formale e sostanziale. Era una colonia spagnola, ma nel 1958, mentre tutta l’Africa si avviava alla decolonizzazione, nel Sahara Occidentale venne scoperto uno dei più importanti giacimenti di fosfato al mondo, che unito ad uno dei tratti di costa più pescosi al mondo faceva di questo piccolo stato una nazione dall’alto valore commerciale». Solo nel 1976 la Spagna lascia il controllo del paese, per poter entrare nelle Nazioni Unite: «Lascia il controllo a Marocco e Mauritania, firmando un accordo che segna l’inizio di anni di guerre e l’esodo di 300mila saharawi che da allora vivono da rifugiati nei campi profughi del deserto algerino. Nel ’79 sono stati firmati i trattati di pace con la mediazione dell’Onu. Nel frattempo la Repubblica Araba Saharawi Democratica si è proclamata indipendente e la Mauritania si è ritirata dai territori occupati. Non è stato così per il Marocco che ha costruito un muro più lungo della muraglia cinese. Lo chiamano il muro della vergogna ed è il simbolo dello sfruttamento commerciale di quei territori ingiustamente occupati».

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