Donne in vendita come pezzi di carne

Dom 17 Marzo 2019 | Erika Nanni


Il viaggio nella notte dei volontari della Papa Giovanni XXIII inizia di fronte alla chiesa della Grotta Rossa, intorno alle 22, affidando a don Oreste Benzi i destini delle ragazze che incontreranno lungo la strada. Le “lucciole” che illuminano il buio di distributori e marciapiedi, in attesa di salire a bordo dell’auto che accosta, rallenta e chiede il prezzo. Il prezzo del “pezzo di carne” che diventi quando inizi a venderti, come dicono i volontari dell’Unità di strada, che ogni giovedì sera si dividono tra Adriatica, lungomare, Celle, Miramare e Riccione, fino anche a Cervia e Cesenatico. «Cerchiamo di mantenere continuità - spiega una volontaria - le ragazze devono fidarsi, bisogna conoscersi».

“On the road”

E così si parte, direzione Ravenna. Al primo distributore, quello vicino a Italia in miniatura, gli operatori avvistano due ragazze in piedi tra le pompe di diesel e benzina. Una è mora, sotto i 30 anni, l’altra è bionda, «qualche anno in più ce l’aveva sicuramente», raccontano i ragazzi della Papa Giovanni. «Anche se un’età è sempre difficile darla, perché la vita di strada ti corrode».

«Ciao, come stai?» chiedono, avvicinandosi con il thermos del tè e i bicchieri di plastica. «Hei, ciao, bene e voi?» risponde la giovane. L’approccio è sempre confidenziale, come se si trattasse di vecchie amiche. La prostituta, sorridente, accetta e il tè e nel frattempo si avvicina quella bionda.

Ha gli occhi rossi, l’espressione afflitta. Alla domanda «come stai?» non riesce a rispondere «bene». Allora quella mora la prende sotto braccio, guarda i volontari e risponde per lei, scandendo le parole con un sorriso a 32 denti: «Bene, tutto bene, grazie».

Dal retro, sbuca un’altra ragazza, anche lei bionda.

«Stava lavorando», precisa la donna mora, che dice di avere 27 anni. La terza, invece, mentre si sistema il giacchetto e i capelli e guarda allontanarsi il furgone bianco dal quale è scesa dice, ridendo, di avere 18 anni. È in Italia da qualche mese e parla abbastanza bene l’italiano, i volontari le allungano il bigliettino della Papa Giovanni con il numero da chiamare se decidesse di cambiare vita, e lei lo prende, sempre ridendo. Una risata che non sembra sincera, al contrario degli occhi lucidi della seconda, che sull’orlo del pianto racconta di avere 32 anni e due figli di 14 e 16 anni che non vede da un po’. Su di lei, la proposta della Papa Giovanni sembra apparire più allettante, ma la 27enne mora interviene presto, facendo capire che è non è il caso di “insistere”.

«A loro due, le “comando” io».

La prima volta

La notte è ancora lunga, sono solo 22,30 quando i seguaci di don Oreste accostano a un altro distributore dove ci sono tre ragazze, tutte molto giovani, con capelli lunghi, tacchi alti e vestiti corti, nonostante il vento freddo di una notte di metà marzo. Quelle che appaiono più “mature” hanno 21 e 22 anni. «Siamo già vecchie per questo lavoro», dice quella di 22, mora, tacchi altissimi e rossetto sbavato.

Quella bionda sembra più piccola delle altre e i volontari non l’hanno mai vista. «Ha 18 anni», sentenzia quella di 21, mentendo palesemente alla domanda dei volontari, che allungano alla ragazzina il bigliettino e chiedono alle altre di tradurre in romeno. «Non sappiamo cosa le abbiano detto in realtà», ammette una volontaria. A non mentire, però sono gli occhi di quella che è poco più che una bambina, che tradiscono la sua paura.

«È la prima sera per lei», chiarisce la 22enne. «Non è facile». «E perché lo fate, perché non venite via con noi?» incalza un volontario. «Per soldi, perché così mi compro la macchina» dice la 21enne con entusiasmo, raccontando di aver appena preso la patente in Romania e di essere iscritta alla facoltà di economia.

«E siete felici?» chiedono. «No, non è bello fare questo lavoro» ammette una, abbassandolo sguardo.

“Che male c’è?”

«Non faccio niente di male, io». Questa volta è una ragazza moldava di 25 anni, sola a un distributore poco più avanti, in jeans, scarpe da tennis e piumino.

«Fai del male a te stessa», le dice il volontario. «Lo so» risponde la ragazza, riuscendo a trattenere le lacrime. «Oggi però ti vedo meglio, sorridi». «Io posso sorridere sempre, basta incurvare le labbra».

Il volontario non si arrende: «Allora vieni via, lascia la strada, sei una ragazza intelligente». «Se fossi intelligente, non sarei qui a un distributore».

Proseguendo nella notte si incontrano altre “lucciole”, sole nel buio e nel freddo che dicono sorridendo di stare bene, perché alla fine, «è normale stare male, la vita è così, è brutta». L’ultima ragazza che i volontari raggiungono si trova vicino a un incrocio con un cavalcavia, buio pesto.

C’è anche puzza. «È lo stagno che c’è qui dietro - spiega la giovane, che sembra una bambina, ma ha quasi 30 anni - fra un po’ nascono le rane, almeno loro mi fanno compagnia». Ha una voce gentile, bionda, piccolina, un viso pulito e un’ingenuità disarmante, e racconta che è scappata da un matrimonio combinato in Romania, e che non vorrà sposarsi mai, ma che, a volte, i clienti sono cattivi: «Ti trattano come se fossero i padroni del mondo perché tu sei una prostituta. Ma io so che siamo uguali, che non valgo meno di loro», aggiunge mentre sale in macchina accettando il passaggio dei volontari che poco prima delle 2 la fanno scendere di fronte a casa.

«Buona notte, ragazzi, grazie mille». E i ragazzi la salutano, affidando poco più tardi anche lei, come tutte le altre, alla cure della Madonna, con la preghiera ai piedi della statua di don Oreste.

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