REFERENDUM

14/09/2016 - 13:42

Incontro con la vice presidente del Senato

Uno spot per il sì rispondendo alle perplessità

Incontro con la vice presidente del Senato

Da sinistra Mara Valdinosi, Fabrizio Landi e Valeria Fedeli

CESENA. Non solo uno “spot” per il “si” al Referendum costituzionale («...La cui data, vedrete, si conoscerà in una decina di giorni»). Ma anche un momento selettivo in cui “tastare” fisicamente il polso alla cosiddetta “base”, che ha partecipato numerosa riempiendo la sala della Ex Banca di Cesena in viale Bovio.

E’ stato questo per il Pd locale “Riforma costituzionale: una scelta per il futuro dell’Italia”, incontro preparato alla senatrice cesenate Mara Valdinosi che, moderato dal segretario territoriale del partito Fabrizio Landi, vedeva come protagonista principale la vice presidente del Senato Valeria Fedeli.

«Come Pd territoriale arriveremo al voto preparati - ha introdotto Landi due sere fa - Con alle spalle tanti incontri di approfondimento. Siamo di fronte ad una proposta di riforma non slegata dal resto del lavoro di riformista attuato dal governo. Come da mandato che il presidente della Repubblica ha dato a Matteo Renzi all’inizio del suo lavoro”»

La scelta del sì per la senatrice Mara Valdinosi passa da tutto il lavoro svolto per arrivare ad un testo di riforma il più possibile condiviso. Ma anche dalla storia della politica italiana.

«Già dalla Costituente c’erano delle riserve sul bicameralismo perfetto o paritario che dir si voglia. Il Pc era più orientato ad una seconda camera di rappresentanza come quella che viene ora disegnata. Andando avanti negli anni a cadenza regolare l’attuale riforma riemerge nella storia. Nilde Iotti negli anni ’70 chiedeva di “...Fare basta con così tanti parlamentari”. Sostenendo che ne avevamo quanti in Cina ma e che i cinesi erano tantissimi in più di noi... Dagli anni ‘80 ad oggi ci sono state 7 commissioni bicamerali per provare a disegnare una riforma simile. Tutte hanno fallito. Fino a quella voluta da Letta nel 2013. Il governo Renzi nasce per fare la riforma elettorale e quella costituzionale. Il procedimento del referendum confermativo è passato da 6 letture parlamentari. Dibattiti acesi ed aspri sia alla Camera che al Senato. Ma la riforma che ne è uscita è stata frutto di un grande lavoro del parlamento. Non sarà la riforma perfetta. Tutto si può sempre migliorare. Ma credo che la testimonianza di un parlamentare come me sia il miglior spot per il si. Nel bicameralismo paritario di oggi una legge speso resta imbrigliata nella navetta tra Camera e Senato. Nella migliore delle ipotesi quando nasce è già in ritardo rispetto ai tempi in cui serviva averla. Abbiamo cercato di costruire con uno schieramento che fosse il più ampio possibile. Ne è nata una scelta coraggiosa».

A testimonianza di come non tutto possa essere perfetto la stessa Valdinosi su qualche cosa contesta. «A me ad esempio, da ex dipendente, l’abolizione delle provincie non è piaciuta. Per ciò che rappresentavano per i territori. Questo per dire che non ci sono leggi perfette. Ma quanto elaborato ciò che di meglio ora si può vere».

Un Senato ridotto a 100 componenti, 95 dei quali espressioni di Regioni e Sindaci. Verrà chiamato in causa per leggi bicamerali da approvare, come quelle costituzionali. Non potrà avere poteri di veto ma potrà chiedere alla Camera di riesaminare un teso qualora lo ritenga. «Una riforma che abolisce l’inutile e costoso Cnel – chiosa Valdinoci - Nulla cambia per l’elezione del presidente della Repubblica che avrà bisogno di una maggioranza ancora più qualificata per essere nominato. Il Governo uscirà rafforzato dovendo avere la fiducia di una sola Camera e non di due. Adesso il lavoro è tale, con gli equilibri differenti nelle camere dovuti al Porcellum, che spesso bisogna contarsi ed essere presenti anche con 40 di febbre per non rischiare di far cadere il Governo nelle votazioni senatoriali. Un sistema che ha messo in luce la sua fragilità nei numeri. In 70 anni abbiano avuto 63 governi in Italia. Nello stesso lasso di tempo la Germania ne ha avuti 24...».

Poi modifica del quorum nei referendum con 800 mila firme dove per validare basterà la metà più uno dei votanti alle ultime elezioni della Camera. Possibilità di referendum propositivi. «Purtroppo, sui media e nei dibattiti. Vedo che quasi sempre la discussione sul voto referendario non ha quasi mai nulla a che fare con la riforma. Ma si posiziona su un piano politico, di stare “con” o “contro” qualcuno».

Le anime della base intervenuta in sala sono variegate. E si fanno sentire tutte. Da chi, codici alla mano, fa rilevare che il “si” non darebbe una vitoria alla democrazia in quanto un domani una legge la potranno “proporre” anche uno scarno manipolo di elettori votanti. «Una riforma dove il presidente della Repubblica sembra diventare un inutile orpello. In un partito dove in passato mi è stato chiesto di fare le barricate contro chi toccava la Costituzione ed ora mi si chiede di fare l’esatto opposto-. Il Senato diventerebbe un organismo in cui si lavora gratis. Da alternare alle funzioni di amministratore locale e regionale. Chi mai ci andrà al Senato?».

C’è chi invece fa notare come in caso di vittoria del “no” il prossimo anno si vada a votare per il rinnovo delle provincie. Ed il numero dei parlamentari resterà uguale quindi serve sforzarsi ed andare a votare si.

C’è chi si sofferma s un dato. La Corte Costituzionale che mette mano alla legge elettorale. La giurisprudenza che interviene a posteriori sulle regole. Invalidandole e mettendo in difficoltà anche chi con quelle regole è stato eletto. «Buono dunque che la riforma contenga la necessità di un parare preventivo prima di votare una nuova legge elettorale».

Tra gli spauracchi c’è l’abbassamento dei numeri necessari per una dichiarazione di guerra. E chi sottolinea che comunque le lentezze di approvazione delle leggi del bicameralismo paritario vadano abbattute. «E’ inutile aspettare sperando che una prossima volta si faccia meglio».

Al netto di qualche strale a chi piega verso il, “no” in maniera trasversale da Matteo Salvini a Massimo D’Alema, l’ospite della serata traccia le conclusioni.

«Tra poco sapremo quando andare a votare - spiega la vice presidente del Senato Valeria Fedeli - Sarà entro l’anno ed andremo ad un referendum conservativo per una riforma che è stato elaborata dal parlamento all’unisono, 5 stelle esclusi in molti casi. Dal parlamento e non dal Governo come si vuole far credere o come qualcuno sostiene. Ci tengo a sottolinearlo perché se dalle urne uscirà il “no” o dando retta a chi sostiene che dovremmo fare diversamente, in realtà si concretizzerà soltanto un assoluto “non cambiamento”.

Credo sia fondamentale dare a tutti la possibilità di leggere ed esaminare i testi che abbiamo modificato. Purtroppo su questo voto se ne raccontano di cotte e di crude; ma dando alle persone lo strumento per leggere cosa ci sia scritto nella riforma, gran parte della caos che si sta creando si sgonfierà. Da subito la Costituente si era posta il problema delle due camere paritarie. Non riesco ad accettare che ci sia incoerenza tra i progressisti dl Centro sinistra. Un riforma, quella che stiamo validando, che tanto per fare un esempio era al punto 4 dell’Ulivo del 1995. Quindi in un periodo in cui “c’erano tutti”... Anche chi adesso sbandiera il no. Alla stesura, 5 stelle a parte, hanno partecipato davvero tutti. C’è un problema di numero delle persone che fanno politica oltre che dei costi della stessa. E c’è un problema di lentezza e della navetta che le leggi devono affrontare tra Camera e Senato. Visto che tutto il Pd ha votato la riforma sia alla Camera che al Senato non capisco come ora ci siano persone che tirano indietro la mano e non si predano la giusta responsabilità difendendo la riforma. Non siamo più nella fase dei campanili, dove le Regioni devono difendere i loro orticello anche l’una dall’altra. Siamo in un conteso in cui la Regione fa parte di un sistema nazionale inserito in Europa. Nel 2001 abbiamo fato errori. Nel demandare in maniera poco chiara alle Regioni responsabilità che la riforma vuole dello Stato. E sono nati conflitti e lentezze. La riforma cambierà il modo di fare politica degli enti locali e regionali. Se passa il “si”, insieme rivolveremo nodi storici come l’equilibrio di genere, si metterà finalmente mano ad una situazione di inefficienza che con i tempi moderni non è più sostenibile quando si parla di legiferare. In generale, dunque, vorrei vedere tutti coloro che hanno contribuito a scrivere questa riforma, anche con il loro voto alle camere, fare una convinta campagna per il “si”. Chi fa il contrario non vuole il bene del Paese».

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