NAUTICA E BUROCRAZIA

06/02/2019 - 10:20

di PIETRO CARICATO

La barca storica italiana "costretta" a battere bandiera belga

Il caso del lancione riminese Amarcord. In Romagna negli ultimi 5 anni 205 armatori hanno lasciato il tricolore ma il cambio adesso è più difficile

La barca storica italiana "costretta" a battere bandiera belga

Il lancione Amarcord

RIMINI. È la barca simbolo della tradizione marinara riminese: Amarcord, ex Contadinella, un lancione di due alberi del 1951, lungo circa 12 metri. Nel 2011 l’Associazione Vele al Terzo ha completato il restauro e l’ha trasformata nell’ammiraglia delle vele storiche della città. La gente sale a bordo e, ammirata, vede come si navigava una volta. Un patrimonio culturale della Romagna, dell’Adriatico e dell’Italia che però non issa la bandiera tricolore con gli stemmi delle quattro repubbliche marinare ma naviga sotto bandiera belga, un paese che si affaccia sul Mare del Nord.

Il paradosso dell’Amarcord

«Non abbiamo potuto fare diversamente», spiega l’ammiraglio Aleardo Maria Cingolani, presidente dell’associazione, «l’Amarcord è una barca solida che può portare tanta gente. Abbiamo fatto una prova di stabilità con trenta persone e non si spostava quasi di niente. Con la normativa italiana avremmo potuto far salire a bordo al massimo nove persone, ma sei sono appena quelle necessarie alle manovre mentre noi abbiamo tante iniziative storico-culturali legate a questa barca che prevedono di far salire a bordo un maggior numero di persone: dallo Sbarco dei Saraceni di Bellaria alla Trafila Garibaldina a Cesenatico, dalla Molo Street Parade di Rimini ai vari raduni delle barche storiche della Romagna...».

La vicenda dell’Amarcord dimostra una volta di più in quali problemi “naviga” l’Italia... La barca storica riminese non è stata la sola a passare sotto lo straniero. Da Ravenna a Cattolica, i registri navali del diporto della Romagna negli ultimi cinque anni hanno assistito a 205 passaggi da bandiera italiana ad altra bandiera straniera messi in atto dallo stesso armatore. A questi andrebbero aggiunti tutti i casi in cui l’acquirente italiano di una barca italiana decide di cambiare la bandiera dello scafo appena acquistato.

Meno costi e burocrazia

A spingere i diportisti verso le bandiere straniere sono la burocrazia e i costi. Molti paesi stranieri hanno procedure di registrazione e di rilascio documenti più rapide ed economiche e non impongono le costose dotazioni di sicurezza italiane: zattere, fuochi, razzi, salvagenti, cime, giubbotti, estintori, cassette di medicinali, trombe, ecc che fra scadenze e revisioni spesso portano a una spesa annua superiore ai mille euro. I diportisti romagnoli si sono “rifugiati” soprattutto in Belgio (115 passaggi tra il 2013 e il 2018) e Olanda (40). Il fenomeno è esploso negli ultimi anni: 29 passaggi nel 2014, 37 nel 2015, 47 nel 2016, 44 nel 2017, 48 nel 2018.

Novità in arrivo

Ma le cose stanno cambiando. In Belgio e in Olanda negli ultimi mesi hanno modificato o chiarito il regime dei loro registri navali. Per iscriversi in Belgio adesso è necessario che la proprietà sia a maggioranza di un cittadino belga o di un residente in Belgio. L’Olanda ha specificato che non ha valore di iscrizione al registro navale olandese quella che veniva fatta presso un’associazione nautica che aveva costituito una sorta di registro parallelo a quello ufficiale. Risultato? Allo scadere dei cinque anni di revisione gli armatori potrebbero essere costretti a passare sotto un altro stato. Con la speranza che nessuno issi bandiera pirata...

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