IL LIBRO

17/12/2014 - 09:10

di FABIO FIORI

Il viaggio della Milady

"Rotta verso l'ignoto" di Poggiali e Barone: l'incertezza della navigazione diventa metafora del vivere

Il viaggio della Milady

Ravenna ha un rapporto bimillenario con il mare e più specificatamente con le attività portuali. Classe in età romana e bizantina, Porto Corsini dal Settecento ai giorni nostri, sono storicamente i due approdi ravennati di rilevanza mediterranea. Se i fasti del porto antico sono fissati in maniera indelebile in alcuni splendidi mosaici, tra cui quelli di Sant’Apollinare Nuovo che ritraggono navi onerarie ed edifici portuali, molto meno rappresentata è la storia recente di quel lungo canale che collega la città al mare, anzi all’alto mare visto che si prolunga per oltre due chilometri.

Voluto da Papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini, nel 1748, e continuamente potenziato nei secoli. Quello che nel secondo dopoguerra è diventato un inquietante e insieme suggestivo “deserto rosso”, riprendendo il titolo del film lì ambientato da Michelangelo Antonioni, è da oltre mezzo secolo uno dei più importanti porti d’Italia. E non è solo una storia economica, 20 milioni di tonnellate movimentate ogni anno tra rinfuse liquide e merci secche a cui si assommano 200.000 container, ma è inevitabilmente anche un crocevia di avventure umane e di intrecci culturali.

Una di queste storie, ambientate negli anni Settanta del Novecento, ce la raccontano Franco Poggiali e Luigi Barone nel libro da poco pubblicato “Rotta verso l’ignoto” (pp 168, euro 15), due autori che conoscono molto bene il mondo portuale, lavorando rispettivamente in agenzia marittima e in polizia.

La vicenda si svolge sulla nave porta granaglie Milady, in navigazione da Ravenna a Dakar. Le atmosfere dei primi capitoli sono sospese come lo è spesso la vita in mare. In un continuo alternarsi di visioni e riflessioni fatte dal comandante e di dialoghi tra i membri dell’equipaggio, il racconto restituisce quel microcosmo isolato dal mondo che è la nave, quando viene mollata anche l’ultima cima del rimorchiatore. Il romanzo restituisce parole di una lingua antica, biscagline, scalandroni, murate, candelieri, bunkeraggi, meteomar, famigliari solo ai marinai, ma per questo seducenti come le onde e i venti che cadenzano le giornate delle navi di ieri e di oggi. Ed è proprio la ricostruzione di ambienti, manovre, situazioni in cui si vengono a trovare i diciassette membri dell’equipaggio, il punto di forza del libro.

Meno convincente, almeno per chi non è appassionato di fenomeni paranormali, appare invece l’epilogo della vicenda in cui una serie di strani accadimenti sconvolgono la routine marinaresca e la vita di uno dei marinai. In un crescendo di globi luminosi, incontri ravvicinati, scarti temporali e inspiegabili accessi d’ira, si consuma l’ingresso della nave in uno spazio metamarinaresco, dove i rapporti tra gli uomini vengono alterati da qualche cosa che, come accade al cameriere di bordo “ha interessato il suo tempo, il suo vissuto, la sua mente”.

L’incertezza della navigazione diventa così metafora di quella del vivere e, riprendendo le parole del comandante, “La Milady naviga, come tutti noi, verso il suo destino, verso l’ignoto, e né io né lei possiamo sapere cosa c’è” oltre l’orizzonte.

Franco Poggiali, Luigi Barone, 2013. Rotta verso l’ignoto

Fernandel, Ravenna pp 168, € 15

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