IL DIBATTITO

Nuovo ospedale: ora si pensa ai contenuti

Il Comitato tornerà al lavoro dopo il "via libera" alla costruzione

13/08/2016 - 11:48

Nuovo ospedale: ora si pensa ai contenuti

L'incontro del comitato

CESENA. Si sono chiusi ieri i lavori del Comitato per studiare le prospettive di un nuovo ospedale Bufalini in città. A differenza di tutte le altre riunioni questa volta la parola è stata presa prevalentemente dai politici. Se c’è una pressoché unanime convinzione che un nuovo ospedale sia un valore aggiunto per Cesena e per l’intero sistema Area Vasta Romagna, resta pure la convinzione (anche qui pressoché comune) che oltre al “contenitore” il sistema sanitario debba poggiare anzitutto su validi contenuti. Eccellenze di cura che devono avere due fronti: un nuovo ospedale che prepari un futuro ancor più ricco di possibilità per i cesenati e non solo, ed una decina d’anni per far vedere la luce al nuovo ospedale che non debbono essere “di sola attesa” ma che devono continuare a dare al Bufalini (attuale) maggiori risorse: con sempre migliori chance a chi si cura in città. Il tema “qualità e futuro dei servizi” è talmente sentito che il Comitato stesso non si è nascosto. Una volta concluso l’iter (politico) d’indirizzo per la costruzione del nuovo ospedale, tornerà a riunirsi. Per parlare solo di servizi e di futuro degli stessi. Dentro al vecchio come al nuovo Bufalini.

«Adesso scatteranno con modalità anche differenti dal solito gli incontri con la cittadinanza e con i quartieri per spiegare quanto emerso in tutti questi incontri del Comitato a tema nuovo ospedale - ha iniziato i lavori il sindaco Paolo Lucchi - Siamo consapevoli delle criticità dell’attuale Bufalini: una struttura che ha più di 50 anni e che è carente sotto il profilo della viabilità e dei parcheggi oltre che di nuovi spazi per la futura sanità. Siamo d’accordo sul fatto che il nuovo ospedale debba sorgere su un’area completamente pubblica. Facilmente raggiungibile da tutti. Un ospedale che contenga gli stessi servizi attuali ma con maggiori possibilità di espansione per i nuovi che verranno». L’attuale Piastra servizi resterà: sarà una Casa della salute per le necessità della Terza età che a Cesena sono in aumento con l’invecchiamento progressivo della popolazione. «E’ stato detto di ridare alla città lo spazio dell’attuale Bufalini. Potrebbe diventare un grande parco pubblico. Ma potrebbe essere riutilizzata l’area sotto altre forme, come da proposte avanzate. Se ne dovrà parlare coi cittadini nei futuri incontri. La regione ha detto che finanzierà in toto l’intervento. Non potrebbero mai esserci spese comunali per un investimento del genere. Per poche che fossero sarebbero troppo onerose per le tasche dei cesenati. Ora servirà una variante urbanistica per l’area del nuovo ospedale. Non prima che l’Ausl Romagna deliberi gli indirizzi che portano verso il nuovo complesso ospedaliero. Prima di arrivare in Consiglio ci dovrà essere anche un passaggio formale di conferma degli indirizzi della Regione. Si cercherà di contenere i tempi con tutti gli attori impegnati in questo. Va da sé che l’attuale Bufalini, nel tempo che passerà, dovrà continuare al massimo del regime».

Personale e servizi. A spostare subito l’attenzione sulla sanità operativa ci ha pensato Vittorio Valletta (Cesena Siamo Noi). «Se c’è accordo sul nuovo ospedale occorre parlare anche di servizi. Quando non di posti letto disponibili. Siamo la 2ª regione per spesa sanitaria dopo la Lombardia. La nuova struttura dovrà necessariamente avere migliorie in ambiti ora penalizzati come Malattie Infettive, Cardiologia, Otorino, un servizio notturno pediatrico e Nefrologia. Per noi, insomma, occorre prima valutare i bisogni ed i servizi rispetto alla struttura in sé. Non serve solo dire di “sì” subito al nuovo ospedale senza parlare prima dei servizi. L’esempio dell’emodinamica H24 assente a Cesena è lampante. Perché non averla anche a Cesena, territorio che ha anche tutta la costa turistica da “servire”? Sono state raccolte anche 5.000 firme per questo servizio che non c’è. Firme raccolte pure, in passato, per avere un Pronto soccorso pediatrico h24, anche questo assente. Il Bufalini ha tanti primari a scavalco ed il personale ridotto spesso all’osso. Se non ci sono le risorse per avere il personale ed i primari perché le si trova per un nuovo ospedale?» La proposta di Valletta è quella di andare nei Quartieri e tra i cittadini per chiedere soprattutto quali siano i servizi più necessari. «Solo dopo chiediamoci se serve un nuovo ospedale o se spendere diversamente questi soldi».

Il futuro dell’Ex Bufalini. Tra i temi sul piatto come riutilizzare l’area dell’attuale Bufalini. Ne ha parlato Marco Casali (Libera Cesena). «La città va coinvolta con iniziative elaborate come questo comitato al lavoro da maggio. Si deve pensare ai contenuti non solo al contenitore e fare attenzione a non peggiorare le situazioni attuali presenti al Bufalini, a volte già precarie. Il rischio c’è: soprattutto se si allungassero i tempi di costruzione in maniera smisurata. Non mi preme che il nuovo ospedale nasca su un’area pubblica. Serve che nasca nella migliore area possibile. Il recupero del “vecchio” ospedale? Non ci piace l’idea di raderlo al suolo per farne un parco. Auspichiamo invece una riqualificazione per zone residenziali d’assistenza anziani».

Tra i medici a parlare c’è stato Gilberto Verdoni in rappresentanza dell’Annao Cesena: «Credo che Pievesestina debba in qualche maniera rientrare in questo progetto del nuovo ospedale. Così come l’Irst debba pure rientrarci. Non si tratta di fare del campanilismo ma di scelte tecniche. Perché la percezione della sanità i pazienti ce l’hanno a contatto con i medici e gli infermieri. Non con l’edificio di cura: ed attualmente a Cesena mancano tanti primariati...».

Stop ai tagli. Sulle dinamiche dell’attuale sanità e le richieste per un futuro migliore si è soffermato a lungo Claudio Capponcini (Movimento 5 Stelle). «Prima di parlare di edilizia serve sapere di cosa abbiamo bisogno. Siamo preoccupati dal fatto che l’esigenza a livello regionale e sanitario pare essere quella di fare un “ospedale generico” senza specializzazioni che lo rendono qualificato. Se il Pal è quel preannunciato, insomma, sono molto preoccupato».

Un nuovo ospedale insomma non si può rifiutare, ma poi dipende a cosa ci si mette dentro. «Perché a Cesena si continua a tagliare? Serve ricongiungere le professionalità alla struttura non fare uno studio di urbanistica. La politica deve tracciare la strada non solo di un contenitore da 400 milioni circa. L’atteggiamento dei vertici Ausl verso Cesena è da sempre sfacciato. Ora ci dà un nuovo ospedale ma 9 primariati sono scomparsi, altri reparti sono senza primario da un anno e mezzo e molti sono a scavalco con Forlì. Serve dunque parlare anche di reparti e di contenuti».

Stretta su 4 città. Giuseppe Zuccatelli (Pd) stringe il cerchio sulle 4 città più grandi della Romagna: Cesena, Rimini, Ravenna e Forlì. E su questi centra il mirino dell’assistenza ospedaliera.

«Abbiamo 4 ospedali e devono essere tali in tutto e per tutto - dice - Perché sono loro l’assistenza ospedaliera. Ma si continua a dare appoggio a realtà come Faenza, Lugo, Cattolica e Cotignola per differenti richieste, costanti nel tempo. Pensare di ridurre le unità operative che devono essere comprese nei 4 ospedali è demenziale. Queste al massimo devono essere ridotte a Faenza Lugo e Cotignola. È follia non ci sia “tutto” nei 4 ospedali delle città. O questi lo sono con la “O” maiuscola o è tempo perso. Non si devono sprecare risorse per accontentare i sindaci di Lugo, Faenza e Cattolica. L’intervento edilizio? Non sono certo soldi sprecati. E’ propedeutico per avere un ospedale completo di tutte le sue funzioni, e anche pensando a realtà ulteriori e nuove che qui non ci sono. Penso alla branca della Reumatologia. Non possiamo non averla non Romagna».

Angelo Spanò (Confesercenti cesenate) ha gradito del Comitato l’essere stato messo in condizione di esprimere un parere su questioni delicate e tecniche di carattere sanitario. «Cesena si sta ritagliando un ruolo importante. Ma è chiaro come struttura e contenuti non possano in alcun modo disgiungersi. Non si può costruire un negozio nuovo e vendere merce scadente, insomma».

La preoccupazione di Erio Nicolini del Quartiere Valle Savio è quella di vedere tropo spesso: «Medici e infermieri impegnati nel disbrigo della burocrazia piuttosto che per la cura sul paziente. Costrizioni e scartoffie che ci allontanano da quel modello di riferimento mondiale che Cesena era non troppi decenni fa».

I contenuti del nuovo Bufalini, dunque, iniziano ad essere protagonisti della scena più che l’ospedale nuovo in sé. Presentato il Pal Ausl e spiegato ai Quartieri i lavori finora svolti sul nuovo ospedale, il Comitato tornerà a riunirsi sugli aspetti più legati alla cura.

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